Il Superbonus cambia di nuovo: tutte le novità

Rispunta la proroga al 31 dicembre della presentazione della Cilas per ottenere l'agevolazione al 110%

Nuovo stravolgimento da parte del Governo sulla proroga per il Superbonus: dopo che negli scorsi giorni sembrava potesse saltare l’allungamento dei termini di presentazione della Comunicazione di inizio lavori oltre la scadenza del 25 novembre, adesso in Manovra potrebbe arrivare il prolungamento fino a fine anno. A fare chiarezza è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, spiegando che la proroga potrebbe essere inserita nella Legge di Bilancio per problemi tecnici legati all’approvazione del Decreto legge.

Il Superbonus cambia di nuovo: la proroga

Il rinvio della scadenza al 31 dicembre 2022 per la presentazione della Cilas dovrebbe essere la soluzione per permettere a chi non era riuscito a presentare entro lo scorso novembre la comunicazione di ricevere ancora l’agevolazione al 110% e non al 90% come da nuove regole.

La proroga, ha dichiarato Giorgetti, “probabilmente confluirà nella legge di Bilancio: è un problema di tempi di conversione di questo decreto legge, è meglio per tutti sia in manovra” ha dichiarato in riferimento al dl Aiuti quater in scadenza il 17 gennaio.

Come spiegato dal relatore di Fratelli d’Italia, Guido Quintino Liris, il decreto arriverà in Aula al Senato non prima di martedì e successivamente dovrà essere approvato alla Camera, con completamento dell’iter previsto a metà gennaio, un orizzonte oltre la data utile di fine anno (qui abbiamo riportato dei problemi sulla proroga per il Superbonus apparsi dopo l’ipotesi della mini-proroga di cui avevamo parlato qui).

Il Superbonus cambia di nuovo: la cessione dei crediti

Giorgetti ha comunque precisato che le delibere condominiali, per essere considerate valide, devono essere approvate “entro l’11 novembre”, mentre per quanto riguarda lo stallo dei crediti ha confermato direttamente nel Dl Aiuti quater l’aumento delle cessioni a intermediari “qualificati” da 2 a 3.

Ma se Dario Damiani, capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio del Senato dove è all’esame, propone di “aprire ad ulteriori cessioni”, il titolare del Mef specifica che il possibile intervento di Cdp per il Superbonus “non è contemplato in norma”.

La soluzione allo studio del Governo per sbloccare le cessioni dei crediti che hanno lasciato senza liquidità migliaia di aziende è di fornire la copertura della controllata del Mef, Sace, che può concedere garanzie in favore di banche, istituzioni finanziarie e degli altri soggetti abilitati all’esercizio del credito, per finanziamenti sotto qualsiasi forma, “strumentali a sopperire alle esigenze di liquidità delle imprese”.

“Ma la garanzia Sace porta nuovo debito alle aziende che rischiano di non farcela, si sta bloccando tutto – ha obiettato il capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato, Daniele Manca – per lavori già eseguiti i crediti fiscali ammontano a quasi 6 miliardi di euro, era meglio utilizzare gli F24 con i cassetti fiscali”.

Gli fa eco il collega e responsabile delle politiche economiche del Partito democratico Antonio Misiani che parla di “aria fritta” e risposte “assolutamente inadeguate per sbloccare i 5 miliardi di crediti fiscali incagliati”.

“La toppa che hanno cercato di mettere è peggio del buco”, ha rilanciato il senatore di Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni, mentre da Azione dicono di registrare “molta confusione tra la maggioranza ed il Governo” tornando a riproporre la soluzione della compensazione degli F24, “sostenuta da Ance e Abi e su cui si registra una larga convergenza”.