Pensioni, verso Quota 41: novità, risorse e platea

L'esecutivo prende tempo in attesa di un intervento più strutturale: i possibili scenari

Sono le pensioni uno dei capitoli fondamentali della prossima legge di bilancio: se – come pare – il Governo metterà in campo la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi e almeno 62 anni di età le risorse che potrebbero essere stanziate nella manovra dovrebbero essere intorno a 700 milioni per una platea totale di 45-50mila persone.

Pensioni, Governo studia Quota 41

Ma è probabile che le uscite reali si fermino alla metà della platea – meno di 25mila persone quindi – soprattutto se si deciderà per il divieto di cumulo con il lavoro come è stato previsto per Quota 100. In quel caso a fronte di una platea di un milione di persone con i requisiti nel triennio 2019-2021 ne sono uscite circa 380mila.

Oltre che introdurre Quota 41, il governo potrebbe rinnovare strumenti ormai collaudati come Opzione donna e Ape social. Secondo fonti vicine al dossier sono diverse le stime che si stanno facendo ma è probabile che si fissi, come è stato per Quota 100, un periodo di finestra mobile. Allora fu di tre mesi per il lavoro privato e di sei mesi per il pubblico.

Opzione donna e Ape social, che succede?

C’è un dubbio per quanto riguarda le donne del pubblico impiego che in caso di finestra di sei mesi avrebbero un anticipo molto ridotto rispetto alle regole attuali che, indipendentemente dall’età, prevedono 41 anni e 10 mesi oltre a tre mesi di finestra mobile. L’efficacia sarebbe praticamente nulla per le donne della scuola perché si va in pensione una volta l’anno.

Per la nuova misura “Quota 103” la cifra da spendere raddoppierebbe nel 2024 fino a 1,4 miliardi, sempre se si considera la platea totale, dato che nel 2024 tutte le persone saranno interamente in pensione mentre il prossimo anno uscirebbero nel corso dei dodici mesi e molto probabilmente con il meccanismo della ‘finestra mobile’.

Legge bilancio al ribasso

Ciò che è certo è che le risorse limitate ridurranno l’impatto di gran parte delle misure, almeno rispetto a quanto promesso dai partiti di maggioranza in campagna elettorale. Sicuramente il canone Rai resterà in bolletta, come annunciato dal ministero dell’Economia. Sul fisco, come ribadito da Matteo Salvini, si andrà invece ad un aumento della soglia dell’aliquota al 15% dagli attuali 65.000 a 85.000 euro, con il tentativo peraltro di introdurre anche la flat tax incrementale.