Golden Power su Pirelli, il socio cinese minaccia azioni legali: “Misure discriminatorie”

Per Marco Polo International Italy il decreto è lesivo dei suoi "legittimi diritti e interessi"

Foto di QuiFinanza

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

Con il nuovo decreto Golden Power su Pirelli il Consiglio dei Ministri ha ridisegnato radicalmente gli equilibri di governance del gruppo, una misura che non ha soddisfatto minimamente i soci cinesi che hanno deciso di minacciare azioni legali. Il provvedimento infatti limita drasticamente il peso del primo azionista, China National Tire and Rubber Corp (CNRC), controllata di Sinochem con il 34,1% del capitale. Tali prescrizioni resteranno in vigore finché Marco Polo International Italy, il veicolo attraverso cui i cinesi detengono la quota, manterrà una partecipazione superiore al 9,99%: un segnale esplicito che Palazzo Chigi vuole spingere Sinochem a ridurre la quota sotto tale soglia.

La reazione cinese

Marco Polo International Italy ha reagito duramente, definendo le misure “discriminatorie” e lesive dei “legittimi diritti e interessi” del socio cinese “ai sensi del diritto societario italiano e dello statuto di Pirelli”, riservandosi “il diritto di intraprendere ogni azione legale necessaria.” Il decreto prevede inoltre che Pirelli stessa debba rifiutare qualsiasi iniziativa gestionale proveniente da soggetti riconducibili alla SASAC, inclusa la condivisione di dati elaborati attraverso il Cyber Tyre. Se le prescrizioni saranno rispettate, e se risulteranno sufficienti a soddisfare le autorità americane sui veicoli connessi, questione ancora aperta, Palazzo Chigi avrebbe di fatto avviato il conto alla rovescia per l’uscita definitiva dei cinesi dalla Bicocca.

Il provvedimento impone a Marco Polo International Italy di presentare all’assemblea degli azionisti una lista per il rinnovo del CdA con un massimo di tre candidati su quindici totali, di cui due indipendenti. Se eletti, i rappresentanti cinesi non potranno ricoprire cariche apicali come presidente, vicepresidente o amministratore delegato, né presiedere comitati consiliari né ricevere deleghe gestionali o poteri esecutivi.

Il nodo tecnologico: il Cyber Tyre e il mercato americano

Al centro della vicenda c’è la tecnologia Cyber Tyre, già classificata come strategica dal Golden Power nel 2023, che rischia di essere esclusa dal mercato statunitense per effetto delle norme americane sui veicoli connessi, che vietano software e hardware di società con soci cinesi rilevanti. Negli ultimi mesi le parti hanno esplorato diverse soluzioni senza trovare un’intesa. Sinochem aveva proposto un “autocongelamento” dei diritti di voto per tre anni tramite un trust, ma la verifica con l’amministrazione americana aveva dato esito negativo. Era seguito un piano alternativo basato sullo scorporo dei sensori in una newco controllata al 100% da Pirelli, bocciato da Camfin perché “distruttivo di valore.” Camfin aveva infine proposto la discesa di Sinochem dal 34% al 10%, ma l’operazione si sarebbe arenata sul prezzo: i cinesi pretendevano un premio di maggioranza. Con il fallimento dei negoziati, l’intervento governativo taglia il nodo in modo unilaterale.

La storia della frizione tra i soci

La tensione tra Sinochem e gli azionisti italiani ha radici nel 2023, quando ChemChina (socio originario di Camfin, pubblico ma indipendente) fu coinvolta nella fusione con Sinochem, entità totalmente dipendente dalla SASAC, l’agenzia statale cinese che controlla le partecipazioni del governo di Pechino. Con il cambio di proprietà emersero i primi tentativi di modificare la governance di Pirelli, che sfociarono nel primo intervento Golden Power. Da allora la quota cinese è scesa dal 46% al 34%, mentre Camfin è salita dal 14% al 25% con l’obiettivo dichiarato di arrivare al 29,9%, erodendo progressivamente il controllo dell’assemblea e del consiglio da parte di Sinochem.