Istat, arrivato il consuntivo del debito pubblico 2025: il rapporto con il Pil sfora il 3%

La pubblicazione dei dati sul rapporto tra deficit e Pil dello scorso anno comporta importanti conseguenze per la Manovra 2027.

Foto di Emanuela Colatosti

Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Aggiornato: 3 min di lettura

È appena uscito il verdetto dell’Istat sui dati consuntivi del deficit relativo al 2025. Era talmente tanto atteso che il sito dell’Ente nazionale di Statistica non risultava raggiungibile, probabilmente per le troppe visite.

Questa rilevazione è decisiva per le casse dello Stato. L’obiettivo del Governo è verificare se il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo sia riuscito finalmente a scendere al di sotto della soglia cruciale del 3%. Ad aprile risultava del 3,073%, a causa dell’impatto del Superbonus. Si conferma superiore alla soglia indicata da Maastricht, raggiungendo il 3,1%, ma comunque in calo rispetto al 2024, che aveva raggiunto il 3,4%.

Perché uno scarto minimo fa tutta la differenza

Neanche un centesimo di scarto agli occhi dei contribuenti può sembrare un’inezia contabile. Nel contesto della finanza pubblica europea rappresenta un confine netto tra autonomia decisionale e di accesso ai fondi e vincoli. Raggiungere la quota 2,94% come auspicato dal Mef sarebbe stato fondamentale per utilizzare al pieno le clausole del nuovo Patto di Stabilità.

Così il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato in queste ore di attesa la condizione del nostro Paese:

Da figlio di pescatore ho portato la barca in acque sicure. Un Paese con oltre 3.000 miliardi di debito pubblico decide da sé finché conserva la fiducia di chi le presta i soldi; se la perde, le priorità le dettano i creditori.

Cosa rischia l’Italia con l’Unione Europea

Confermato il mancato rientro sotto il 3%, l’Italia non rischia sanzioni immediate, ma verrà attenzionata all’interno del braccio correttivo dell’Unione Europea. Il che comporterà una sorveglianza speciale sulle decisioni di spesa del Governo e l’obbligo di seguire una traiettoria rigida di rientro da ottenere nei prossimi anni.

Risulteranno compromessi tutta una serie di provvedimenti riguardanti le spese energetiche e la difesa. Solo per queste due voci l’Italia aveva intenzione di accantonare 36 miliardi di euro in due anni. All’interno del braccio correttivo gli investimenti saranno totalmente in deficit, rendendo il rientro nella zona di sicurezza ancora più difficile.

L’impatto sulla Manovra 2027

L’esito del verdetto condizionerà la struttura della prossima Legge di bilancio:

  • il Governo non potrà contare sull’extradeficit per finanziare o liberare margini su capitoli caldi della politica economica, come la proroga dei tagli Irpef, le misure sulle pensioni o gli incentivi alle imprese;
  • potrebbe riaprirsi il dibattito politico sull’opportunità di attivare la spesa aggiuntiva per la difesa, una misura strategica difficile da sostenere se priva della copertura di flessibilità concessa da Bruxelles;
  • una quota importante delle risorse non potrà essere immediatamente spesa per coprire le svalutazioni e i crediti fiscali emersi dai controlli dell’Agenzia delle Entrate sul Superbonus, riducendo lo spazio di manovra effettivo dell’esecutivo.