Nuovo piano pandemico in Gazzetta Ufficiale, 500 milioni alle Regioni e controlli serrati

Il nuovo piano pandemico nazionale obbliga le Regioni a rispettare cronoprogrammi, rendicontare le spese e trasmettere relazioni annuali

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il nuovo piano pandemico nazionale è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 15 giugno 2026, con validità per il quinquennio 2025-2029.

L’accordo tra Stato, Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano sostituisce il piano precedente ed ha l’obiettivo di rafforzare la preparazione della nazione di fronte a minacce epidemiche future.

Nuovo piano pandemico in Gazzetta Ufficiale

Il nome ufficiale del documento è “Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2025-2029”.

L’insegnamento principale derivante dalla recente pandemia da Covid-19 ha spinto a superare il modello di programmazione focalizzato su singoli patogeni. Il nuovo Piano adotta, in linea con le raccomandazioni dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e il modulo Pret (Preparedness and Resilience for Emerging Threats), un approccio multi-patogeno basato sulla principale via di trasmissione.

Per affrontare la complessità, il Piano pandemico italiano punta a una struttura che sia, allo stesso tempo, sistematica nelle sue procedure e flessibile nella risposta.

Le risorse messe sul tavolo ammontano a 500 milioni di euro per il triennio 2025-2027 secondo questa modalità: 50 milioni per il 2025, 150 milioni per il 2026 e 300 milioni annui dal 2027. Lo stanziamento è stato autorizzato dalla legge di Bilancio 2025.

Si prevede che le risorse siano ripartite tra le Regioni sulla base della popolazione residente. E le Regioni dovranno utilizzare i fondi esclusivamente per le attività previste dal piano, con obbligo di rendicontazione e monitoraggio.

Esclusione di Regioni a statuto speciale e Province autonome

Escluse le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano: questi enti dovranno attuare il piano pandemico con risorse ricavate dai rispettivi bilanci. La Sicilia applicherà le quote di compartecipazione. Le Autonomie speciali dovranno trasmettere ogni anno al Ministero della Salute, entro il 28 febbraio partendo dal 2027, una relazione sullo stato di avanzamento del piano.

Entro novanta giorni dall’accordo, ogni ente territoriale autonomo dovrà trasmettere al Ministero la delibera di recepimento del piano, contenente il cronoprogramma per l’implementazione delle azioni minime. Ed entro nove mesi dovrà essere inviata una delibera integrativa che includa il cronoprogramma per le ulteriori azioni regionali.

Il centro operativo del sistema di monitoraggio è il Comitato di coordinamento, composto da almeno tre rappresentanti del Ministero della Salute e tre rappresentanti delle Regioni e Province autonome. Il Comitato dovrà valutare la coerenza delle delibere regionali e delle relazioni annuali rispetto ai contenuti del piano, esprimendo un parere tecnico. Da tale parere ci saranno effetti sulla effettiva erogazione dei fondi. I membri del Comitato lavoreranno a titolo gratuito.

Entro un anno, il Ministero della Salute dovrà predisporre e presentare in Conferenza Stato-Regioni il documento attuativo sulla “Rimodulazione delle attività sanitarie da realizzarsi tempestivamente in fase di risposta con la definizione di criteri di priorità e modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie”. E dovrà inoltre essere predisposto anche il documento “Scenari di impatto e adozione degli interventi non farmacologici”. Successivamente, entro novanta giorni, le Regioni dovranno aggiornare i propri cronoprogrammi.

I controlli sull’applicazione del piano

Per l’anno 2025, il Ministero della Salute trasmetterà al Ministero dell’Economia e delle Finanze la delibera regionale e la valutazione del Comitato di coordinamento, per consentire l’erogazione dei fondi alle Regioni che avranno superato la verifica.

Per gli anni a seguire, le Regioni dovranno presentare entro il 28 febbraio di ogni anno la relazione di attività e finanziaria relativa all’anno precedente, con le spese sostenute e gli impegni di spesa e gli obiettivi raggiunti. Solo successivamente, e tramite valutazione interministeriale, avverrà l’erogazione delle risorse relative all’annualità corrispondente.