Tumori del polmone, nove su dieci dipendono dalle sigarette: dire stop al fumo vuol dire salute

Il tabagismo è responsabile della maggior parte dei tumori polmonari e aumenta il rischio di altre 16 neoplasie. Preoccupa la diffusione che continua ad avere soprattutto fra i più giovani.

Foto di Federico Mereta

Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Pubblicato:

Nove tumori del polmone su dieci sono riconducibili al consumo di sigarette: nel 2024 questa dipendenza ha contribuito a 420 mila morti oncologiche in Europa, 55 mila delle quali in Italia e a 885 mila nuove diagnosi – 130 mila nel nostro Paese – confermandosi il principale fattore di rischio evitabile per una delle neoplasie più letali e diffuse. A ricordarlo sono gli esperti di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute.

Non solo: a preoccupare è anche il futuro che vede il fumo rimanere di gran lunga uno dei fattori di rischio oncologico più pericolosi. Preoccupa anche la grande diffusione che continua ad avere, soprattutto fra i più giovani. In Italia ben l’11% degli under 19 fuma regolarmente e tra di loro il 10% consuma già almeno mezzo pacchetto di sigarette al giorno.

Non solo vie respiratorie

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), il tabagismo non è associato soltanto alla quasi totalità dei casi polmonari: aumenta in misura significativa anche il rischio di almeno altri sedici tipi di neoplasia, tra cui quelle del cavo orale, della gola, del pancreas, del colon-retto, della vescica, del rene e dell’esofago. A ciò si aggiunge il contributo alle malattie cardiovascolari e respiratorie, che ne fanno tuttora la principale causa evitabile di malattia e morte.

Insomma: dire stop al fumo, o ancor meglio tenersene lontani, significa benessere. Per tutti. Pensate: dall’analisi dei registri oncologici europei condotta dalla Rete emerge una differenza fino a tre volte nell’incidenza del tumore polmonare tra le donne residenti nei Paesi con maggiore diffusione del tabagismo e quelle dei Paesi dove l’abitudine è meno frequente. Nel 2024 sono stati stimati circa 22 mila casi in eccesso nei Paesi con livelli di incidenza superiori alla media europea.

“I dati dimostrano che le politiche di contrasto al fumo producono effetti concreti quando vengono applicate con continuità. La riduzione registrata negli uomini italiani conferma l’efficacia degli interventi di prevenzione, mentre restano più evidenti le criticità nella popolazione femminile, dove il consumo di sigarette si è diffuso più tardi e continua a generare conseguenze sanitarie rilevanti”

segnala osserva Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro.

Come stiamo andando in Italia

L’Italia offre un esempio di quanto darsi da fare sia importante. Le misure degli ultimi due decenni hanno prodotto una forte diminuzione dell’incidenza e della mortalità per cancro del polmone nella popolazione maschile, con circa 67 mila decessi evitati tra il 2007 e il 2019. Tra le donne il bilancio resta invece negativo, con circa 16 mila decessi in più rispetto al periodo 2003-2007, a conferma di una transizione epidemiologica che segue tempi diversi da quelli osservati negli uomini.

Alla dimensione geografica si affianca quella sociale: secondo gli indicatori PASSI, nel biennio 2023-2024 fumava il 24% degli italiani tra 18 e 69 anni; la prevalenza risulta tuttavia più elevata tra chi ha un livello di istruzione inferiore e tra chi vive condizioni economiche più difficili, a riprova di come il tabagismo resti anche un indicatore di disuguaglianza.

Importante agire con progetti mirati

Il contrasto al fumo rappresenta quindi una priorità stabile delle politiche sanitarie, non solo come intervento di prevenzione individuale, ma come misura concreta di equità e salute pubblica. Una conferma viene anche dagli esperti riuniti a Chicago in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). In particolare si è parlato di una ricerca appena pubblicata su Journal of Clinical oncology, che ha valutato 324 specifici programmi di cessazione tabagica promossi dall’American College of Surgeons su donne con un tumore del seno. In totale sono stati convolti per 12 mesi 446mila pazienti. Il 63% dei fumatori ha ricevuto un’assistenza specifica con un forte incremento della percentuale di cessazione, passata dal 48% al 67,5%.

“L’assistenza al paziente oncologico è in continua evoluzione ed è necessario migliorare la preparazione degli specialisti anche per la prevenzione terziaria. Il fumo è una dipendenza che riguarda un adulto su quattro nel nostro Paese e ha una percentuale significativa, oltre il 10%, anche fra i pazienti oncologici. Come è emerso da numerosi studi scientifici i danni del tabagismo continuano anche dopo una diagnosi di cancro e le successive cure”

commenta Rossana Berardi, Presidente Eletto AIOM/Associazione Italiana di Oncologia Medica.

Attenzione però: non è mai troppo tardi per dire addio alle sigarette. Bastano 3 mesi d’astinenza dal fumo per ridurre del 26% la mortalità da tumore in un paziente, come dimostra uno studio apparso su Jama Oncology. Fondamentali, quindi, sono i counseling virtuali individuali, i corsi di gruppo, le terapie sostitutive della nicotina, il supporto telefonico e altri strumenti. L’assistenza alla cessazione deve diventare parte integrante del sistema di cure e servono percorsi formativi e di sensibilizzazione per incentivarla anche tra i medici.

Nell’ottica dell’importanza dell’azione nella lotta al tabagismo, va ricordato infine che sono state raccolta da AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Veronesi e Fondazione AIOM oltre 51mila firme per una legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. È già stata raggiunta la quota di 50mila firme prevista dalla Costituzione e quindi si attende la consegna al Parlamento per la discussione.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.