Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha annunciato che in Manovra il Governo introdurrà misure contro l’inverno demografico, il calo delle nascite che sta aggravando l’invecchiamento della popolazione in Italia. Una delle norme che potrebbe essere utilizzata a questo scopo è un contributo statale nella pensione integrativa a partire dalla nascita.
Una misura simile è stata già approvata in Germania e si basa su un principio: nella previdenza complementare, come in molti altri investimenti, il fattore importante non è tanto l’ammontare del contributo, ma il tempo a disposizione. Quale potrebbe essere il risultato di una misura di questo tipo nelle simulazioni?
Indice
L’inverno demografico spaventa Giorgetti: arriva il fondo pensione pagato dallo Stato
Durante il Forum di Cernobbio, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia e delle Finanze, ha parlato del problema della demografia italiana:
Il deserto demografico bussa alla porta, occorre fare investimenti e sicuramente la legge di Bilancio dovrà avere un occhio di riguardo a questo tema.
Tra le norme che il Governo potrebbe adottare è emersa quella di un piccolo contributo statale a ogni neonato per permettergli di avviare un fondo pensione. L’obiettivo è soprattutto avvicinare le famiglie italiane alla previdenza complementare, che potrebbe diventare in futuro un supporto importante per l’Inps.
Le pensioni del futuro, infatti, non rischiano soltanto di arrivare molto tardi, ma anche di essere basse. Un fondo pensione garantisce un’integrazione che potrebbe cambiare lo stile di vita di chi andrà in pensione tra 70 anni.
Il modello tedesco
L’Italia non è l’unica a pensare a soluzioni simili. Anche la Germania, che pur ha un sistema previdenziale molto più sostenibile di quello italiano, ha approvato quest’anno una norma proprio per istituire un fondo pensione per tutti i nuovi nati. La legge prevede:
- la creazione di un fondo pensione alla nascita di ogni bambino;
- un supporto di 10 euro al mese dello Stato, dai 6 ai 12 anni;
- un contributo di 20 euro al mese delle famiglie.
In questo modo si raccoglierebbero, in 12 anni, 4.320 euro, che investiti con un rendimento del 7% diventerebbero 160 mila euro circa al momento della pensione, anche senza contributi ulteriori.
Chi gestirebbe i fondi per i neonati
In Italia esiste però ancora un grosso dubbio su questa norma. Potenzialmente, soprattutto se ci fosse un contributo pubblico, questa legge andrebbe a creare in pochi anni un fondo molto cospicuo, che andrebbe investito sui mercati per ottenere le rendite necessarie a far crescere negli anni il capitale.
Reinvestendo i rendimenti, inoltre, la cifra aumenterebbe esponenzialmente in pochi decenni. Si tratta di una responsabilità e di un potere enormi, e c’è da decidere chi dovrebbe controllare questi fondi. Le proposte principali, al momento, sono:
- l’Inps, come ha proposto la ministra del Lavoro Calderone;
- un sistema di collaborazione tra diversi fondi pensione sotto la sorveglianza Covip, come propone il presidente di Covip Mario Pepe;
- un sistema di libera scelta dei cittadini, come propone il presidente di Ania Giovanni Liverani.
C’è poi un grosso problema che riguarda i costi di gestione dei fondi. Non è chiaro infatti se dovrebbero essere le famiglie a sobbarcarseli, con relativa erosione dell’investimento, oppure lo Stato.

La simulazione: quanto conviene un fondo pensione dalla nascita
Per capire quanto sia impattante l’apertura di un fondo pensione dalla nascita, si possono fare alcune simulazioni. Non si tratta però di previsioni, ma soltanto di uno scenario ipotetico per capire le potenzialità di questo sistema. I parametri considerati per questa simulazione sono:
- un rendimento potenziale basato sul Msci Acwi, un indice delle Borse mondiali, che al netto di tasse e costi renderebbe tra il 5,1% e il 7,9% annuo, al netto dei profili di rischio;
- un fondo con reinvestimento dei rendimenti e versamenti mensili;
- un’inflazione annua del 2%, da cui si calcolerà il rendimento “reale”, e non nominale, dell’investimento.
Da questa base si possono delineare due scenari, a seconda di come si potrebbe strutturare la norma sui fondi pensione ai neonati in Italia:
- scenario 1, lo Stato versa 50 euro al mese per i primi 36 mesi di vita del bambino;
- scenario 2, al bonus statale si aggiungono altri 50 euro al mese, versati dalla famiglia fino ai 18 anni.
Il bonus di Stato da 1.800 euro
Nello scenario uno l’investimento dello Stato da solo sarebbe di 1.800 euro. Senza altri interventi, né da parte pubblica, né dalla famiglia, a 67 anni il neonato potrebbe accumulare un massimo di 266 mila euro circa. Sembra una cifra alta, ma bisogna ricordare che si suppone che in ognuno di questi 67 anni ci sarà un’inflazione del 2%.
Di conseguenza, al momento in cui il neonato potrà andare in pensione, questi soldi al netto delle tasse varranno poco più di 70 mila euro.
Il bonus di Stato e il contributo delle famiglie
Le cose cambiano radicalmente se le famiglie versassero 50 euro al mese fino al compimento dei 18 anni di proprio figlio. Nello scenario 2, l’accumulo nominale arriverebbe a 1,2 milioni di euro, che in termini reali, cioè considerata l’inflazione, sarebbero come 328 mila euro odierni.
Il fattore tempo
Come si può notare, l’intervento del Governo sarebbe minimo, ma avrebbe il ruolo di avvicinare le famiglie alla pensione integrativa fin dalla nascita di proprio figlio. Questo è estremamente importante, perché in investimenti di questo tipo, il tempo è un fattore cruciale, anche più dell’importo investito.
La ragione sta nell’interesse composito. Se in un investimento, invece di ritirare ogni anno i propri ricavi, li si reinveste nello stesso modo, la crescita del rendimento non sarà lineare (1, 2, 3, 4, 5) ma esponenziale (1, 2, 4, 8, 16). Ogni anno in più può quindi diventare un balzo molto rilevante nel rendimento, come dimostrano le simulazioni se si cambia l’età di inizio del fondo pensione.
Investendo 100 euro al mese con i parametri già assunti sopra, si ottengono, in termini reali:
- 904 mila euro iniziando alla nascita del bambino;
- 219 mila euro partendo al compimento dei 18 anni;
- 82 mila euro partendo da 30 anni;
- 34 mila euro partendo da 40 anni.
La riduzione del rendimento è molto evidente, e più tardi si inizia più è difficile accumulare un capitale rilevante. Per compensare questo effetto, e quindi ottenere gli stessi rendimenti di un investimento partito alla nascita, bisognerebbe aumentare i versamenti:
- di 4 volte iniziando a 18 anni;
- di 11 volte iniziando a 30 anni;
- di 26 volte iniziando a 40 anni.