Regalo unico di un’azienda italiana alle famiglie dei propri dipendenti

La scelta della multinazionale per la moglie e i figli di un operaio stroncato da un tumore: un gesto che ha raccolto il plauso di cittadini e istituzioni

Foto di QuiFinanza

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Quella che stiamo vivendo è senza dubbio una delle estati più difficili della storia recente. Le ripercussioni della guerra in corso in Ucraina stanno causando un aumento dell’inflazione mai visto prima: gli italiani sono costretti a fare i conti con un carrello della spesa sempre più caro, a cui si aggiungono gli aumenti senza precedenti del costo del gas e dei carburanti.

La difficile estate delle famiglie italiane e il gesto dell’azienda

Sotto l’aspetto climatico il quadro pare quanto mai drammatico, con una crisi idrica che nel nostro Paese non si registrava da oltre 70 anni: l’emergenza siccità non accenna ad attenuarsi, molti corsi d’acqua sono stati completamente prosciugati e l’allerta rossa per le altre temperature viene lanciata ogni giorno in decine di città da Nord a Sud.

A fare da cappello a questa difficilissima situazione c’è la lotta alla pandemia: il coronavirus è tornato a circolare in maniera prepotente in tutta Italia, mettendo a dura prova gli ospedali italiani e facendo temere per la salute di anziani e fragili a causa della variante Omicron BA.5 che abbiamo capito essere ben più di un semplice raffreddore.

Ferrero, quando un gesto vale più del fatturato

In tutto questo ha fatto scalpore una notizia che arriva dal Piemonte e che vede protagonista una delle aziende italiane più famose e celebrate nel mondo. Stiamo parlando della Ferrero, multinazionale fondata ad Alba (in provincia di Cuneo) nel 1946 dai fratelli Pietro e Giovanni, che ebbero la geniale intuizione di iniziare la produzione della pasta Gianduia (crema a base di cioccolato e nocciole) e di abbinarla al celebre cioccolatino torinese, che prenderà appunto il nome di Gianduiotto.

A distanza di oltre 70 anni Ferrero è diventata una holding, ha aperto altri tre stabilimenti sul territorio italiano (uno nella città metropolitana di Milano, uno in provincia di Potenza e uno vicino ad Avellino) e ha un fatturato di oltre 12 miliardi di euro secondo l’ultima stima del 2020. Ma soprattutto ha dato vita ad alcuni marchi che l’hanno resa celebre in tutto il mondo, a partire dalla Nutella, passando per i tanti prodotti Kinder e l’intramontabile Estathè.

La storia del dipendente della Ferrero stroncato da un tumore

L’aneddoto che ha riportato la multinazionale sulle pagine dei quotidiani locali e nazionali non riguarda però la qualità e il gusto dei suoi prodotti dolciari, ma una scelta che – in un periodo davvero complicato come quello di oggi – va in controtendenza rispetto alle politiche sempre più penalizzanti che le aziende troppo spesso propongono (o impongono) ai propri dipendenti.

La premessa è di quelle terribili: un lavoratore della Ferrero è morto di cancro mentre ancora era sotto contratto. Aldilà del cordoglio di circostanza, i dirigenti non avrebbero avuto nessun ulteriore obbligo nei confronti della famiglia, visto che la malattia che ha colpito l’uomo non è riconducibile in nessun caso all’attività che svolgeva per la propria professione.

Il gesto della Ferrero per la famiglia del dipendente scomparso

Nonostante questo i vertici della Ferrero hanno deciso comunque di continuare a versare alla famiglia (una moglie e due figli) gli stipendi che l’uomo avrebbe percepito ancora per molti anni. L’operaio guadagnava una cifra in linea con il contratto nazionale che regola il settore e la holding ha garantito che il valore dell’assegno che mensilmente verrà girato ai familiari rimarrà sempre proporzionato a quanto avrebbe incassato da vivo.

Inoltre – come confermato dai familiari stessi nelle scorse ore – la dirigenza della Ferrero ha scelto di sostenere i figli dell’uomo fino all’età di 26 anni (ad oggi sono entrambi minorenni) nel caso decidano di continuare a studiare anche dopo la fine della scuola superiore.