Taglio dei tassi Bce di giugno a rischio, Lagarde prende tempo: i motivi

Lagarde riconosce lo shock sull’energia ma spiega che i prezzi non hanno ancora raggiunto livelli tali da imporre una risposta sui tassi

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il mondo affronta l’ennesima crisi e i tassi sono osservati speciali. La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, per il momento aspetta: lo shock energetico globale è rilevante ma giudicato non ancora sufficiente per modificare la politica monetaria.

Lagarde ha deciso di continuare ad osservare ancora l’evoluzione dei prezzi e la durata della crisi. Solo dopo la Bce deciderà per la modifica dei tassi, con effetti a cascata su tutta l’economia.

Bce e tassi, Lagarde attendista

Sul banco degli imputati c’è sempre lui, lo Stretto di Hormuz, lo snodo fondamentale per il petrolio mondiale ma anche per il gas, i fertilizzanti e le medicine, fra mille altre merci.

Secondo le stime, la perdita netta per quanto riguarda l’offerta energetica ha toccato circa 13 milioni di barili al giorno.

Eppure, sottolinea Lagarde, i mercati non stanno reagendo come ci si aspetterebbe nello scenario peggiore: i prezzi dell’energia sono saliti, ma senza raggiungere i picchi di altre crisi geopolitiche. Un segnale che gli operatori finanziari continuano a scommettere su una crisi temporanea.

Così si è espressa Christine Lagarde parlando al ricevimento annuale dell’Associazione delle banche tedesche:

La doppia incertezza, sulla durata dello shock e l’ampiezza delle ripercussioni [inflazionistiche] richiede di raccogliere più informazioni prima di trarre conclusioni nette di politica monetaria.

E ancora:

Se il conflitto si risolve rapidamente, lo shock diretto sui prezzi dell’energia potrebbe rivelarsi meno grave del previsto, e l’impatto economico sarebbe contenuto. Le prospettive, tuttavia, restano fragili e scenari peggiori sono ancora possibili. Ogni giorno che il conflitto prosegue, il divario tra domanda e offerta di energia si allarga e più lunga diventa la normalizzazione. E più a lungo dura l’interruzione, più si estendono i suoi effetti, non solo attraverso costi energetici più alti, ma anche con la perdita di input critici.

Tirando le somme, a pesare è la citata doppia incertezza: la durata dello shock energetico e le ripercussioni sull’inflazione. L’approccio della Bce dunque sarà guidato dai dati, senza mosse anticipate.

Le intenzioni della Bce erano già state anticipate una settimana prima dal vicepresidente Luis de Guindos. Andando in concreto, l’intervento sui tassi se non arriverà a fine aprile, potrebbe arrivare a giugno eventualmente.

Guerra e inflazione, gli scenari

Lagarde ha ribadito che l’obiettivo resta invariato: riportare l’inflazione al 2% nel medio termine. Se il conflitto e le tensioni sull’energia dovessero rientrare rapidamente, l’impatto sui prezzi resterebbe contenuto. In questo caso, Francoforte potrebbe mantenere una linea prudente senza interventi immediati.

Se invece lo shock dovesse prolungarsi, gli effetti a catena della crisi sarebbero aumento dei costi per imprese e famiglie, pressioni inflazionistiche più persistenti e rallentamento della crescita. In questo scenario, la Bce potrebbe essere costretta a intervenire, anche in presenza di un’economia più debole.

L’appello ai governi Ue

Lagarde si è poi appellata ai governi, che sono sotto pressione per contenere l’impatto dei rincari energetici. Ma interventi troppo ampi e prolungati rischiano effetti collaterali. Il messaggio è chiaro: le misure devono essere temporanee e mirate mentre sussidi generalizzati possono ridurre gli incentivi a risparmiare energia e mettere sotto stress i conti pubblici, oltre ad alimentare l’inflazione.