Aprire un conto corrente potrebbe diventare un diritto del cittadino e non più una scelta lasciata alla sola discrezionalità della banca. È questo l’obiettivo del disegno di legge S.1595, già approvato dalla Camera dei deputati e ora all’esame della Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Il testo, approdato a Palazzo Madama il 4 luglio, non introduce un obbligo per i cittadini di aprire un conto. Prevede invece nuovi vincoli per gli istituti di credito, che non potrebbero più rifiutare l’apertura senza una motivazione legittima. La proposta interviene in un ambito sempre più centrale per la vita economica quotidiana. Oggi il conto corrente è necessario per ricevere stipendi e pensioni, effettuare pagamenti tracciabili, gestire risparmi, utilizzare servizi digitali e accedere a molte prestazioni pubbliche e private.
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Il nuovo obbligo per le banche
Il disegno di legge punta a introdurre nel Codice civile un nuovo articolo, il 1857-bis. La norma stabilirebbe l’obbligo per le banche di stipulare un contratto di conto corrente con chiunque ne faccia richiesta, salvo specifiche eccezioni. Il principio è quello di ridurre la discrezionalità degli istituti nei casi di rifiuto dell’apertura del conto. In altre parole, la banca non potrebbe più negare il rapporto senza indicare una ragione valida.
Il testo prevede anche limiti alla chiusura unilaterale dei conti già attivi. Una volta aperto il rapporto, l’istituto non potrebbe recedere liberamente, sia nel caso di conto a tempo determinato sia nel caso di conto a tempo indeterminato, se il saldo resta positivo. La misura punta a evitare che il cliente si trovi improvvisamente senza operatività bancaria, con conseguenze su pagamenti, incassi e gestione delle proprie risorse.
Quando la banca può rifiutare o chiudere il conto
Le eccezioni previste dal disegno di legge sono limitate. La banca potrebbe rifiutare l’apertura o chiudere il conto in caso di violazioni della normativa antiriciclaggio o delle disposizioni contro il finanziamento del terrorismo. In questi casi l’istituto dovrà comunque comunicare la decisione per iscritto entro 10 giorni dalla richiesta, indicando le ragioni del diniego. La motivazione scritta diventa quindi un elemento centrale della tutela del cliente.
Il rifiuto non potrebbe essere generico, discriminatorio o privo di spiegazioni. Il provvedimento mira così a bilanciare due esigenze: da un lato garantire l’accesso ai servizi bancari essenziali, dall’altro conservare i controlli necessari contro riciclaggio, terrorismo e uso illecito del sistema finanziario.
Perché il conto corrente è diventato essenziale
La riforma nasce dal cambiamento delle abitudini economiche e delle regole sui pagamenti. Negli ultimi anni l’uso del contante si è ridotto, mentre sono aumentati i pagamenti tracciabili, i bonifici, gli accrediti digitali e l’accesso online ai servizi finanziari. Non avere un conto corrente può significare difficoltà nel ricevere lo stipendio, incassare la pensione, pagare utenze, gestire affitti, effettuare acquisti o conservare i risparmi in modo ordinato. Per molte persone, il conto è fondamentale per la vita economica. Il disegno di legge parte da questa considerazione e punta a rendere più stabile il rapporto tra cittadino e banca.
Ddl conto corrente, cosa cambierebbe per i clienti
Se il disegno di legge venisse approvato definitivamente, i cittadini avrebbero maggiori garanzie nell’apertura e nella gestione del conto corrente. La banca non potrebbe rifiutare la richiesta senza un motivo legittimo e dovrebbe comunicare per iscritto le ragioni dell’eventuale diniego entro 10 giorni.
Anche la chiusura del conto già attivo sarebbe più difficile, soprattutto se il saldo è positivo e non emergono violazioni gravi delle norme antiriciclaggio o antiterrorismo. Per famiglie, lavoratori, pensionati e risparmiatori, la novità principale sarebbe una maggiore stabilità nell’accesso ai servizi bancari di base. Il conto corrente diventerebbe così uno strumento più tutelato, in linea con il suo ruolo nella gestione di stipendi, pensioni, pagamenti e risparmi.