390.000 diagnosi di tumore. Questa la stima del numero di nuovi casi di neoplasia in Italia nel 2025. Una serie di condizioni che pongono sfide di cura complesse da mettere in atto caso per caso unendo le diverse strategie terapeutiche, dalla chirurgia fino alle terapie mediche come la chemioterapia e i farmaci intelligenti, per giungere alla radioterapia e all’immunoterapia. Su quest’ultimo fronte crescono le evidenze di quanto e come con i farmaci immunoterapici si può “insegnare” al corpo a difendersi da solo. E’ in questo ambito che recentemente sono state presentate quattro nuove indicazioni approvate dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per un farmaco, durvalumab, nell’ambito di un evento organizzato da AstraZeneca tenutosi a Milano.
La ricerca e l’immunoterapia
Il sistema immunitario può essere paragonato a un’orchestra straordinaria ed estremamente complicata, costituita da almeno 4.000 miliardi di diverse componenti. Non si conoscono tutti gli orchestrali, gli strumenti e gli spartiti dell’orchestra immunologica. Per questo la ricerca deve procedere. Perché ogni passo avanti in questa comprensione si traduce in benefici per i pazienti.
Il parallelo con la musica è di Alberto Mantovani, Presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e Professore Emerito all’Humanitas University, che spiega: “all’inizio del nuovo Millennio, abbiamo assistito a un cambio di paradigma, che ha portato a una nuova visione del cancro, non più come malattia centrata solo sulla cellula tumorale, ma caratterizzata anche dal microambiente, cioè dalla nicchia ecologica in cui si sviluppa la neoplasia e di cui fanno parte alcune cellule del sistema immunitario, come i macrofagi e le cellule T regolatorie. La nuova visione è stata accompagnata dalla scoperta dei freni del sistema immunitario, i cosiddetti checkpoint, e dal conseguente sviluppo di farmaci in grado di sbloccare questi freni, per liberare la risposta immunitaria. Il cancro ha la capacità di ingannare e disorientare le cellule del sistema immunitario, sviluppando strategie di evasione ed innescando risposte infiammatorie inappropriate. Ecco perché la ricerca contro i tumori è una strada in salita. La migliore comprensione dei meccanismi di evasione e resistenza consentirà di salvare più vite”.
Le novità nelle cure
Nel 2025, in Italia, sono stati stimati 43.500 nuovi casi di tumore del polmone, la seconda neoplasia più frequente dopo quella della mammella. AIFA ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione a chemioterapia a base di platino come trattamento neoadiuvante (prima della chirurgia) seguito da durvalumab in monoterapia come trattamento adiuvante (dopo la chirurgia), in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule resecabile ad alto rischio di recidiva e in assenza di mutazioni di EGFR o riarrangiamenti di ALK.
Un’altra neoplasia molto frequente in cui il regime perioperatorio con durvalumab ha evidenziato benefici è quella della vescica, che ha fatto stimare 29.100 nuove diagnosi in Italia nel 2025. AIFA ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione a chemioterapia (gemcitabina e cisplatino) come trattamento neoadiuvante, cioè prima della cistectomia radicale (rimozione chirurgica completa della vescica), seguito da durvalumab come monoterapia adiuvante in pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile.
Un’altra forma di neoplasia, per cui da oltre 40 anni non si registravano progressi, è il tumore del polmone a piccole cellule in stadio limitato. AIFA ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in monoterapia per il trattamento di pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato, la cui malattia non è progredita a seguito di chemioradioterapia a base di platino. L’immunoterapia fa segnare infine importanti progressi anche nella neoplasia ginecologica più frequente, quella dell’endometrio, con 8.260 nuovi casi stimati in Italia nel 2025. AIFA ha approvato durvalumab in associazione a chemioterapia (carboplatino e paclitaxel) nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma dell’endometrio primario avanzato o recidivante con deficit nel mismatch repair (dMMR), che sono candidate alla terapia sistemica, seguito dal trattamento di mantenimento con durvalumab in monoterapia.