Gli stipendi in Italia continuano a crescere, anche se con ritmi ancora contenuti rispetto all’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni. I dati diffusi dall’Istat il 29 luglio e relativi al secondo trimestre del 2026 mostrano infatti un miglioramento delle retribuzioni, spinte soprattutto dai rinnovi di numerosi contratti collettivi nazionali.
Solo in alcuni settori, però, i lavoratori hanno ottenuto aumenti superiori alla media, mentre molti altri – milioni in Italia – attendono ancora il rinnovo proprio Ccnl.
Indice
Di quanto sono aumentati gli stipendi in Italia
Come riportato dal report sulle retribuzioni contrattuali in Italia:
- la paga oraria media nel periodo gennaio-giugno 2026 è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025;
- l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie nel mese di giugno è cresciuto dello 0,5% rispetto a maggio e del 2,4% su base annua.
Questi incrementi sono il risultato dei rinnovi contrattuali sottoscritti negli ultimi mesi e interessano sia il settore privato sia quello pubblico, seppure con dinamiche differenti.
Nel dettaglio, l’aumento tendenziale è stato:
- +3,2% nell’agricoltura;
- +2,7% nell’industria;
- +2,2% nei servizi privati;
- +2,3% nella pubblica amministrazione.
I settori dove gli stipendi crescono di più
Guardando ai singoli comparti economici, alcuni settori hanno infatti beneficiato di rinnovi che hanno portato ad aumenti superiori al 5%. Ad oggi, però, emergono differenze ancora più marcate.
Gli incrementi maggiori sono stati comparto dell’igiene ambientale, dove le retribuzioni contrattuali registrano un incremento del 5,7% rispetto a giugno 2025.
Seguono:
- gas e acqua: +5,2%;
- industria chimica: +5,2%.
Situazione diversa, invece, per le farmacie private, dove l’incremento delle retribuzioni risulta pari a zero. Rispetto allo scorso anno, gli stipendi contrattuali non hanno registrato alcun aumento.
I contratti rinnovati
La crescita degli stipendi è collegata ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Nel secondo trimestre del 2026 sono stati recepiti sei nuovi contratti nazionali:
- uno nel settore agricolo;
- uno nell’industria;
- quattro nei servizi privati.
E proprio grazie a questi rinnovi, alla fine di giugno risultano 50 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica, che interessano circa 9,1 milioni di lavoratori, pari al 69,9% dei dipendenti italiani. In particolare:
- nel privato i contratti rinnovati riguardano l’89,3% dei dipendenti, una percentuale molto elevata che dimostra come gran parte delle categorie abbia già definito i nuovi aumenti salariali;
- nella pubblica amministrazione, dove tutti i contratti risultano ancora scaduti dal punto di vista economico, la copertura dei rinnovi è pari a zero.
I Ccnl in attesa di rinnovo
A fine giugno 2026 risultano 25 contratti collettivi ancora da rinnovare, che coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti, di cui:
- 1,1 milioni lavorano nel settore privato;
- 2,8 milioni appartengono alla pubblica amministrazione.
Anche se la durata media dell’attesa necessaria per ottenere il rinnovo si è abbassata (passando tra giugno 2025 e giugno 2026 da 15,6 a 17,7 mesi nel privato e da 34,4 mesi a 18 mesi nel pubblico), molti Ccnl rimasti non rinnovati comportano non soltanto il mancato adeguamento degli stipendi, ma incidono anche sulla capacità dei salari di mantenere il passo con l’inflazione e con l’aumento del costo della vita. Non a caso, il lavoro statale ad oggi per molti non risulta più attrattivo, e le PA – dove gli incrementi si fanno ancora attende – continuano a fare sempre più fatica a reperire risorse.