Le analisi dicono che sempre di più le persone si affidano alle applicazioni per dispositivi mobili quando si parla di salute. Si tratta di App sempre più diffuse, anche come supporto alle diete: in questo caso si parla di una quota di applicazioni che pare superare anche il 10% del mercato totale. L’obiettivo di questi sostegni è provare a creare sistemi di “nudge” positivi, arrivando a persuadere che punta a modificare le proprie abitudini alimentari.
Ma questi strumenti quali caratteristiche dovrebbero avere? Una risposta viene da un originale studio che è andato a valutare due specificità di queste App: la ricerca aiuta quindi a definire cosa potrebbe servire davvero in questo mercato ed è stata condotta da ricercatori della Carnegie Mellon University, della Hofstra University e dell’Università della California di Irvine. L’indagine è apparsa su International Journal of Information Management.
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Fidelizzare è difficile
Grazie alla costante connettività e alle funzionalità multimediali degli smartphone, è facile per le App dedicate alla dieta offrire funzionalità che favoriscono la connessione sociale. Questi modelli favoriscono ad esempio il contatto diretto con gli esperti per commenti su quanto si sta facendo o prevedono suggerimenti personalizzati e proattivi.
Ma in ogni caso le App per la dieta faticano a fidelizzare gli utenti. E proprio su questo versante si è concentrata l’analisi. Gli studiosi hanno come i comportamenti alimentari salutari di quasi 350 adulti siano stati influenzati, direttamente o indirettamente, da due funzionalità social nell’arco di quattro mesi. Le funzionalità in questione erano il feedback di esperti basato su foto, che forniva un feedback personalizzato e proattivo sulle foto dei pasti degli utenti, fornito da un dietologo, e l’osservazione tra pari basata su foto, che permetteva agli utenti di osservare i post sui pasti condivisi da altri su una piattaforma social basata su foto.
Tra immagini e giochi
Come sempre più si sta vedendo, la condivisione social passa soprattutto attraverso le fotografie. Ed anche per le app dedicate alla dieta questo strumento di condivisione appare sempre più diffuso. Ma attenzione. Il feedback di esperti basato su foto ha aumentato l’utilizzo dell’App ed ha aumentato la fidelizzazione, rallentando l’abbandono da parte degli utenti nel tempo. Non solo: pur se non c’è stato un miglioramento sul fronte dell’equilibrio alimentare, si è comunque migliorato il processo di registrazione dei pasti.
Insomma si può pensare che sapere di essere comunque guidati da specialisti rappresenta per gli utenti uno sostegno all’automonitoraggio, grazie alla presenza di una guida autorevole, può se non si mostrano modificazioni particolari nei comportamenti a tavola. molto meno efficace, secondo questa analisi, sarebbe invece la condivisione di foto nella comunità dei pari. Ci si sente meno coinvolti, stando alla ricerca, soprattutto se già le abitudini alimentari non sono particolarmente salutari. Insomma, l’esperto serve sempre, anche solo per un giudizio sulle immagini proposte.
“Altre strategie di progettazione di sistemi persuasivi, come la gamification, la definizione degli obiettivi e l’automonitoraggio, si concentrano sui singoli individui, ma la persuasione basata su pari ed esperti implica interazioni sociali interpersonali, e la natura dinamica di queste interazioni sociali può favorire una sorta di contagio sociale di comportamenti salutari”
è il parere del coordinatore dello studio Yi-Chin Kato-Lin, della Hofstra University, in una nota per la stampa.
Occhio a non “autoingannarsi”
Un’altra ricerca, apparsa qualche tempo fa sul Journal of the Association for Consumer Research, prova invece a capire quanto e come siamo in grado di “darci ragione”. Infatti se un piccolo sotterfugio, in buona fede, ci permette di migliorare la nostra autopercezione non ci stressiamo proprio.
Lo studio ha preso in esame 288 studenti universitari hanno ricevuto informazioni sul menu di tre giorni di pasti, come tre pancake con burro, e sono stati incaricati di inserire informazioni sulle calorie in una app di monitoraggio degli alimenti. Gli studenti sono stati divisi in due gruppi. In uno sono stati inseriti conteggi sulle calorie dei pasti, nell’altro no. La App ha elencato cinque potenziali opzioni caloriche per ogni alimento inserito. Ad esempio, i conteggi delle calorie per i tre pancake con burro variavano da 300 a 560 calorie. Il gruppo senza informazioni specifiche sulle calorie avrebbe potuto fare la media delle cinque opzioni per compensare le informazioni mancanti e farsi un’idea migliore del vero valore calorico di ogni pasto. ma non è andata così. In generale, i partecipanti in “libertà” hanno infatti provveduto mediamente ad inserire un quantitativo minore di calorie nella app, quasi per giustificarsi, rispetto a chi invece aveva il computo esatto delle calorie.
A volte quindi scegliamo la via del piccolo imbroglio. E le App non possono certo correggerci anche se non siamo consapevoli di quanto accade. Il consiglio finale è semplice: bisogna affidarsi al medico per un controllo del peso e del benessere davvero in salute.