Quanto sono aumentati gli stipendi in Italia, i settori dove si guadagna di più

Report ISTAT secondo trimestre 2026: retribuzioni in crescita del 2,6%, spinta dai rinnovi Ccnl ma restano forti differenze settoriali.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Gli stipendi in Italia continuano a crescere, anche se con ritmi ancora contenuti rispetto all’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni. I dati diffusi dall’Istat il 29 luglio e relativi al secondo trimestre del 2026 mostrano infatti un miglioramento delle retribuzioni, spinte soprattutto dai rinnovi di numerosi contratti collettivi nazionali.

Solo in alcuni settori, però, i lavoratori hanno ottenuto aumenti superiori alla media, mentre molti altri – milioni in Italia – attendono ancora il rinnovo proprio Ccnl.

Di quanto sono aumentati gli stipendi in Italia

Come riportato dal report sulle retribuzioni contrattuali in Italia:

  • la paga oraria media nel periodo gennaio-giugno 2026 è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025;
  • l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie nel mese di giugno è cresciuto dello 0,5% rispetto a maggio e del 2,4% su base annua.

Questi incrementi sono il risultato dei rinnovi contrattuali sottoscritti negli ultimi mesi e interessano sia il settore privato sia quello pubblico, seppure con dinamiche differenti.

Nel dettaglio, l’aumento tendenziale è stato:

  • +3,2% nell’agricoltura;
  • +2,7% nell’industria;
  • +2,2% nei servizi privati;
  • +2,3% nella pubblica amministrazione.

I settori dove gli stipendi crescono di più

Guardando ai singoli comparti economici, alcuni settori hanno infatti beneficiato di rinnovi che hanno portato ad aumenti superiori al 5%. Ad oggi, però, emergono differenze ancora più marcate.

Gli incrementi maggiori sono stati comparto dell’igiene ambientale, dove le retribuzioni contrattuali registrano un incremento del 5,7% rispetto a giugno 2025.

Seguono:

  • gas e acqua: +5,2%;
  • industria chimica: +5,2%.

Situazione diversa, invece, per le farmacie private, dove l’incremento delle retribuzioni risulta pari a zero. Rispetto allo scorso anno, gli stipendi contrattuali non hanno registrato alcun aumento.

I contratti rinnovati

La crescita degli stipendi è collegata ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Nel secondo trimestre del 2026 sono stati recepiti sei nuovi contratti nazionali:

  • uno nel settore agricolo;
  • uno nell’industria;
  • quattro nei servizi privati.

E proprio grazie a questi rinnovi, alla fine di giugno risultano 50 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica, che interessano circa 9,1 milioni di lavoratori, pari al 69,9% dei dipendenti italiani. In particolare:

  • nel privato i contratti rinnovati riguardano l’89,3% dei dipendenti, una percentuale molto elevata che dimostra come gran parte delle categorie abbia già definito i nuovi aumenti salariali;
  • nella pubblica amministrazione, dove tutti i contratti risultano ancora scaduti dal punto di vista economico, la copertura dei rinnovi è pari a zero.

I Ccnl in attesa di rinnovo

A fine giugno 2026 risultano 25 contratti collettivi ancora da rinnovare, che coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti, di cui:

  • 1,1 milioni lavorano nel settore privato;
  • 2,8 milioni appartengono alla pubblica amministrazione.

Anche se la durata media dell’attesa necessaria per ottenere il rinnovo si è abbassata (passando tra giugno 2025 e giugno 2026 da 15,6 a 17,7 mesi nel privato e da 34,4 mesi a 18 mesi nel pubblico), molti Ccnl rimasti non rinnovati comportano non soltanto il mancato adeguamento degli stipendi, ma incidono anche sulla capacità dei salari di mantenere il passo con l’inflazione e con l’aumento del costo della vita. Non a caso, il lavoro statale ad oggi per molti non risulta più attrattivo, e le PA – dove gli incrementi si fanno ancora attende – continuano a fare sempre più fatica a reperire risorse.