L’Unione europea valuta una nuova stretta sul petrolio russo: Bruxelles starebbe esaminando la possibilità di congelare il price cap dinamico sul greggio di Mosca ai livelli attuali, impedendo il rialzo automatico previsto per l’estate.
La misura rientrerebbe nel ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e avrebbe un duplice obiettivo: limitare le entrate del Cremlino e contenere l’instabilità del prezzo del petrolio. L’indiscrezione viene riportata da Bloomberg.
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Come funziona il price cap dinamico sul petrolio russo
Lo scorso anno l’Ue ha introdotto un sistema dinamico per determinare il tetto massimo al prezzo del petrolio russo. Il meccanismo prevede che il limite venga fissato al 15% sotto il prezzo medio di mercato del greggio Urals.
La decisione era arrivata dopo che il precedente price cap (cioè limite di prezzo) fisso da 60 dollari al barile, introdotto nel 2022, aveva progressivamente perso efficacia a causa delle variazioni del mercato energetico.
Con la ripresa delle quotazioni internazionali, il sistema avrebbe dovuto portare il tetto a circa 65 dollari al barile nel mese di luglio. Ora però Bruxelles starebbe valutando di bloccare l’adeguamento automatico.
Il piano Ue sul petrolio russo
L’ipotesi prevede di mantenere il limite attuale a 44,10 dollari al barile. In questo modo il limite resterebbe più basso di oltre 20 dollari rispetto ai 65 dollari previsti dall’attuale meccanismo per l’estate.
La misura, se confermata, renderebbe più rigide le restrizioni sul petrolio russo proprio mentre le entrate energetiche di Mosca stanno tornando a crescere anche grazie alla crisi dello Stretto di Hormuz.
Secondo il centro di ricerca Crea, ad aprile 2026 i ricavi derivanti dalle esportazioni di combustibili fossili della Russia sono aumentati del 4% rispetto al mese precedente, raggiungendo quota 733 milioni di euro al giorno. Si tratta del livello più elevato registrato negli ultimi due anni e mezzo, nonostante una riduzione del 7% dei volumi esportati.
La risposta di Mosca
Dal Cremlino non sono arrivati commenti ufficiali alla possibile iniziativa europea. A intervenire è stato il consigliere presidenziale Kirill Dmitriev, che ha commentato l’indiscrezione su X scrivendo:
Come previsto, la crisi energetica sta costringendo l’Ue a essere più realista e a iniziare a correggere gli errori del passato. L’Europa ha bisogno della Russia per sopravvivere.
Nel frattempo, però, il peso del petrolio russo nelle importazioni europee continua a ridursi.
Quanto petrolio russo arriva ancora in Europa
I dati indicano che nel 2025 la quota del petrolio russo sulle importazioni europee è scesa al 2,2%, contro oltre il 24% registrato prima dell’invasione dell’Ucraina.
Le forniture ancora presenti sul mercato europeo riguardano soprattutto le deroghe concesse a Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba. In Italia, invece, le importazioni dirette di greggio russo risultano ormai minime.
Nuove sanzioni contro banche e operatori finanziari
Ma il congelamento del price cap non sarebbe l’unica misura allo studio dell’Ue. Sempre secondo Bloomberg, il nuovo pacchetto potrebbe includere ulteriori restrizioni contro banche, trader petroliferi, raffinerie e operatori di criptovalute di Paesi terzi accusati di facilitare le attività economiche della Russia.
Al momento appare invece meno probabile l’introduzione di un divieto totale dei servizi marittimi collegati al trasporto del greggio russo.