Dal 21 settembre 2026 cambiano le tariffe di una parte delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. Fa tutto parte del cosiddetto decreto tariffe, approvato n Conferenza Stato-Regioni.
Più di 600 voci tra specialistica ambulatoriale e assistenza protesica sono riviste al rialzo. C’è però una buona notizia, ovvero che gli aumenti sono mirati. Stando alle stime, infatti, al netto di un impatto medio del 5,8%, otto prestazioni su dieci restano invariate. Ecco, dunque, chi paga il conto più salato e dove invece non cambia nulla.
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Ticket sanitario, gli aumenti maggiori
Guardando agli aumenti medi per area nella Sanità italiana, alcune branche spiccano di certo più di altre. In testa troviamo la diagnostica vascolare, con un aumento medio del 52,5%. Seguono poi:
- biopsia +16,8%;
- elettromiografia +13,3%;
- prelievo +12,8%;
- riabilitazione +9%;
- ecocolordoppler +5,4%;
- medicina nucleare +4,5%;
- altra diagnostica strumentale +3,8%;
- dialisi +3,6%;
- prima visita +4,4%.
Guardando al quadro generale, a trainare i rincari è soprattutto la diagnostica strumentale più specialistica. Il rialzo per esami e visite più comuni, invece, è minimo.
Quanto si paga in più, prestazione per prestazione
Le percentuali danno un quadro generale della situazione, ma non bastano. Passiamo quindi a una traduzione pratica in euro:
- prima visita specialistica di base da 25,00 a 26,00 euro;
- prima visita cardiologica (con elettrocardiogramma) da 33,60 a 38,00 euro;
- prima visita oculistica da 25,80 a 26,80 euro;
- visita odontostomatologica da 25,35 a 26,40 euro;
- visita otorinolaringoiatrica da 26,20 a 27,20 euro;
- visita audiologica o foniatrica da 22,00 a 26,00 euro.
Il nuovo importo di 26 euro riguarda anche le prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche. Tra esami e procedure, invece:
- prelievo di sangue venoso da 3,80 a 4,30 euro;
- elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro;
- spirometria semplice da 24,00 a 24,90 euro;
- agoaspirato della mammella da 31,25 a 36,50 euro.
Ticket sanitario, cosa non cambia
Arriva poi un sorriso. La maggior parte degli accertamenti più comuni e quotidiani, infatti, non subisce ritocchi economici. Il ticket sanitario resta invariato per:
- visita specialistica di controllo 17,90 euro;
- radiografia del torace 15,45 euro;
- radiografia del ginocchio 21,15 euro;
- ecografia dell’addome inferiore 37,80 euro;
- ecografia ginecologica 30,95 euro;
- densitometria ossea 31,50 euro.
Stabili anche i principali esami del sangue: emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, Tsh e Ves. L’unico rincaro in questo ambito riguarda il prelievo, che passa da 3,80 a 4,30 euro.
Aumenti ammortizzati: il rincaro può essere più basso
C’è da considerare poi anche un meccanismo che ammortizza gli aumenti. Il decreto impatta sulle tariffe di rimborso, ovvero su quanto lo Stato riconosce alle strutture. Per il cittadino non esente, il ticket coincide con il valore della tariffa soltanto entro i tetti massimi previsti per ricetta. Nei casi in cui resta in vigore il limite di 36,15 euro a ricetta, l’aumento effettivo più essere più contenuto.
Volendo fare un esempio, la prima visita cardiologica sale di 4,40 euro, ma chi non è esente non pagherà comunque oltre 36,15 euro. Il rincaro reale, in questo caso specifico, si riduce dunque a 2,55 euro. Non è quindi un aumento uguale per tutti, ma di ritocchi mirati sulle singole prestazioni.
Chi non paga l’aumento
Resta poi una platea molto ampia che è del tutto esclusa da qualsiasi aumento. Sono ovviamente gli esenti dal ticket. Non pagano, tra gli altri, chi ha diritto all’esenzione per reddito, (i più giovani e gli over 65 con redditi familiari bassi), i disoccupati, i titolari di pensioni minime o sociali, gli esenti per patologia cronica o rara, gli esenti per invalidità, le donne in gravidanza e chi accede ad alcuni programmi di prevenzione e screening. Categorie per le quali le prestazioni restano gratuite a prescindere dalle nuove tariffe.