La crisi dello zucchero mette a rischio 200 posti di lavoro in Italia, l’effetto del Mercosur

Dietro alla chiusura Coprob-Italia Zuccheri di Pontelongo c'è una grande crisi europea, dovuta ai cambiamenti climatici e alla fine del protezionismo in Ue

Foto di Matteo Runchi

Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Pubblicato:

L’unico produttore di zucchero in Italia, Coprob-Italia Zuccheri, ha annunciato la sospensione stagionale dell’impianto di Pontelongo, in provincia di Padova. La decisione è arrivata per i prezzi troppo bassi dello zucchero bianco in Europa, a sua volta risultato di una serie di fattori che hanno scatenato una crisi a livello internazionale.

Negli ultimi anni in Europa arriva molto più zucchero dall’estero rispetto a prima. Al contempo, gli agricoltori locali devono far fronte a nuovi patogeni della barbabietola, la cui diffusione è legata anche al riscaldamento globale, con costi sempre più alti. Anche il sistema che doveva proteggere il mercato dello zucchero europeo ha creato distorsioni che stanno contribuendo alla crisi.

Crisi dello zucchero, Coprob-Italia Zuccheri verso la sospensione di Pontelongo

La cooperativa Coprob-Italia Zuccheri ha annunciato che sospenderà a livello stagionale l’impianto di Pontelongo, in provincia di Padova, uno degli ultimi rimasti in Italia che trasforma la barbabietola da zucchero in prodotto finito. Per il 2026 sarà mantenuto soltanto il reparto di confezionamento.

Pontelongo dà lavoro a 200 persone e all’attività del sito sono collegati almeno 2mila agricoltori che coltivano la barbabietola in Veneto. Nel comunicato, la cooperativa ha spiegato:

La decisione è frutto di analisi tecnico-economiche-finanziarie approfondite, tra cui emergono come variabili negative la perdurante crisi del costo dello zucchero su scala europea ed extra-europea.

In Europa c’è molto più zucchero di prima

Nel 2027 opereranno in Europa 81 fabbriche di lavorazione dello zucchero. Dieci anni fa, nel 2017, erano 103. La ragione sta nel fatto che i prezzi dello zucchero sono crollati dal 2023 in avanti. L’N. 11, il prodotto greggio più scambiato sui mercati, è venduto a 13,90 dollari per libbra. Al picco a settembre 2023, era a 26 dollari.

Il crollo dei prezzi è dovuto principalmente a un aumento della disponibilità di zucchero greggio in Europa. Le ragioni sono:

  • l’aumento delle importazioni dall’Ucraina;
  • la liberalizzazione del settore, avvenuta nel 2017.

L’effetto di questi prezzi si sente sia sulla produzione, sia sulla filiera. Le aziende che producono zucchero hanno margini di redditività molto minori oggi rispetto a tre anni fa. Per questa ragione gli impianti meno produttivi stanno chiudendo. I prezzi bassi inoltre rendono meno attraente la barbabietola da zucchero per gli agricoltori, che decidono sempre più spesso di puntare su coltivazioni più redditizie. Un effetto che si sente particolarmente proprio in Veneto, dove la produzione di barbabietole è passata da 30mila a 19mila ettari.

L’aumento delle importazioni senza dazi

In Europa la situazione è ulteriormente complicata da una distorsione di mercato, creatasi per via del modo in cui si importa e si esporta zucchero: il regime di perfezionamento attivo. Quando un’azienda esporta zucchero lavorato dall’Ue, può chiedere una licenza di importazione per lo zucchero grezzo. Queste licenze liberano l’import da qualsiasi dazio.

Queste stesse licenze, però, possono anche essere vendute e comprate, una volta ottenute dopo le esportazioni. Si è creato così un mercato finanziario, dove le licenze di importazione valgono tra i 10 e i 15 euro alla tonnellata di zucchero importato. Di recente, l’utilizzo di queste licenze è aumentato. Secondo la Commissione europea, nel 2024 e nel 2025 le importazioni di zucchero greggio in regime di perfezionamento sono cresciute del 19% a 587mila tonnellate.

Il Mercosur, l’India e il protezionismo

I produttori di zucchero e gli agricoltori sono quindi preoccupati e il futuro non li rassicura. L’accordo con il Mercosur darà al Brasile, tra i principali produttori di zucchero al mondo, un accesso senza precedenti al mercato europeo. L’Ue allo stesso tempo ha però evitato che lo zucchero entrasse nell’accordo commerciale con l’India, definito il “produttore di zucchero più destabilizzante sul mercato mondiale”, a causa degli incentivi statali agli agricoltori.

Il settore però chiede ulteriori protezioni. Prima una sospensione del regime di perfezionamento attivo, per contrastare le nuove importazioni dal Brasile. Poi, nel 2027, quando ci sarà il nuovo piano pluriennale della Politica agricola comune (Pac), la possibilità per le aziende del settore di decidere le quote di produzione e, di conseguenza, di far crescere artificialmente i prezzi.

Questo permetterebbe alle fabbriche di stabilizzarsi. Allo stesso tempo, però, lo zucchero europeo diventerebbe sempre meno competitivo all’estero. A pagare questa soluzione sarebbero quindi i consumatori europei, che vedrebbero aumentare i prezzi di tutti i cibi che contengono zucchero, dalle bevande ai dolci.