Spread e rendimenti crollano grazie al calo del petrolio: perché è merito delle Midterm

Lo spread tra Btp e Bund è arrivato a 106 punti base in apertura, in crollo determinato da una riduzione sostanziale del prezzo del petrolio, che è sceso sotto i 90 dollari

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Aggiornato: 3 min di lettura

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Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è calato a 106 punti base in apertura il 5 novembre, a causa di un crollo dei rendimenti, che sono arrivati al 4,32%. Questa riduzione ha seguito quella del prezzo del petrolio, che è arrivato a 87 dollari al barile, 20 in meno di pochi giorni fa.

Si tratta delle conseguenze delle elezioni di Midterm negli Usa e soprattutto dell’analisi della sconfitta da parte del vicepresidente JD Vance, che ha messo la guerra in Iran al primo posto tra le ragioni per cui l’elettorato di Trump ha abbandonato in massa il Partito Repubblicano.

Il calo dello spread e dei rendimenti dei titoli di Stato

La mattinata del 5 novembre è stata una delle più positive per lo spread e per i rendimenti dei titoli di Stato italiani da diverse settimane. Rispetto a 24 ore prima, il differenziale con i Bund tedeschi è calato di sei punti base, passando da 112 a 106. I rendimenti hanno perso invece 11 decimi, passando da 4,43% a 4,32%.

Si allevia quindi la pressione sui titoli di Stato, grazie soprattutto al prezzo del petrolio. In mattinata il WTI è sceso a 87 dollari al barile, il prezzo più basso da oltre due mesi. Questo allevia le preoccupazioni sull’inflazione e su un ulteriore rallentamento dell’economia italiana.

Cosa ha causato il crollo dello spread

Dietro al crollo del prezzo del greggio, e quindi a quello dello spread e dei rendimenti dei titoli di Stato italiani, ci sono delle semplici dichiarazioni. Un post sui social del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, che indica la guerra in Iran come la principale causa della sconfitta storica subita dal Partito Repubblicano alle elezioni di metà mandato.

Dichiarazioni che allontanano la possibilità che gli Stati Uniti riprendano a bombardare l’Iran, con le prevedibili conseguenze che queste azioni avrebbero sul traffico delle navi petroliere nello Stretto di Hormuz.

Lo spread cala anche nel resto d’Europa

Anche in Spagna il differenziale tra Bonos e Bund si è ridotto, anch se meno rispetto a quanto accaduto in Italia. Lo spread è passato da 59 a 57 punti base, con rendimenti sotto il 3,84% per i titoli di Stato di Madrid.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 5 novembre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,26% –
Btp italiani 4,32% 106
Oat francesi 4,80% 154
Bonos spagnoli 3,83% 57

Netta, invece, la riduzione dello spread francese. Gli Oat sono i titoli maggiormente sotto pressione da mesi, ma i rendimenti sono ora a circa 20 decimi dalla soglia del 5%, che aveva suscitato preoccupazione per il debito francese e fatto ipotizzare un intervento di quantitative easing da parte della Bce.

Le prossime aste dei titoli di Stato italiani

Questa riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato dà respiro al Tesoro, che si è trovato costretto a indire aste con rendimenti molto alti negli ultimi mesi. A novembre le emissioni regolari di titoli di Stato riprenderanno dalla seconda settimana del mese. Le date da segnarsi sono:

  • 11 novembre per l’asta dei Bot;
  • 12 novembre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
  • 25 novembre per l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • 26 novembre per la seconda asta dei Bot;
  • 27 novembre per la seconda asta dei titoli a medio e lungo termine.

Nella giornata di oggi 5 novembre, inoltre, il Tesoro ha annunciato un riacquisto di 5 miliardi di titoli di Stato tra CctEu e Btp.

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