Consumo carburante giù del 3% in Italia, in Germania fino al 10%: record dal 2023

Secondo le ultime rilevazioni di Eurostat l'aumento dei prezzi dei carburanti sta intaccando lo stile di vita dei consumatori

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Il consumo di carburante sta scendendo in Europa, in un contesto segnato dal forte aumento dei prezzi causato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli acquirenti del Vecchio Continente stanno plasmando le proprie abitudini intorno a una situazione che non accenna a cambiare, dimostrandosi più prudenti negli spostamenti, e quindi nei rifornimenti alla pompa.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, le vendite di carburanti nell’Eurozona sono diminuite del 3,5% su base annua nel mese di aprile. Si tratta del primo vero calo dopo mesi di stabilità e della flessione più marcata dal 2023.

Italia in linea con il trend europeo

I consumi italiani sono coerenti con quelli dell’area euro, assestandosi intorno al 3% su base annua. Non si registra un’uniformità di calo tra la spesa della mobilità privata e, per esempio, quella della logistica, che resta stabile. La diminuzione nell’acquisto di carburante, infatti, riguarda soprattutto il consumo legato agli spostamenti quotidiani non essenziali.

Gli automobilisti riducono i chilometri percorsi, aumentano i tentativi di ottimizzare i rifornimenti e cresce la sensibilità alle variazioni dei prezzi alla pompa, dove anche un centesimo al litro può fare la differenza. Il risultato è un mercato dei carburanti più debole rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Motivo in più per il Governo di venire incontro ai cittadini con misure di sostegno.

Europa divisa, ma con cali diffusi

Il fenomeno risulta ancora più evidente in altri Paesi europei. In sei economie dell’Unione Europea si registrano infatti riduzioni a doppia cifra nelle vendite di carburante. Tra queste spiccano Germania e Austria, insieme ad altre economie dell’Europa centrale e settentrionale, dove il calo della domanda è stato più rapido rispetto all’Italia. Nel Regno Unito la dinamica è simile ma ancora più accentuata: le vendite di carburanti sono diminuite del 10% nel mese di aprile.

Le cause: petrolio in rialzo e tensioni geopolitiche

Alla base di questa dinamica c’è soprattutto l’aumento dei prezzi del petrolio, innescato dalle recrudescenze tra Iran, Usa e Israele che hanno portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Le difficoltà di transito e il rischio di ulteriori interruzioni hanno ridotto la percezione di stabilità dell’offerta globale, spingendo al rialzo le quotazioni del greggio. Questo aumento si è rapidamente trasferito ai prezzi finali dei carburanti nei Paesi europei.

L’impatto sui consumatori è stato immediato. In media nell’Unione Europea, il diesel ha registrato un incremento dei prezzi pari al 33,7% su base annua, mentre la benzina è salita del 13,6%. Un aumento significativo che ha inciso direttamente sulle decisioni di spesa delle famiglie e delle imprese.

Inflazione in accelerazione nell’Eurozona

Anche la modificazione dei consumi individuali hanno altri effetti spiacevoli e indesiderati sull’economia. Alcune conseguenze macroeconomiche sono già visibili. L’aumento dei prezzi dell’energia ha contribuito a far risalire l’inflazione nell’Eurozona dal 3% al 3,2% in un solo mese. Un incremento che rafforza le pressioni sulla Bce, chiamata a mantenere una linea restrittiva o a valutare nuovi interventi sui tassi d’interesse.

Il rischio principale è quello di un’inflazione più persistente del previsto, alimentata non solo dai prezzi energetici, ma anche dai possibili effetti indiretti su trasporti, logistica e beni di consumo.

Le possibili conseguenze nei prossimi mesi

Lo scenario dei prossimi mesi resta imprevedibile. Le tensioni geopolitiche manterrebbero elevati i prezzi del petrolio nonostante i primi segni di calo della domanda. Dall’altro, però, l’arrivo della stagione estiva nella parte boreale del mondo potrebbe contribuire a modificare temporaneamente i consumi.

L’International energy agency non esclude un parziale rialzo dei consumi di benzina, favorito da una generale sfiducia verso gli spostamenti in aereo. Tuttavia, si tratterebbe di un effetto compensativo e non sufficiente a invertire la tendenza generale. Il quadro complessivo resta fragile, perché oltre contrazione dei consumi dovuto al rincaro i prezzi si deve far fronte anche all’aumento dell’inflazione.