Le stime di crescita territoriale di Cer per Confesercenti, elaborate con il modello econometrico di Cer a partire dalle ultime previsioni Upb, hanno mostrato un aumento del prodotto interno lordo previsto per il 2026 dello 0,9% per l’Italia, oltre le stime del Governo e delle organizzazioni internazionali.
Il rapporto mostra però anche le forti divisioni tra i vari territori. Uno dei dati più rilevanti riguarda il Nord, che torna a crescere più in fretta del resto del Paese, mentre il Sud, con gli investimenti del Pnrr agli sgoccioli, fatica. In entrambe le aree, però, le città emergono come motore dell’economia.
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Quanto crescerà l’Italia nel 2026
Le stime di Confesercenti mostrano che il Pil italiano potrebbe arrivare a crescere dello 0,9% nel 2026. Si tratta di un dato più positivo rispetto ad altre stime. L’Ocse, l’Organizzazione internazionale per lo sviluppo economico, a giugno aveva stimato la crescita italiana per quest’anno allo 0,5%.
Le ultime rilevazioni dell’Istat danno però sostegno a queste stime, visto che l’aumento del Pil nel secondo trimestre ha portato a una crescita acquisita dell0 0,8%.
Le regioni che cresceranno di più e quelle che cresceranno di meno
La stima di Cer scorpora però anche i dati per regione, individuando quelle con la crescita più sostenuta:
- Tentino-Alto Adige, +1,5%;
- Lazio, +1,2%,
- Toscana, +1,2%;
- Emilia-Romagna, +1,1%;
- Basilicata, +1,1%;
- Liguria, +1,1%.
Fanno peggio, invece:
- Valle d’Aosta, -0,1%;
- Calabria, +0,1%;
- Molise, 0,5%.
Il ruolo delle città nell’economia: la sorpresa di Napoli
Confesercenti sottolinea l’importanze delle città nella crescita economica italiana. I capoluoghi di regione trascinano spesso un’intera area, con Roma e Milano che, da sole, rappresentano il 20% di tutto il Pil italiano. Non sono però quelle con la crescita più sostenuta, a superarle Bolzano, il cui Pil aumenta dell’1,8%.
Notevole il dato di Napoli, che cresce all’1,5%, soltanto un decimo di punto in meno di Milano e Roma. Si tratta di un aumento del Pil in forte controtendenza con quello dell’area in cui si trova la città, il Sud e le Isole, che cresce soltanto dello 0,8%.
L’inflazione colpisce di più il Sud
Le stime di Confesercenti hanno calcolato anche la possibile inflazione, pesantemente influenzata dalla guerra in Medio Oriente e dalla conseguente crisi economica. Poche le città sotto il 2%, la soglia considerata ideale, mentre sono diverse, soprattutto al Sud, quelle dove l’aumento dei prezzi è molto sensibile:
- Reggio Calabria, +4,3%;
- Napoli, +3,5%;
- Bolzano +3,4%;
- Roma, +3,4%;
- Bari, +3,2%;
- Palermo, +3,2%.
Il commento di Confesercenti
Nico Gronchi, presidente di Confesercenti, ha commentato i dati in un comunicato che ha accompagnato il report:
In un periodo in cui l’unica certezza sembra essere il caldo tropicale che ci accompagnerà per tutto agosto, i numeri danno qualche soddisfazione: le previsioni sul Pil migliorano e l’inflazione resta, nella media nazionale, sotto la soglia del 3%. Metà della crescita attesa per il 2026 si concentra in cinque città: le economie urbane sono ormai un motore autonomo dello sviluppo nazionale, e bisogna partire da qui.