Enel, utile sale a 3,9 miliardi, ma il debito supera 61 miliardi: cosa pesa sui conti

EBITDA ordinario in crescita del 3,2% e utile netto ordinario a 3,93 miliardi. Spagna e America Latina compensano la debolezza dell’Italia, mentre investimenti, dividendi e Decreto Bollette spingono l’indebitamento.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Enel chiude il primo semestre 2026 con utile e redditività in crescita, sostenuti, soprattutto, dalle attività in Spagna e America Latina. I risultati mostrano, però, anche un aumento significativo dell’indebitamento finanziario netto, salito oltre 61 miliardi di euro.

Il gruppo ha registrato ricavi per 40,919 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto ai 40,816 miliardi dello stesso periodo del 2025. L’EBITDA ordinario è aumentato del 3,2% a 11,838 miliardi, mentre l’utile netto ordinario ha raggiunto 3,929 miliardi, con un progresso del 2,8%.

Il dato più delicato riguarda il debito, arrivato a 61,011 miliardi di euro, contro i 57,182 miliardi registrati alla fine del 2025. L’aumento è di circa 3,8 miliardi in sei mesi e riflette gli investimenti, la remunerazione degli azionisti, l’effetto dei cambi e l’impatto finanziario del Decreto Bollette.

Nonostante l’aumento dell’indebitamento, Enel ha migliorato la previsione sull’utile per azione del 2026: l’EPS è ora atteso intorno a 0,74 euro, cioè nella parte alta della guidance indicata al mercato.

I numeri della semestrale Enel

Nel primo semestre 2026 Enel ha registrato:

  • ricavi per 40,919 miliardi di euro, +0,3%;
  • EBITDA ordinario a 11,838 miliardi, +3,2%;
  • utile netto ordinario a 3,929 miliardi, +2,8%;
  • utile netto contabile di circa 3,7 miliardi, +9%;
  • utile ordinario per azione a 0,40 euro, +5,3%;
  • indebitamento finanziario netto a 61,011 miliardi, +6,7% rispetto alla fine del 2025;
  • Funds From Operations ricorrenti per circa 6,1 miliardi, contro 5,9 miliardi un anno prima;
  • investimenti netti per circa 5 miliardi di euro.

L’utile per azione cresce più rapidamente dell’utile netto ordinario anche per effetto del programma di acquisto e cancellazione di azioni proprie. Il numero inferiore di azioni in circolazione consente, infatti, di distribuire il risultato del gruppo su una base azionaria più contenuta.

Reti, Spagna e America Latina sostengono i risultati

Le reti hanno prodotto un EBITDA ordinario di circa 4,8 miliardi di euro, contro 4,4 miliardi nel primo semestre 2025, con una crescita vicina al 10%.

La Regulated Asset Base, cioè il valore degli asset regolati sui quali vengono calcolate le remunerazioni riconosciute agli operatori, è salita da 45,3 a 49,7 miliardi di euro. La crescita riflette l’aumento degli investimenti nelle infrastrutture di distribuzione in Italia, Spagna e America Latina.

Anche il business integrato di generazione e vendita ha registrato un EBITDA di circa 6,8 miliardi, in aumento rispetto ai 6,1 miliardi dello scorso anno.

In America Latina i risultati sono stati sostenuti dalla nuova capacità installata, dalla produzione idroelettrica in Colombia e dalla crescita degli investimenti nelle reti brasiliane. In Spagna ha contribuito il nuovo modello integrato tra produzione e vendita, insieme alla maggiore diffusione delle offerte a prezzo fisso.

In Italia, invece, la scarsa disponibilità di risorse idroelettriche ha limitato i benefici derivanti dall’aumento dei prezzi all’ingrosso. Sui margini commerciali hanno pesato anche le condizioni economiche più favorevoli garantite ai clienti attraverso i contratti a prezzo bloccato.

Perché il debito Enel è salito a 61 miliardi

L’indebitamento finanziario netto è passato da 57,182 miliardi alla fine del 2025 a 61,011 miliardi al 30 giugno 2026. L’aumento del 6,7% è il dato destinato ad attirare maggiormente l’attenzione degli analisti.

La generazione di cassa operativa ricorrente, pari a circa 6,1 miliardi, non è stata sufficiente a compensare integralmente:

  • circa 5 miliardi di investimenti netti;
  • 4,4 miliardi destinati alla remunerazione degli azionisti;
  • gli effetti negativi dei cambi;
  • l’impatto finanziario del Decreto Bollette.

La remunerazione degli azionisti comprende circa 2,9 miliardi di dividendi e 1,5 miliardi di buyback. La società ha, inoltre, beneficiato di 2 miliardi derivanti dall’emissione di obbligazioni ibride.

Quanto pesa il Decreto Bollette

Enel indica un impatto finanziario negativo di circa 1,2 miliardi di euro riconducibile al Decreto Bollette.

L’effetto deriva principalmente dall’anticipo di alcune componenti finanziarie, tra cui gli oneri di sistema, e dalle misure fiscali previste dal provvedimento. Il decreto incide, quindi, soprattutto, sul fabbisogno di cassa e sull’indebitamento, più che sulla capacità industriale del gruppo di generare margini.

Questo elemento è importante per interpretare correttamente l’aumento del debito: non tutto l’incremento rappresenta un deterioramento strutturale della gestione. Una parte è collegata a effetti temporali, valutari e regolatori.

Resta, comunque, un costo finanziario concreto nel breve periodo, che si aggiunge agli investimenti e alle risorse distribuite agli azionisti.

Utile per azione verso la parte alta della guidance

Enel ha indicato per l’intero 2026 un utile ordinario per azione di circa 0,74 euro, corrispondente alla parte alta del precedente intervallo compreso tra 0,72 e 0,74 euro.

Rispetto agli 0,69 euro del 2025, l’incremento atteso è di circa il 7%. Nel primo semestre l’EPS ha già raggiunto 0,40 euro, pari al 54% dell’obiettivo annuale.

Il risultato è sostenuto dalla crescita organica, dagli investimenti nelle reti, dalla maggiore capacità produttiva e dagli effetti del buyback.

La semestrale non contiene l’annuncio di un nuovo dividendo. Tuttavia, la conferma dell’EPS nella fascia alta della guidance rafforza la visibilità sulla politica di remunerazione prevista dal Piano strategico 2026-2028, che punta a far crescere il dividendo per azione in linea con l’utile per azione.

Cosa cambia per gli azionisti Enel

Per gli azionisti, la semestrale contiene tre indicazioni positive.

La prima è la crescita dell’utile netto ordinario, che prosegue nonostante la debolezza del mercato italiano. La seconda è l’aumento dell’EPS, favorito anche dal riacquisto di azioni proprie. La terza è la previsione per il 2026 posizionata nella parte alta della guidance.

Il punto più debole è, invece, l’aumento del debito. La crescita degli investimenti è coerente con il piano industriale, ma assorbe una quota rilevante della liquidità prodotta dalle attività operative. Anche dividendi e buyback riducono la cassa disponibile e rendono più importante mantenere sotto controllo la leva finanziaria.

La valutazione complessiva dei conti resta, comunque, positiva: la redditività cresce, la qualità dell’EBITDA migliora e le attività internazionali compensano la debolezza italiana. L’aumento del debito non può però essere ignorato e rappresenterà probabilmente il principale tema nelle domande degli analisti.
Il mercato potrà reagire pienamente alla semestrale nella seduta di domani, venerdì 31 luglio.