Nuovo decreto taxi e Ncc, stop al confronto tempi e prezzi della corsa

Il decreto ministeriale promette di introdurre due novità sostanziali in tema di trasporti non di linea con taxi e Ncc, che potrebbero penalizzare i consumatori

Foto di Claudio Garau

Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Pubblicato: 27 Febbraio 2025 07:30

Inquinamento, alto traffico, code e incidenti sono un classico nei grandi centri urbani, insieme al dibattito che vede coinvolti da anni tassisti e Ncc (gli addetti al noleggio con conducente), come pure gli stessi cittadini in veste di utenti di un servizio di trasporto. Sul web si leggono i commenti seccati di chi lamenta la scarsità di taxi nelle grandi città, soprattutto nelle ore di punta e di notte. Non manca chi sostiene la concorrenza degli Ncc e delle app di mobilità.

Nei prossimi mesi è in arrivo un nuovo decreto taxi e Ncc che mira, almeno sulla carta, a reprimere il fenomeno dell’abusivismo nel settore a portare un po’ di equilibrio nel mondo dei servizi di trasporto non di linea e delle relative piattaforme di intermediazione, con l’introduzione di specifici divieti e limiti. Vediamo di che cosa si tratta e cosa potrà cambiare per i consumatori.

Niente possibilità di scelta e niente tempi di attesa

Il decreto è ora in fase di revisione ed è incluso in un pacchetto di iniziative e misure da parte del Ministero dei Trasporti per regolare i servizi pubblici non di linea. Potrebbe essere approvato entro la primavera.

Tra le misure introdotte potrebbe esserci il divieto di confrontare i tempi di attesa e i vari prezzi stimati sulle apposite app per la comparazione dei servizi. In sostanza, le piattaforme per i servizi taxi e Ncc dovranno adottare appositi meccanismi mirati a garantire, prima dell’invio di ogni richiesta di servizio intermediato:

  • che l’utente eserciti un’opzione espressa del servizio taxi o Ncc che intende attivare;
  • che i tempi di arrivo del vettore taxi o Ncc e il corrispettivo stimato per il servizio siano comunicati all’utente solo all’esito dell’opzione, dunque dopo la sua effettiva scelta.

Le prime anticipazioni sul nuovo decreto non piacciono a Uber, l’avversario principale della categoria dei tassisti. Pubblicamente il general manager di Uber Italia ha infatti affermato che queste indicazioni penalizzerebbero i consumatori e contrasterebbero con gli interessi dei cittadini che hanno bisogno del confronto di tempi e prezzi, visti gli alti costi di una corsa in taxi, per fare la miglior scelta in base alle loro esigenze. Il divieto di previa comparazione delle varie alternative di trasporto si opporrebbe a una decisione libera a consapevole.

Salvo dietrofront dell’ultim’ora, le novità annunciate, quasi a voler gettare ulteriore benzina sul fuoco, potrebbero infiammare le associazioni che proteggono i diritti dei consumatori, in nome della tutela della libertà di scelta di chi usufruisce di un servizio di trasporto.

Stop al trucchetto delle corse più remunerative

Ma nel decreto c’è spazio anche per una specifica norma che intende colpire i “furbetti” dei taxi, perché è focalizzata a nascondere la meta del viaggio fino al momento del prelievo da parte del conducente. Per capire meglio il perché di questa novità, ricordiamo che una pratica diffusa tra i tassisti è quella della selezione delle corse più remunerative a discapito di quelle meno vantaggiose sul piano economico.

Finora il sistema ha funzionato con app di prenotazione taxi che consentivano ai conducenti di vedere in anticipo la meta del cliente, prima di accettare la corsa o rifiutarla. Una situazione che ha spinto molti esponenti della categoria a rifiutare corse brevi o meno remunerative, preferendo invece quelle più lunghe e quindi pagate di più.

Il risultato è stato ed è l’appiedamento degli utenti, specialmente residenti e lavoratori. Emblematico è il caso dell’ultimo Capodanno a Roma, perché i tassisti evitavano corse breve o a traffico elevato, mentre gli Ncc applicavano tariffe altissime, sfruttando l’assenza di alternative sul momento.

La novità è che il destinazione della corsa potrebbe diventare sconosciuta fino a quando il tassista prenderà il cliente a bordo. La finalità è garantire un servizio più equo per i consumatori, senza discriminazioni tra utenti di “serie A” e utenti di “serie B” in base alla distanza da percorrere. Così come stabilito nel testo del decreto del Ministero dei Trasporti, l’oscuramento della meta del viaggio sarà compito dei soggetti gestori delle piattaforme di intermediazione.

Trasporti non di linea, la lunga diatriba tra Ncc e taxi

Se è vero che le norme accennate sono destinate a far discutere, è altrettanto vero che tra autisti Ncc e tassisti le ruggini sono cosa nota da tempo. Questi ultimi  hanno a lungo accusato i primi di operare in modo sleale o non concorrenziale, prendendo di mira la diffusione di app come quella di Uber e normative meno stringenti per gli Ncc.

I tassisti hanno spesso protestato con scioperi, manifestazioni o blocchi stradali contro ogni tentativo di liberalizzazione, temendo una perdita di valore delle licenze e un consequenziale calo dei guadagni.

Lo scorso gennaio il Tar del Lazio, accogliendo parzialmente il ricorso delle associazioni di categoria, ha bloccato la stretta sulle macchine con conducente stabilita dal Ministero dei Trasporti. In particolare la decisione del giudice amministrativo ha sospeso alcune regole del precedente decreto, perché qualificate come eccessivamente restrittive per svolgere attività di noleggio con conducente.

Tra le norme bloccate, ad esempio, c’era quella sull’obbligo di una pausa di 20 minuti tra una corsa e l’altra e quella sull’obbligo di partire solo dal punto di arrivo della corsa precedente. Inoltre, la Consulta è intervenuta in questo settore dichiarando incostituzionale il requisito della residenza e il blocco delle licenze.

Nel nuovo decreto ministeriale, che dovrebbe essere pronto entro maggio, si legge che, ai fini di un’equilibrata concorrenza, le piattaforme di intermediazione dovranno garantire che i servizi siano assegnati in modo indifferenziato ai vettori, senza preferenze per eventuali servizi aggiuntivi o criteri non previsti dalla legge.

Che cosa cambia con il decreto taxi e Ncc

L’approvazione del decreto appare come una sorta di “coperta corta”: per accontentare il maggior numero di persone, qualcuno dovrà rimanere a bocca asciutta o quasi. In prospettiva, le nuove norme potrebbero avere un impatto positivo sulla qualità del servizio e sulla disponibilità di taxi e Ncc nelle città italiane.

Da una parte ci sarà più equa concorrenza, trasparenza e uniformità dei servizi, ma dall’altra la libertà di scelta degli utenti-consumatori potrebbe essere compressa o limitata, dato che non potranno confrontare tempi e costi in anticipo per scegliere l’opzione più conveniente.

È una delicata mediazione del Governo tra opposti interessi e aspettative, ma il dibattito – questo è certo – continuerà ancora a lungo e dopo l’entrata in vigore del testo. I tassisti continuano a chiedere tutele più rigide e la distinzione del loro servizio, riconosciuto come “pubblico” viste le tariffe amministrate dai Comuni, da quello degli Ncc e di Uber. Da parte loro, i consumatori spingono per una maggiore apertura del mercato, che però non sembra nei piani del ministero.