Bce verso aumento tassi al 2,25%, l’inflazione pesa sui mutui: come cambiano le rate

Il nuovo shock energetico spinge l'inflazione al 3,2%: dopo la riunione di giugno potrebbe scattare il rincaro per le rate dei finanziamenti variabili

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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La Banca centrale europea tornerà ad alzare i tassi di interesse. Ne sono certi gli economisti che attendono la riunione dell’11 giugno, nella quale potrebbe arrivare l’annuncio. Vociferato da mesi, l’aumento dello 0,25% sarebbe il primo in quasi tre anni.

La causa è la guerra in Iran, che ha fatto aumentare i prezzi del petrolio e dei suoi derivati, e di tutti gli altri beni che passavano per lo Stretto di Hormuz. Di fronte all’aumento dell’inflazione al 3,2% di maggio, la Bce sembra essere costretta a ritoccare i tassi di interesse. Rispetto alle altre banche centrali, la posizione europea viene considerata ancora “neutra” e quello che viene definito un “piccolo aumento” continua a farla stare in questo intervallo neutro.

Bce verso aumento dei tassi di interesse

La Bce aumenterà i tassi di interesse. Non c’è ancora la dichiarazione ufficiale, attesa l’11 giugno, ma secondo gli esperti la possibilità che la Bce innalzi i tassi al 2,25% è al 95%. Non è un fulmine al ciel sereno, da mesi la Banca centrale europea cerca di mantenere i tassi invariati, ma ricordando sempre l’obiettivo sul dato dell’inflazione.

Con i dati dell’inflazione nell’eurozona di maggio, che fanno segnare il dato più alto da settembre 2023, la prudenza lascia spazio al contenimento. Il comitato direttivo aveva già confermato nelle ultime settimane la probabilità dell’aumento dei tassi di interesse.

Isabel Schnabel, componente del comitato, ha infatti dichiarato che di fronte allo shock energetico “non possiamo più guardare oltre”.

Lo sguardo era ai prezzi del petrolio che stavano alimentando l’inflazione. Così, dopo la pubblicazione dei dati di quest’ultima, la percentuale di possibilità di un aumento è ormai quasi vicina al 100%.

Inflazione in Europa al 3,2%: shock stagflazionistico

Le stime sull’inflazione nell’eurozona parlano di livelli più alti dal settembre 2023. L’inflazione in Europa ha raggiunto il 3,2%, un dato trainato quasi interamente dalle conseguenze della guerra in Iran.

Che sono un aumento dei prezzi al consumo e una diminuzione della crescita salariale, che si configurano come una contrazione del potere d’acquisto già eroso dalle recenti crisi che si sono susseguite dalla pandemia di Covid in poi. Italia e Francia sono i paesi dove i lavoratori risultano più colpiti.

Di fronte a un aumento dell’inflazione così rapido, dal 2% al 3,2% in pochi mesi, l’Unione Europea deve prendere una decisione che secondo gli analisti non è affatto facile. Questo perché la banca centrale starebbe affrontando uno shock stagflazionistico.

È una situazione complessa e mista, si tratta infatti di quel fenomeno che vede da una parte l’inflazione aumentare e dall’altra parte l’attività economica subire un rallentamento. Con l’economia a rischio, aumentare i tassi di interesse è una mossa rischiosa, ma giustificata dai dati.

Lo dice Claus Vistesen, economista per Pantheon Macroeconomics, che interpellato da FT ha spiegato:

i dati sull’inflazione saranno più che sufficienti per giustificare un aumento dei tassi da parte della Bce la prossima settimana.

Come cambiano i costi dei mutui

In questo momento il mutuo a tasso variabile continua a essere la soluzione più economica. Il tan medio si attesta al 2,62%, contro il 3,37% del fisso.

Riportiamo un esempio di mutuo dall’Osservatorio di MutuiOnline.it. Su un mutuo a 30 anni da 150.000 euro:

  • una rata mensile con tasso variabile si aggira intorno ai 602 euro;
  • una rata mensile con tasso fisso si aggira intorno ai 663 euro.

Tradotto sono 61 euro in meno ogni mese e ben oltre 21.800 euro di interessi risparmiati sull’intera durata del finanziamento.

Con un aumento di 25 punti base, il tan medio del variabile salirebbe al 2,87%. Anche la rata mensile quindi aumenterebbe. Sempre tenendo conto dell’esempio sopra citato la rata mensile con tasso variabile salirebbe a 622 euro (circa 7.400 euro in più sul costo totale del mutuo).

E in caso di doppio rialzo? Con il tan medio del variabile al 3,12%, la rata passerebbe a 642 euro al mese.