In qualche modo, l’ansia è una sorta di apripista. Stiamo parlando ovviamente in senso negativo, visto che aumenta il rischio di sviluppare tanti altri problemi, dalla depressione (solo per rimanere con un esempio a livello di salute mentale) fino alle difficoltà digestive e all’insonnia, per non parlare del ruolo dello stress sul benessere cardiovascolare. I social media, soprattutto per i giovani ma non solo, possono in qualche modo rappresentare tanto un motivo di potenziale rischio quanto una sorta di possibile soluzione, se correttamente utlizzati.
È in questo bilanciamento che occorre trovare il giusto mezzo, come racconta una ricerca coordinata da Renae Merrill, del Fulbright College of Arts and Sciences dell’Università dell’Arkansas, e Chunhua Cao, della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università dell’Alabama, pubblicata su Psychiatry International.
Indice
Social media e ansia, chi guida il rapporto?
Diciamolo. Sono molteplici le osservazioni che legano l’ansia all’impiego eccessivo dei social media. Ma occorre ancora comprendere cosa accade davvero quando si analizza questa associazione. Per questo la ricerca è andata a valutare cosa accade davvero, analizzando un campione di oltre 2.403 adulti statunitensi di età compresa tra 18 e 30 anni. L’ansia è stata misurata utilizzando la scala Patient Reported Outcome Measurement Information System. Il supporto emotivo è stato misurato chiedendo ai partecipanti quanto supporto ricevessero sulle piattaforme di social media più popolari, mentre la personalità è stata misurata utilizzando il Big Five Inventory, che valuta apertura mentale, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e nevroticismo.
Cosa emerge? Sostanzialmente si conferma che l’ansia aumenta anche il rischio di infiammazione indotta da stress, disturbi del sonno, emicrania, cultura aziendale negativa, perfezionismo disadattivo, bassa autostima, oltre ad avere un impatto negativo sul rendimento scolastico. Ma non si può dire con certezza se il rapporto con i social media sia sempre e comunque negativo. O meglio, non si può determinare la direzione di questa associazione. Pensate: come rivela una nota dell’Università dell’Arkansas, può essere che il supporto emotivo sui social media possa ridurre l’ansia o che magari l’ansia stessa influisca negativamente sul supporto emotivo percepito sui social media. Suggerisce differenze di genere nel modo in cui viene percepito il supporto emotivo sui social media.
L’azione positiva dei social
Di certo c’è che il sostegno emotivo aiuta a contrastare l’ansia. In questo senso, quindi, anche un rapporto “mediato”, ovviamente se non patologico, potrebbe aiutare, specie se si considerano le “bolle” in cui ci si muove nei social. Di certo c’è che il benessere del singolo aumenta quando la persona è apprezzata e soprattutto si sente parte di un gruppo coeso, quindi esiste l’accettazione. Di persona ovviamente questa percezione è particolarmente importante e diretta. Ma anche con la mediazione dei social può avere una sua utilità per farci sentire meglio. L’importante, come consiglia la ricerca, è prendersi il tempo per comprendere veramente ciò che gli altri stanno pensando per offrire il più possibile un supporto positivo e significativo. Migliorare la percezione, la comunicazione e la consapevolezza emotiva, sia di persona che sulle piattaforme dei social media, è fondamentale per migliorare la salute e il benessere. In questo senso, quindi, i social possono essere d’aiuto: un recente studio ha mostrato come per i giovani il sostegno emotivo derivante dal mondo virtuale dei social si associa ad un incremento delle probabilità di segnalare una riduzione dei sintomi d’ansia.
Attenzione a non essere “fake”
Sui social media, peraltro, occorre prestare attenzione a condividere le nostre percezioni, i nostri stati d’animo, i tratti della nostra personalità. E soprattutto, occorre la consapevolezza di comprendere che ciò che noi desideriamo non è necessariamente quanto percepisce chi si trova dall’altro lato della rete, legge un pensiero o ragiona su un reel o una foto. Mettiamo in conto, per non trovarci delusi o sentirci incompresi con aumento della percezione d’ansia, che chi è dall’altra parte dello schermo rischia di crearsi un’immagine impropria, artefatta e non aderente a quello che siamo.
Lo ha segnalato qualche tempo fa una ricerca coordinata da Qi Wang, direttore del Culture & Cognition Lab presso l’Università Cornell, pubblicata su Plos One. Analizzando gli aggiornamenti degli stati di Facebook, secondo gli esperti, emergono sostanziali discrepanze tra il “come siamo” e il come ci percepiscono gli altri, con alterazioni più o meno grossolane della personalità. Quanto proponiamo, insomma, può essere non proprio vicino al percepito che abbiamo di noi stessi. In questo senso il mondo virtuale del social può ingannare.