La BCE tiene in tasca il jolly di un potenziale rialzo dei tassi di interesse e resta ad osservare i dati in uscita, nel tentativo di capire se gli effetti della guerra in Medioriente e l’impennata dei prezzi dell’inflazione avranno un effetto più duraturo e di quale entità. E’ il senso degli interventi fatti negli ultimi giorni da alcuni esponenti della banca centrale, ultima la Presidente Christine Lagarde, la quale ha confermato che si valutano tutte le opzioni in una intervista rilasciata a Bloomberg TV in occasione degli incontro di primavera del FMI a Washington.
Lagarde: “Agili e pronti a muoverci”
La BCE si dice “agile” e pronta a “muoversi nella direzione richiesta” dai dati macroeconomici in arrivo. Lo ha confermato Christine Lagarde in una intervista a Bloomberg TV a margine dei lavori del FMI a Washington, confermando che si stanno valutando tutte le opzioni per affrontare la crisi energetica ed il momento di grande incertezza.
“Dobbiamo esser del tutto agili e muoverci nella direzione richiesta e dobbiamo essere strettamente dipendenti dai dati”, ha dichiarato Lagarde nell’intervista, spiegando “questo non significa che andremo di sicuro in una direzione o nell’altra e certamente non determina un percorso dei tassi che posso indicare oggi”.
La Presidente della BCE ha ribadito che l’aumento dei costi energetici ha allontanato l’Eurozona dallo “scenario di base” delineato dall’Istituto di Francoforte, ma questa deviazione ancora non giustifica un rialzo dei tassi di interesse. “Ci troviamo tra lo scenario di base e quello avverso”, ha aggiunto.
FMI delinea tre scenari: l’inflazione potrebbe superare il 6%
Le considerazioni della numero uno dell’Eurotower arrivano in seguito alla review delle previsioni di crescita ed inflazione del FMI, che ha delineato tre scenari – base, avverso e grave – formulando diverse previsioni di crescita ed inflazione. Ad esempio, nello scenario di base, l’inflazione è prevista a livello globale in accelerazione al 4,4% quest’anno ed al 3,7% il prossimo, ma in uno scenario “avverso” l’inflazione raggiungerebbe il 5,4% ed in quello “grave” potrebbe superare il 6%. Queste previsioni sono “dominate dai rischi al ribasso” e guidare verso la “peggiore crisi energetica dei tempi moderni” e “far esplodere tensioni politiche”.
Nello specifico, l’Eurozona dovrebbe vedere l’inflazione salire al 2,6% quest’anno, in linea con le previsioni dello staff della BCE, ma il prolungarsi del conflitto e nuove impennate dei prezzi energetici potrebbero avvicinare gli scenari peggiori (avverso o grave), vedendo l’inflazione volare al 4,2% o addirittura al 6%.
La BCE non esclude aumenti dei tassi
A inizio settimana, il vice della BCE Luis de Guindos aveva ventilato la possibilità di un rialzo dei tassi nei prossimi mesi. Il prossimo meeting di fine aprile (29 e 30 aprile) dovrebbe confermare ancora una volta una impostazione cauta, con nessun rialzo dei tassi atteso, ma con l’avvertimento che se la situazione si prolungherà, un intervento non è escluso per maggio o giugno.
In ogni caso, de Guindos ha confermato che l’aumento dei tassi dipenderà da come l’impennata dei prezzi del petrolio e di altri prodotti influirà sugli altri prezzi e quindi “dagli effetti di secondo livello”.
Agire ma con cautela
Nonostante il difficile contesto, l’FMI ha avvertito alle banche centrali di non agire troppo in fretta e di attendere segnali incontrovertibili di cambiamento per modificare il percorso della politica monetaria.
Per l’Istituto di Washington, infatti, le banche centrali dovrebbero rimanere vigili ed essere pronte ad agire in modo chiaro e deciso in linea con i loro mandati e “dovrebbero guardarsi da shock prolungati dell’offerta che destabilizzano le aspettative di inflazione”, “riservandosi la possibilità di ignorare shock negativi dell’offerta, come quello attuale, finché le aspettative di inflazione rimangono ben ancorate e l’orientamento della politica monetaria è già adeguatamente calibrato”.