Taglio delle tasse ai redditi medio-alti, l’anticipazione di Giorgetti sulla Manovra

Il ministro dell'Economia Giorgetti ha anticipato un possibile intervento sul cuneo fiscale per i redditi medio-alti in Manovra, insieme alle spese per energia e difesa

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha anticipato che il Governo potrebbe intervenire sulle tasse che lavoratori e imprese pagano sui redditi medio-alti nella Manovra finanziaria. Un provvedimento che seguirebbe quelli delle ultime leggi di bilancio, più concentrate sui redditi bassi.

Oltre a questa misura, il Governo dovrebbe approfittare della flessibilità concessa dall’Ue per le spese in deficit nei settori della difesa e dell’energia.

Giorgetti anticipa il taglio delle tasse ai redditi medio-alti

Giorgetti è rimasto vago riguardo ai dettagli della misura durante l’intervista rilasciata al Corriere, ma ha comunque parlato di “un altro passo della riforma fiscale”. Negli scorsi anni, il Governo è intervenuto sull’Irpef pensando soprattutto ai redditi più bassi:

  • ha ridotto gli scaglioni Irpef da 4 a 3;
  • ha abbassato l’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%.

Misure di cui hanno beneficiato soprattutto dipendenti e pensionati con redditi tra i 28mila e i 50mila euro all’anno. La nuova riforma dovrebbe avvantaggiare chi guadagna più di queste cifre. Giorgetti li ha definiti “redditi medio-alti” ma ha anche specificato: “ho le mie idee, ma devo mettermi d’accordo con gli altri”, inteso gli alleati di Governo.

Perché tagliare le tasse a chi guadagna di più

L’Irpef in Italia è molto squilibrata sui redditi medio-alti. I dati di uno studio dell’Università Cattolica di Milano riportano che:

  • il 78,5% dei contribuenti prende meno di 29mila euro all’anno e paga il 31,4% dell’Irpef;
  • il restante 21,5% dei contribuenti prende più di 29mila euro all’anno e si sobbarca il restante 68,6% dell’Irpef;
  • in particolare, il 5% dei contribuenti che prende più di 55mila euro paga il 36,5% dell’Irpef.

È un problema dato anche dal fatto che esiste un solo scaglione per chi guadagna più di 50mila euro, al 43%. Questo crea un problema per le imprese che vogliono superare questa soglia quando pagano i loro dipendenti. Dei primi 1.000 euro in più pagati, 430 vanno in sola Irpef allo Stato. All’aumentare dello stipendio l’effetto cala, proprio perché non essendoci ulteriori scaglioni, la percentuale pagata in tasse, seppur ampia, rimane uguale.

Diversi osservatori hanno sottolineato come questo scoraggi le aziende dall’aumentare gli stipendi e, al contempo, renda quasi impossibile per le imprese innovative italiane attrarre talenti dall’estero. Pagare un dipendente ad alta specializzazione in maniera competitiva anche soltanto con gli altri grandi Paesi europei costa alle aziende italiane molto di più rispetto ai concorrenti. Abbassare questo peso fiscale dovrebbe aiutarle a diventare più competitive.

Le altre misure della Manovra

Giorgetti ha però anche accennato a due altri ambiti di intervento, su cui il Governo potrà spendere grazie alla flessibilità ottenuta dall’Ue:

  • l’energia;
  • la difesa.

Sulla prima il ministro si è limitato ad accennare “a come funziona ora il riscaldamento e il condizionamento in scuole e ospedali” suggerendo soprattutto interventi di efficientamento del consumo delle strutture pubbliche. Sulla difesa, invece, ha espressamente citato le cifre:

Lo 0,3% del Pil nel 2027 e lo 0,6% nel 2028″, circa 19 miliardi. Si potenzierà non solo la difesa in senso stretto, ma anche la cybersecurity. Il tutto a beneficio, se possibile, dei campioni nazionali come Leonardo e Fincantieri, che sono stati sollecitati a cambiare velocità in termini di capacità di offerta.