Il 21 settembre 2026 è una data molto importante, perché cambiano le tariffe delle prestazioni sanitarie erogate per conto del Servizio sanitario nazionale. È quello che viene chiamato decreto tariffe, approvato in Conferenza Stato-Regioni.
In pratica saranno rialzati i costi di oltre 600 prestazioni tra specialistica ambulatoriale e assistenza protesica. In tantissimi pazienti si ritroveranno, dunque, a fare i conti (letteralmente) con un possibile aumento di visite ed esami, magari frequenti causa problematiche di varia natura, per un impatto medio calcolato del 5,8%.
Ma perché sta accadendo tutto questo? Tocca fare un passo indietro fino al 2024. Il precedente decreto non era affatto stato gradito dalle strutture private. È stato poi annullato dal Tar del Lazio, in seguito ai ricorsi di tali realtà, che giudicavano quelle tariffe troppo basse.
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Ticket sanitario: cosa cambia dal 21 settembre
Il nuovo decreto aggiorna le tariffe massime di rimborso di 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale (visite ed esami diagnostici) e di 222 codici, su un totale di 1.063, del nomenclatore dell’assistenza protesica su misura (nello specifico particolare attenzione è rivolta agli ausili per le persone con disabilità).
L’operazione, decisa a livello nazionale e condivisa dalle Regioni, comporterà una spesa aggiuntiva di 210,7 milioni di euro all’anno a regime:
- 183,1 milioni per la specialistica;
- 27,6 milioni per la protesica.
Gli aumenti prestazione per prestazione
Come detto, l’aumento in media si aggira intorno al 5,8%, ma varia moltissimo da una prestazione all’altra. Alcune costeranno qualche centesimo in più, altre invece subiranno una trasformazione più marcata. Il calcolo prevede infine che 8 prestazioni su 10 resteranno invariate.
In questo scenario, ecco i casi principali con un confronto tra le tariffe 2025 e quelle nuove che scattano dal 21 settembre 2026. Tra le visite specialistiche che aumentano:
- prima visita specialistica (base) da 25,00 a 26,00 euro;
- prima visita cardiologica (con elettrocardiogramma) da 33,60 a 38,00 euro;
- prima visita oculistica da 25,80 a 26,80 euro;
- visita odontostomatologica da 25,35 a 26,40 euro;
- visita otorinolaringoiatrica da 26,20 a 27,20 euro;
- visita audiologica o foniatrica da 22,00 a 26,00 euro.
Il nuovo importo di 26 euro riguarda, tra le altre, anche le prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche.
Tra esami e procedure diagnostiche:
- prelievo di sangue venoso da 3,80 a 4,30 euro;
- elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro;
- spirometria semplice da 24,00 a 24,90 euro;
- agoaspirato della mammella da 31,25 a 36,50 euro.
Guardando invece agli aumenti medi per branca, in percentuale, spiccano:
- diagnostica vascolare +52,5%;
- biopsia +16,8%;
- elettromiografia +13,3%;
- prelievo +12,8%;
- riabilitazione +9%;
- ecocolordoppler +5,4%;
- medicina nucleare +4,5%;
- altra diagnostica strumentale +3,8%;
- dialisi +3,6%;
- prima visita +4,4%.
Sul fronte protesico, infine, l’aggiornamento riguarda dispositivi come le ortesi spinali, le protesi d’arto e gli ausili ottici, oltre agli ausili per le persone con disabilità. C’è però un dettaglio di cui tener conto. Dove resta in vigore il tetto di 36,15 euro per ricetta, l’aumento effettivo del ticket può essere più contenuto. Basti pensare che per la prima visita cardiologica, ad esempio, la tariffa sale di 4,40 euro, ma il cittadino non esente non pagherà oltre 36,15 euro. Ciò si traduce, dunque, in un rincaro di 2,55 euro.
Cosa non cambia
Come detto, la maggior parte delle prestazioni più comuni resta invariata. Nessuna modifica è prevista ad esempio per: visita specialistica di controllo (17,90 euro), radiografia del torace (15,45 euro), radiografia del ginocchio (21,15 euro), ecografia dell’addome inferiore (37,80 euro), ecografia ginecologica (30,95 euro) e densitometria ossea (31,50 euro).
Anche i principali esami del sangue restano stabili:
- emocromo;
- glicemia;
- emoglobina glicata;
- colesterolo;
- trigliceridi;
- creatina;
- tsh;
- ves.
L’unico rincaro in questo ambito è rappresentato dal prelievo.
Cosa significa per il ticket
Il decreto interviene sulle tariffe di rimborso, ovvero su quanto lo Stato riconosce alle strutture. Per il cittadino non esente, però, il ticket sulle prestazioni specialistiche corrisponde proprio al valore della tariffa, entro i tetti massimi previsti per ricetta.
In pratica, per le prestazioni la cui tariffa aumenta, chi paga il ticket potrà vedere salire la spesa, mentre resta invariata dove si raggiunge già il tetto massimo. Ciò per spiegare come non si tratti quindi di un rincaro uguale per tutti, ma di aumenti mirati sulle singole prestazioni interessate.
Chi non paga l’aumento del ticket: gli esenti
Esiste ovviamente una platea decisamente ampia che non subirà alcun aumento. Parliamo degli esenti dal ticket. Non pagano, infatti, queste categorie:
- cittadini con esenzione per reddito (i più giovani o gli over 65 con redditi familiari bassi);
- disoccupati;
- titolari di pensioni minime o sociali;
- esenti per patologia cronica o rara;
- esenti per invalidità;
- donne in gravidanza;
- chi accede ad alcuni programmi di prevenzione e screening.
Per tutte queste categorie le prestazioni restano gratuite, a prescindere dalle nuove tariffe.