Irpef, nuovo taglio al 33% fino a 60mila euro: quanto si risparmia davvero

La proposta allarga lo scaglione al 33% per un milione di contribuenti, esclusi i redditi bassi. Servono 2,7 miliardi di coperture

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Si sta avvicinando la nuova legge di Bilancio e il Governo ragiona su un nuovo taglio dell’Irpef. Questa volta per i redditi tra i 50.000 e i 60.000 euro, quindi i redditi medio-alti. Per loro l’aliquota potrebbe passare dal 43% al 33%. Sulla carta è l’allargamento del beneficio del precedente taglio, quello per il ceto medio nella fascia di reddito tra i 28.000 e i 50.000 euro.

L’ipotesi del taglio dell’Irpef raggiungerebbe circa 1 milione di contribuenti. Come sempre, quando si ragiona su tagli alle imposte, vanno trovate le risorse. L’Irpef è un’imposta progressiva che funziona a scaglioni, e ogni blocco di reddito paga un’aliquota che cresce con il reddito.

Ipotesi taglio Irpef: nuovi scaglioni

Nella scorsa Manovra il Governo ha abbassato di due punti percentuali l’aliquota intermedia, fissandola al 33% per i redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro.

Gli scaglioni Irpef in questo momento sono suddivisi:

  • aliquota del 23% per i redditi fino a 28.000 euro;
  • aliquota del 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro;
  • aliquota del 43% per i redditi oltre 50.000 euro.

È inoltre previsto un tetto massimo di 200.000 euro, soglia oltre la quale si azzera il beneficio del taglio.

Ora si ragiona sul taglio dell’Irpef fino a 60.000 euro, quindi sull’allargare lo scaglione del 33%. Nella pratica significa che chi guadagna di più pagherà meno tasse, con risparmi che secondo le simulazioni arriveranno anche fino a 1.000 euro.

Quanto si risparmia con il taglio fino a 60.000 euro

Dopo l’ipotesi del nuovo taglio, arrivano i calcoli. Il governo vuole allargare lo scaglione del 33% ai redditi fino a 60.000 euro, ma nel concreto cosa cambia per gli stipendi?

La misura permetterebbe di far pagare meno tasse a chi guadagna di più. Per effetto dello sconto, pagando il 10% di tasse in meno:

Da 51 mila euro in poi si risparmierebbero 100 euro per ogni 1.000 euro di reddito fino a 60.000 euro.

La simulazione dello sconto:

  • 100 euro risparmiati per chi guadagna 51mila euro;
  • 200 euro risparmiati per chi guadagna 52mila euro;
  • 300 euro risparmiati per chi guadagna 53mila euro;
  • 400 euro risparmiati per chi guadagna 54mila euro;
  • 500 euro risparmiati per chi guadagna 55mila euro;
  • 600 euro risparmiati per chi guadagna 56mila euro;
  • 700 euro risparmiati per chi guadagna 57mila euro;
  • 800 euro risparmiati per chi guadagna 58mila euro;
  • 900 euro risparmiati per chi guadagna 59mila euro;
  • 1.000 euro risparmiati per chi guadagna 60mila euro.

Chi guadagna di più dallo sconto?

Tra persone fisiche e pensionati (rispettivamente 620.000 dipendenti e 390.000 pensionati), lo sconto potrebbe essere applicato a oltre 1 milione di persone. Ma questo prendendo in considerazione solo la fascia tra i 50.000 e i 60.000 euro. Se si guarda a chi guadagna più di 60.000 euro, si arriva a una platea di circa 3,3 milioni.

Senza un tetto massimo, anche chi supera i 60.000 euro godrà del taglio. I redditi medi non vedranno nulla di diverso rispetto allo scorso anno, mentre restano esclusi dallo sconto i redditi più bassi fino a 28.000 euro.

Quanto costa la misura?

Non ci sono ancora studi ufficiali, ma secondo le ipotesi del Il Sole 24 Ore, il governo avrebbe bisogno di circa 2,7 miliardi di euro di coperture.
Anche se il lavoro parlamentare è in pausa estiva, le priorità della nuova legge di Bilancio sembrano essere meno tasse, più potere d’acquisto e occupazione.

La nuova Manovra potrebbe avere margini più ampi grazie allo scostamento legato alla flessibilità concessa dall’Unione Europea per le spese di difesa ed energia. Si tratta di un tesoretto di circa 14 miliardi, prenotati per spese in difesa ed energia.

Questo però permetterebbe di usare altre risorse sulle priorità emerse al tavolo del ministro dell’Economia, che ha già ricevuto dai ministri la lista delle richieste. Nella lista c’è anche la riduzione dell’aliquota Irpef.