BYD, offensiva in Europa: trattative con Stellantis

per gli impianti di Cassino e Mirafiori. La vicepresidente Stella Li: interesse per siti sottoutilizzati e a brand in difficoltà

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Redazione

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BYD è in trattativa con Stellantis e altri costruttori europei per rilevare o utilizzare impianti produttivi sottoutilizzati nel continente. La conferma è arrivata direttamente da Stella Li, vicepresidente esecutiva del gruppo cinese, in un’intervista a Bloomberg a margine del Future of the Car Summit del Financial Times. “Stiamo parlando non solo con Stellantis, stiamo parlando anche con altre società. Stiamo cercando qualsiasi impianto disponibile in Europa: siamo interessati alla capacità produttiva inutilizzata”, ha spiegato Li, aggiungendo che l’Italia è nella “short list” dei Paesi di interesse e che BYD preferirebbe gestire direttamente le fabbriche, senza joint venture, perché sarebbe “più facile”.

Gli stabilimenti italiani

Fra gli stabilimenti italiani nel mirino, secondo fonti citate dall’agenzia, figurerebbero Cassino e Mirafiori, i due siti Stellantis più in difficoltà in Italia. Secondo il rapporto sul primo trimestre 2026 della Fim-Cisl, Cassino ha prodotto appena 2.916 unità (-37,4%), con l’attività ridotta a 5-6 giorni al mese. Inoltre, i nuovi modelli Alfa Romeo sulla piattaforma Large Bev non hanno ancora una data di lancio. A Mirafiori invece non basta la 500 ibrida insieme all’elettrica e l’area liberata dalla produzione Maserati resta senza destinazione. Le parole di Li arrivano dopo quelle del Ceo di Stellantis Antonio Filosa, che sempre summit del Financial Times aveva indicato la disponibilità del gruppo a nuove partnership industriali “anche con altri” oltre ai cinesi di Leapmotor, precisando che potranno riguardare tecnologia, catena di fornitura e utilizzo della capacità produttiva.

Occhio ai marchi

BYD sembra interessata anche a possibili marchi storici europei in difficoltà. Maserati, che ha chiuso il 2025 con una perdita di quasi 840 milioni, è “molto interessante”, ha detto Li, precisando però che il gruppo “non ha intrapreso alcuna azione.” Anche Alfa Romeo potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di interesse. Un portavoce di Stellantis ha comunque precisato che il gruppo “tiene discussioni con una serie di operatori del settore su vari temi” nell’ambito della normale attività, senza commentare “speculazioni”. Per entrambi i brand, Stellantis un anno fa, dopo l’annuncio dei dazi Usa, aveva dato mandato a McKinsey per valutarne l’impatto economico e studiare contromisure, incluse alleanze industriali o uno spin-off societario.

Il piano di Stellantis

Filosa all’evento del Financial Times ha anche negato la possibilità di cessione drastica dei marchi: “Un brand resta perché c’è un cliente che lo vuole. Decisioni troppo drastiche sull’uscita da uno o più marchi rischierebbe di far perdere quella base clienti a favore dei concorrenti”. E ha poi precisato: “Non è scegliere uno, due, tre o quattro brand. Il vero punto è combinare un’allocazione efficiente del capitale con strategie specifiche per ciascun marchio”. I dettagli saranno illustrati all’Investor Day del 21 maggio.