Il farmaco che in Italia non si trova più: cosa succede e quali alternative

C'è un farmaco che in Italia ormai da più di un mese è praticamente introvabile. L'indagine di QuiFinanza conferma. Ma ci sono delle alternative

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

C’è un farmaco che in Italia ormai da più di un mese è praticamente introvabile. La notizia aveva iniziato a circolare su qualche giornale qualche settimana fa, per questo noi di QuiFinanza abbiamo condotto una piccola indagine in varie città d’Italia e abbiamo avuto, purtroppo, conferma dell’assenza di questo medicinale dal mercato.

Perché il Nurofen è diventato introvabile

Stiamo parlando del Nurofen bambini, versione sciroppo. Si tratta di un antinfiammatorio che ha il pregio di agire velocemente sugli stati febbrili e sui dolori lievi o moderati di varia natura del bambino. È un medicinale a base di ibuprofene ad azione analgesica, antipiretica ed antinfiammatoria che può durare fino ad 8 ore, ideale in caso di sintomi associati a stati influenzali, raffreddore, mal di gola e mal di testa.

E’ indicato per il trattamento sintomatico della febbre e del dolore lieve o moderato nei bambini dai 3 mesi ai 12 anni di età: la dose giornaliera raccomandata è di 20-30 mg/kg di peso, suddivisa 3 volte al giorno con intervalli di 6-8 ore.

Ma perché è andato a ruba? Perché cura sintomi tipicamente associati al Covid e in particolare alla variante Omicron 5 attualmente predominante (qui vi abbiamo parlato di un nuovo sintomo mai visto prima, sia negli adulti che nei bambini, e inizialmente difficile da associare al Covid). Il Nurofen è un ottimo farmaco contro il Covid sintomatico nei più piccoli.

La situazione nelle farmacie da Nord a Sud

Con l’aumento dei casi positivi nuovamente registrato a inizio estate, anche tra i bambini di varie fasce d’età, si è registrato un picco di richieste di questo medicinale, che ha iniziato rapidamente a scomparire dai banchi delle farmacie un po’ in tutta Italia.

Noi abbiamo provato a richiederlo in diverse farmacie sparse in varie province di alcune delle zone più frequentate in questo agosto, in particolare Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Marche, Abruzzo e Puglia. E la risposta è stata sempre la stessa: esaurito. E senza possibilità di prenotarlo.

Tantissimi i genitori che, di fronte a sintomi simil Covid dei propri figli, confermati poi da tampone, sono corsi in giro per le città a caccia del Nurofen. Senza fortuna.

Le alternative: dai farmacisti sciroppi autopreparati

Sulla situazione è intervenuta la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), spiegando che i farmacisti italiani sono in grado di sopperire alla carenza di medicinali di origine industriale a base di ibuprofene, che si sta registrando in questi giorni, con particolare riferimento alla formulazione sciroppo per uso pediatrico.

A chiarirlo in una nota è stato il presidente Andrea Mandelli, inviando alle farmacie una vera e propria guida contenente le istruzioni operative per la produzione galenica degli sciroppi di ibuprofene ad uso pediatrico, da 100 e da 200 milligrammi, secondo gli standard e le procedure indicati nella Farmacopea europea.

“È bene ricordare – spiega Mandelli – che i preparati a base di ibuprofene per uso orale pediatrico, allestiti dal farmacista, possono essere acquistati dai cittadini senza necessità della prescrizione medica”. “La galenica si conferma un’attività fondamentale del farmacista per non far mancare ai pazienti i medicinali di cui hanno bisogno”.

Non va dimenticato il ruolo fondamentale che hanno svolto le farmacie in questa pandemia, sempre in prima linea per garantire ai cittadini assistenza, tamponi, vaccini e i più elevati standard di qualità e sicurezza nella preparazione dei medicinali.

Oltre dunque alle alternative al Nurofen a base di ibuprofene, c’è da dire che anche questa nuova ondata sembra aver perso di potenza ormai. Nell’ultima settimana di luglio l’incidenza Covid in Italia è scesa a 533 casi su 100mila abitanti. In diminuzione anche l’Rt 0,90. Il tasso di occupazione dei posti letto in area medica si attesta al 15,2% e in terapia intensiva al 3,6%.

Perché oggi il Covid fa meno paura

Fortunatamente in Italia il 90% circa della popolazione è vaccinata, ed è proprio questo, unito alla circolazione di una variante meno pericolosa, a consentirci di tornare a una vita normale e di convivenza relativamente pacifica con il virus. Difficile prevedere cosa accadrà in autunno, ma secondo gli esperti dovremmo attenderci ancora una impennata dei contagi.

La differenza, oggi, è che grazie alla barriera dei vaccini, e all’immunità di gregge, ci possiamo dire relativamente tranquilli perché il Covid ha “scaricato” la sua intensità, colpendo con sintomi in generale meno gravi, con riduzione del rischio di ospedalizzazione o persino di morte (qui vi avevamo illustrato gli 11 segnali che possono dirci che potremmo aver contratto il virus, 2 dei quali a cui prestare particolare attenzione).

Il Ministero della Salute raccomanda comunque fortemente a tutte le persone con età superiore a 60 anni e alle persone fragili di sottoporsi alla quarta dose di vaccino per prolungare e rafforzare l’effetto protettivo dell’immunizzazione, che ha dato risultati essenziali nella lotta alla pandemia (qui più info sulla quarta dose e chi deve farla).

E’ evidente che, senza vaccini, la situazione attuale sarebbe drammatica, e avremmo ancora a che fare con lockdown prolungati, chiusure, limitazioni, e paura (qui cosa sappiamo riguardo al vaccino universale anti-Covid e quando arriverà).