Crescono gli ospiti delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie, ma l’Italia continua a muoversi a due velocità quando si guarda alla distribuzione dell’offerta sul territorio. A confermarlo è l’Istat, con un report pubblicato il 13 gennaio 2026 che mette in evidenza un aumento della domanda di assistenza residenziale, soprattutto legata all’invecchiamento della popolazione. I numeri raccontano una realtà in evoluzione, ma anche un sistema che fatica a garantire livelli di servizio omogenei su tutto il territorio nazionale.
Più strutture e più posti letto nelle RSA in Italia, ma l’offerta resta sbilanciata
Al 1° gennaio 2024, in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali, con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto. In rapporto alla popolazione residente, si tratta di 7,2 posti letto ogni 1.000 abitanti, un dato in crescita del 4,4% rispetto all’anno precedente. È un aumento non trascurabile, che segnala uno sforzo di ampliamento dell’offerta, anche alla luce delle difficoltà emerse negli ultimi anni, tra pandemia, carenza di personale e aumento dei costi di gestione.
Tuttavia, dietro il dato medio nazionale si nasconde una profonda disomogeneità territoriale. Nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, mentre nel Sud il valore scende a 3,4. In altre parole, nelle regioni settentrionali l’offerta residenziale è circa tre volte superiore rispetto a quella del Mezzogiorno. Un divario che non è nuovo, ma che continua a caratterizzare il sistema dei servizi alla persona in Italia.
Questa distanza non riguarda solo il numero di strutture o di posti disponibili, ma riflette anche differenze storiche nei modelli di welfare locale, nella capacità di investimento delle Regioni e nella presenza di un tessuto di servizi sociosanitari più o meno strutturato.
Aumentano gli ospiti: +6% in un solo anno
Se l’offerta cresce, la domanda corre ancora più veloce. Gli ospiti accolti nei presidi residenziali al 1° gennaio 2024 sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Il ricorso alle strutture residenziali diventa quindi sempre più frequente, soprattutto per rispondere ai bisogni assistenziali degli anziani.
Tre ospiti su quattro hanno più di 65 anni e, all’interno di questa fascia, prevalgono nettamente gli ultraottantenni. Si tratta in gran parte di donne.
La prevalenza dell’assistenza socio-sanitaria è strettamente legata all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle condizioni di non autosufficienza. Nelle unità socio-sanitarie, nonostante si tratti di realtà che spesso accolgono anche minori o persone in difficoltà di qualsiasi età, il 77% dei posti letto è destinato ad anziani non autosufficienti. Un ulteriore 15% accoglie anziani autosufficienti e persone con disabilità, mentre solo l’8% restante è riservato a soggetti con patologie psichiatriche, persone con dipendenze patologiche e minori.
Nord e Sud: due modelli di offerta diversi
Le differenze territoriali non si limitano al numero di posti letto, ma riguardano anche la tipologia di servizi offerti. Nelle regioni del Nord prevalgono nettamente i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti: il 72% dei posti letto nel Nord-Ovest e il 75% nel Nord-Est è dedicato a questa categoria. Si tratta di una quota circa doppia rispetto a quella registrata nel Mezzogiorno.
Al Sud, al contrario, l’offerta è più orientata verso anziani autosufficienti, persone con disabilità e immigrati. Si tratta quindi di un modello di intervento diverso, spesso più legato a funzioni di accoglienza e supporto sociale che a una presa in carico sanitaria complessa, anche per la minore disponibilità di risorse e infrastrutture specializzate.
Il risultato è un sistema che risponde in modo molto diverso ai bisogni della popolazione, a seconda del luogo di residenza, con il rischio di accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e all’assistenza.
Il ruolo del personale: numeri importanti, ma sotto pressione
Nei presidi residenziali operano complessivamente quasi 395mila unità di personale. Di queste, circa 355mila sono dipendenti retribuiti, affiancati da 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile. È un bacino occupazionale rilevante che, tuttavia, se paragonato alla crescita degli ospiti e alla complessità dei bisogni assistenziali, pone comunque degli interrogativi sulla sostenibilità del sistema, sulla formazione del personale e sulla capacità di garantire standard qualitativi adeguati in un contesto di risorse spesso limitate.
I dati Istat mostrano con chiarezza che la domanda di assistenza residenziale è destinata a crescere ancora, trainata dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle situazioni di fragilità. Per questo motivo, il rafforzamento dell’offerta diventa giorno dopo giorno una necessità.