La tregua di due settimane stabilita da Iran e Usa non ha fermato gli sforzi del Governo per affrontare la crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente. Il Ministero dell’Ambiente sta preparando misure per due diversi scenari, uno di peggioramento e uno di stabilizzazione, e per due diversi ambiti, il gas naturale e i carburanti.
Domani giovedì 9 aprile il Governo dovrà riferire in Parlamento sullo stato della crisi. Tra le possibili misure per ridurre i consumi ci sono anche l’introduzione di limitazioni alla circolazione dei veicoli e incentivi al lavoro da remoto.
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I due diversi ambiti della crisi energetica
Anche se spesso viene usato il termine “crisi energetica” per riassumere gli effetti della guerra in Medio Oriente sui mercati delle materie prime, per l’Italia questa situazione riguarda due ambiti nettamente distinti:
- l’aumento del prezzo del gas naturale, che riguarda la produzione di elettricità e il riscaldamento degli edifici;
- la carenza di carburante, che riguarda i trasporti, dalle auto agli aerei.
La situazione meno critica è quella del gas. La guerra in Medio Oriente ha compromesso circa il 10% delle forniture italiane, quelle che provengono dal Qatar, e ha fatto aumentare il prezzo del metano sui mercati internazionali. Anche nei momenti peggiori delle ultime settimane, il gas non ha mai superato i 62 euro al megawattora. Durante l’invasione russa dell’Ucraina, aveva toccato i 330 euro.
Per quanto riguarda i carburanti, invece, si tratta di una situazione più delicata. Benzina e diesel sono derivati del petrolio e hanno una filiera di raffinazione complessa, per cui è più difficile aumentare all’improvviso le importazioni. Alcuni carburanti, come il jet fuel degli aerei, sono prodotti in gran parte nel Golfo Persico, dove la guerra sta facendo più danni.
Oltre a un aumento dei prezzi, quindi, si potrebbero verificare vere e proprie carenze, come si è già visto in alcuni aeroporti italiani con la crisi del cherosene per aerei.
Cosa può fare l’Italia contro le carenze di gas
Per il gas, l’Italia ha elaborato un piano nel 2023. Prevede tre livelli di allarme:
- il preallarme, durante il quale il Governo elabora le prime informazioni concrete sui rischi della crisi;
- l’allarme, quando il Governo deve affrontare una carenza di gas ricorrendo al mercato;
- l’emergenza, quando nemmeno il mercato riesce a sopperire alle carenze.
Durante il preallarme si aumentano le importazioni di gas naturale il più possibile, si riducono i consumi e si usano combustibili alternativi al gas nelle industrie. L’allarme comporta soltanto un ampliamento di queste misure.
È durante l’emergenza che si attivano le misure più drastiche:
- richieste agli importatori di massimizzare la capacità di trasporto;
- limitazione delle temperature di riscaldamento e raffreddamento degli edifici;
- ricorso agli stoccaggi di gas;
- limitazione della produzione di energia elettrica tramite gas;
- richieste di aiuto ad altri Paesi.
Le misure contro le carenze di carburante
Sul carburante è più difficile agire rispetto al gas. L’Italia ha scorte per circa un mese in caso di interruzione totale delle forniture, e questo rende più probabile, anche se comunque lontano al momento, lo scenario di una vera e propria carenza di benzina e diesel, con le stazioni di rifornimento vuote.
L’Agenzia internazionale per l’energia, lo scorso 20 marzo, ha stilato una lista di raccomandazioni per affrontare uno scenario simile, basate soprattutto sulla riduzione dei trasporti. Tra le misure da intraprendere ci sono:
- incentivi al lavoro da remoto, per limitare il traffico dovuto agli spostamenti da casa al posto di lavoro;
- limiti ai viaggi dei funzionari pubblici;
- chiusura di scuole e università con l’attivazione della didattica a distanza;
- limiti all’utilizzo di veicoli, con metodi come le targhe alterne;
- prezzi dei carburanti calmierati;
- abbassamento dei limiti di velocità;
- rimozione delle tasse sull’energia;
- incentivi al trasporto pubblico.