Pensione a 64 anni per tutti ma con un taglio fino a 366 euro al mese: a chi conviene

Pensione a 64 anni anche per il sistema misto, la simulazione Cgil mostra tagli fino a 366 euro al mese sull’assegno. Ma c'è a chi conviene

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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La riforma delle pensioni torna al centro del dibattito politico in vista della prossima legge di Bilancio. La Lega rilancia la proposta di estendere anche ai lavoratori del sistema misto la possibilità di andare in pensione a 64 anni, ovvero chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. Oggi questa possibilità è riservata solo ai cosiddetti “contributivi puri”.

Ma a quale prezzo? Secondo le simulazioni dell’Osservatorio previdenza della Cgil, aggiornate al 6 settembre, il ricalcolo interamente contributivo della pensione comporterebbe una riduzione media del 10,6% dell’assegno, con perdite permanenti che variano tra 183 e 366 euro lordi al mese.

Come funziona la proposta

Il meccanismo prevede requisiti piuttosto stringenti:

  • età minima di 64 anni (dal 2027 salirà a 64 anni e un mese, fino a 64 anni e 3 mesi dal 2028);
  • contributi minimi di 25 anni (dal 2027: 20 anni e un mese, fino a 20 anni e 3 mesi);
  • un assegno pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (nel 2026: 1.638,72 euro lordi mensili);
  • accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’intera pensione.

Per chi non raggiunge la soglia minima con la sola pensione pubblica, la proposta prevede la possibilità di trasformare in rendita una parte del Tfr accumulato presso l’Inps.

La simulazione

Per valutare concretamente l’impatto del ricalcolo contributivo, l’Osservatorio previdenza della Cgil ha costruito tre profili-tipo. Tutti i lavoratori hanno 64 anni e 40 anni di contributi, di cui nove maturati prima del 1996. Le tre simulazioni prendono in considerazione altrettanti livelli di retribuzione lorda annua, rispettivamente di 35 mila, 50 mila e 70 mila euro.

Retribuzione finale Pensione sistema misto Pensione ricalcolata Perdita mensile Perdita annua Tfr necessario
35.000 € 1.726 € 1.543 € -183 € -2.376 € 24.360 €
50.000 € 2.466 € 2.205 € -261 € -3.394 € 0 €
70.000 € 3.452 € 3.087 € -366 € -4.752 € 0 €

Il caso del Tfr

Proprio il ricorso al Tfr, però, rischia di trasformarsi in un paradosso che penalizza due volte il lavoratore.

Prendiamo il caso, simulato dalla Cgil, di un dipendente con una retribuzione finale di 35 mila euro lordi annui. Per lui, il ricalcolo contributivo comporterebbe già una riduzione di 183 euro al mese sulla pensione pubblica. Ma poiché l’assegno così ricalcolato scenderebbe al di sotto della soglia minima richiesta per uscire a 64 anni, il lavoratore dovrebbe utilizzare circa 24.360 euro del proprio Tfr per ottenere una rendita aggiuntiva di 95 euro mensili e raggiungere così la soglia richiesta.

Insomma, per andare in pensione prima, dovrebbe accettare un assegno più basso per tutto il resto della vita e, in aggiunta, sacrificare una parte consistente della propria liquidazione.

La soglia minima e i calcoli a 64 anni

Per molti lavoratori, il problema si pone ancora prima di valutare la convenienza dell’uscita anticipata: non raggiungerebbero infatti la soglia minima. La Cgil ha simulato diversi scenari:

  • 25 anni di contributi e retribuzione di 20.000 euro: pensione stimata di 730 euro mensili;
  • 25 anni e retribuzione di 30.000 euro: 1.094 euro mensili;
  • 25 anni e retribuzione di 50.000 euro: 1.824 euro mensili.

Con 25 o 30 anni di contribuzione, secondo le simulazioni del sindacato, non basterebbe neppure trasformare in rendita tutto il Tfr maturato per raggiungere il minimo richiesto.

Proiettando la riduzione sulla speranza di vita residua a 64 anni, la Cgil stima una minore pensione cumulata di:

  • 55.000 euro per il profilo da 35.000 euro;
  • 79.000 euro per il profilo da 50.000 euro;
  • oltre 110.000 euro per il profilo da 70.000 euro.

A chi potrebbe convenire

Nonostante le simulazioni a tinte fosche, ci sono lavoratori a cui può convenire questa proposta. La proposta della Lega potrebbe invece convenire ai lavoratori con pochi anni nel sistema retributivo, a chi ha una pensione già superiore alla soglia minima di 1.639 euro e a chi considera prioritario lasciare il lavoro in anticipo, anche accettando un assegno più basso.

Il nodo politico resta però la sostenibilità sociale di una misura che rischia di allargare l’accesso solo a chi già possiede redditi medio-alti, mentre i lavoratori con carriere discontinue, part-time o interruzioni per lavoro di cura (in gran parte donne) resterebbero esclusi.