Rischio idrogeologico, quali sono le zone italiane più a rischio?

Il rapporto dell'ISPRA evidenzia una situazione molto critica, infatti, secondo i dati, i comuni italiani a rischio dissesto idrogeologico sono il 94%

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

I dati degli ultimi 13 anni sono allarmanti: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono registrati 1.503 fenomeni estremi, colpendo 780 Comuni e causando 279 vittime.

Aumento degli eventi climatici estremi

I dati sulle catastrofi naturali in Italia stanno aumentando, a causa della crisi climatica. I fenomeni estremi sono in aumento e stanno avendo sempre maggiori impatti sui Paesi di tutto il mondo, a partire dall’Italia. Nei primi dieci mesi del 2022, seppur con dati parziali, sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi. Preoccupa anche il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono verificati in Italia 1.503 eventi estremi con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101).

Il report dell’Osservatorio CittàClima 2022

Il report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 mostra che negli ultimi 13 anni ci sono stati 529 casi di allagamenti dovuti a piogge intense, 531 eventi che hanno causato stop alle infrastrutture e 387 eventi con danni causati da trombe d’ aria. Roma, con 66 eventi negli ultimi 13 anni, è la città più colpita, seguita da Bari con 42 eventi. Agrigento, con 32 casi, 15 dei quali allagamenti, e Milano, con 30 eventi totali, dove almeno 20 volte i fiumi Seveso e Lambro sono usciti dai propri argini.

Dissesto idrogeologico

Il dissesto idrogeologico è un problema particolarmente rilevante per l’Italia a causa degli impatti che ha sulla popolazione, sull’ambiente, sul patrimonio culturale, sulle infrastrutture di comunicazione e sull’economia. A causa delle caratteristiche meteorologiche, topografiche, morfologiche e geologiche del territorio italiano, così come dell’aumento delle aree urbane e dell’abbandono delle aree rurali, ci sono sempre più persone e beni esposti al rischio di inondazioni e frane.

Il Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico

Il Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, realizzato dall’ISPRA, presenta le nuove Mosaicature nazionali della pericolosità per frane e alluvioni. Il Rapporto è stato realizzato sulla base dei dati forniti dalle Autorità di Bacino Distrettuali, il nuovo rilievo sullo stato e sulle variazioni delle coste italiane e gli indicatori relativi a popolazione, famiglie, edifici, aggregati strutturali, imprese e beni culturali a rischio.

La mosaicatura della pericolosità idraulica

L’ISPRA crea un mosaico di aree a rischio esondazione così come delineato dalle Regioni competenti. Il mosaico è realizzato secondo i tre scenari previsti dal D.Lgs. n. 49/2010: aree ad alto rischio di alluvione con periodo di ritorno da 20 a 50 anni (alluvioni frequenti), aree a rischio medio di alluvione con periodo di ritorno da 100 a 200 anni (alluvioni poco frequenti) e aree a basso rischio di alluvione inondazioni (bassa probabilità di alluvioni o eventi estremi). In Italia sono presenti 16.224 chilometri quadrati di territorio ad alto rischio di esondazione (5,4% del territorio nazionale), 30.194 chilometri quadrati di territorio a medio rischio di esondazione (10%) e 42.964 chilometri quadrati di territorio a basso rischio (14,3%).

Le zone italiane più a rischio

Il fiume di fango che ha devastato alcune zone dell’isola di Ischia, seguito dell’alluvione di sabato mattina, è solo l’ultimo episodio degli eventi climatici estremi che si sono verificati in Italia quest’anno. Se non verranno effettuati interventi preventivi, potrebbe però non essere l’ultimo. Infatti, sono diversi i comuni italiani a forte rischio idrogeologico.

Il 94% dei comuni italiani è a rischio frane, alluvioni ed erosione costiera. Dieci Regioni/Provincie Autonome (Valle D’Aosta, PA Trento, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) hanno il 100% di comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3-P4, idraulica media e/o erosione costiera. A queste si aggiungono Abruzzo, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Puglia, Sardegna, Piemonte, Campania con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. In termini di superficie, le aree classificate a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3-P4) o a pericolosità idraulica media rappresentano il 18,4% del territorio nazionale.

Le frane

In Italia ci sono più di 620.000 frane, che coprono circa il 7,9% del territorio nazionale. Questi dati selezionati dall’Inventario delle Frane in Italia (Progetto IFFI) realizzato da ISPRA e Regioni e Province Autonome con metodi standardizzati e condivisi. L’Inventario IFFI è la banca dati sulle frane più completa e dettagliata in Italia, per la scala della mappatura utilizzata (1:10.000) e per il numero di parametri ad essa associati. Ogni anno ci sono centinaia di grandi eventi franosi in Italia che provocano vittime, feriti, sgomberi e danni a edifici, beni culturali e infrastrutture primarie di comunicazione.

Le alluvioni

Un’alluvione è l’allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d’acqua. L’inondazione di tali aree può essere causata da fiumi, torrenti, canali, laghi e, nelle zone costiere, dal mare. La Direttiva 2007/60/CE sulla valutazione e la gestione del rischio di alluvioni ha lo scopo di istituire un quadro di riferimento per la valutazione e la gestione del rischio di alluvioni. È stato attuato in Italia con il D.Lgs. 49/2010.