Il mercato immobiliare italiano nel secondo trimestre 2026 si muove a velocità diverse. Da una parte il comparto residenziale mantiene sostanzialmente i livelli dell’anno precedente, dall’altra emerge con maggiore decisione il segmento non residenziale, dove alcune categorie di immobili in particolare mostrano una crescita significativa delle compravendite.
Indice
Mercato immobiliare in Italia, dati a confronto
Secondo le statistiche dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi), pubblicate dall’Agenzia delle Entrate il 10 settembre, nel secondo trimestre del 2026 il numero delle compravendite risulta stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La variazione tendenziale è infatti pari a +0,1% per il reparto residenziale, sostenuto soprattutto dagli acquisti e le vendite avvenuti nei Comuni capoluogo e nelle aree del Sud e del Nord-Ovest.
La situazione cambia invece se si osservano gli immobili destinati ad attività commerciali, produttive o di servizio. In questo caso, la crescita è più evidente e a guidare la classifica delle compravendite sono:
- negozi e laboratori, con un aumento del 5,7%;
- depositi e autorimesse, in aumento del 5,2%.
Di quanto sono aumentati affitti e locazioni
Tra aprile e giugno i nuovi contratti di locazione risultano in aumento del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, e la crescita diventa ancora più marcata se si osserva lo stesso trend nei comuni caratterizzati da una maggiore tensione abitativa. Qui infatti l’incremento arriva al 3,7%.
C’è stato quindi un effettivo trend in aumento che ha coinvolto la domanda di abitazioni, che però non si è tradotto necessariamente in un aumento delle compravendite. Una parte della popolazione residente infatti continua a rivolgersi verso il mercato degli affitti, soprattutto nelle zone in cui l’accesso alla proprietà risulta più difficile o dove la mobilità abitativa e lavorativa alimenta la richiesta di immobili in locazione.
La classifica degli immobili più venduti in Italia
Nella classifica degli immobili più venduti e acquistati in Italia, nel secondo semestre 2026 troviamo:
- negozi e laboratori, che conquistano il primo posto con un aumento delle compravendite del 5,7%;
- depositi e autorimesse, al secondo posto con un +5,2%;
- immobili per il comparto terziario-commerciale, al terzo posto con un +4,7%.
Fuori dal podio, a seguire, si sono posizionati gli immobili destinati al settore produttivo (con quasi +3%), mentre gli uffici hanno registrato una diminuzione delle compravendite pari allo 0,6% rispetto al 2025, condizionati anche dalla trasformazione delle modalità di organizzazione del lavoro (ibrido, agile e da remoto) e dalla conseguente necessità delle imprese di ripensare gli spazi. La domanda può quindi concentrarsi su immobili particolarmente efficienti, ben collegati e facilmente adattabili, mentre può risultare più debole per strutture che non rispondono alle nuove esigenze organizzative.
Per chi osserva il mercato dal punto di vista degli investimenti, dunque, il dato più interessante non è soltanto che cosa succede alle case, ma anche dove si concentra la domanda per negozi, laboratori, depositi, autorimesse e immobili produttivi. Questo perché non bisogna però confondere l’aumento delle compravendite con un automatico aumento dei valori immobiliari. Le statistiche fotografano la quantità degli scambi e forniscono informazioni sulle dinamiche del mercato, ma per valutare l’andamento dei prezzi è necessario considerare anche le quotazioni e le caratteristiche specifiche delle singole aree.