Il turismo del cibo smuove miliardi, ma per cosa si spende di più? Top 5 delle attività più richieste

Il cibo guida le vacanze degli italiani: enogastronomia e tradizioni locali valgono oltre un terzo del budget turistico totale

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Il cibo conquista sempre più spazio nella pianificazione delle vacanze. Basti pensare che, secondo quanto riportato da Coldiretti/Ixè, nell’estate 2026 sono 25 milioni gli italiani che vivranno almeno un’esperienza legata all’enogastronomia. Il fenomeno, inoltre, interessa sempre di più i turisti stranieri, che mostrano un interesse crescente per quelle esperienze che permettono di conoscere da vicino la produzione agroalimentare e scoprire il territorio attraverso i suoi prodotti tipici.

Dalle degustazioni alle visite nelle aziende agricole, dai corsi di cucina ai laboratori artigianali, è ormai una consuetudine più che diffusa destinare parte del proprio budget a questo tipo di attività.

Il cibo nel budget delle vacanze: la spesa destinata a eventi e attività enogastronomiche

Come emerso dai dati, oltre un terzo del budget destinato alle vacanze viene speso per la tavola. La voce comprende:

  • uscite in ristoranti, pizzerie, trattorie e agriturismi;
  • acquisto di prodotti tipici, specialità locali e souvenir gastronomici.

Si tratta di una evoluzione degli interessi che, di fatto, ha redistribuito la spesa turistica al di fuori dei tradizionali circuiti alberghieri, che interessa e può diventare fonte di guadagno anche per:

  • cantine;
  • frantoi;
  • birrifici;
  • caseifici;
  • aziende agricole.

Il turista arriva per vivere un’esperienza e spesso finisce per diventare anche un cliente.

La Top 5 delle attività di turismo del cibo più richieste

Considerando le esperienze che oggi attirano maggiormente i visitatori, il panorama è sempre più ampio e comprende attività tradizionali e proposte innovative. Tra le top 5, ci sono:

  • al primo posto, le esperienze di enoturismo, che continua a rappresentare il segmento più consolidato e, secondo una stima elaborata su dati del Movimento Turismo del vino, oggi vale circa 3,5 miliardi di euro. Tra le attività più apprezzate c’è soprattutto la visita alle cantine a conduzione familiare, che permette di conoscere direttamente i produttori, vedere i luoghi della produzione e comprendere la storia che si trova dietro una bottiglia. Subito dopo si colloca l’acquisto di vino direttamente dal produttore, un dato particolarmente significativo perché dimostra come la relazione personale continui a essere centrale anche nell’epoca dell’e-commerce e della digitalizzazione. Alle degustazioni tradizionali si aggiungono attività che combinano vino e intrattenimento come yoga e pilates tra i filari, pittura in vigna, degustazioni con realtà virtuale e visori 3D, fino all’astrotasting, che abbina l’assaggio del vino all’osservazione del cielo stellato;
  • la seconda grande tendenza è rappresentata dalla vendita diretta dei prodotti agroalimentari. Vino, olio extravergine di oliva, formaggi, salumi, conserve, prodotti da forno e altre specialità locali diventano una sorta di souvenir gastronomico;
  • al terzo posto ci sono le attività di oleoturismo, birraturismo e percorsi dedicati ai formaggi. Nel caso dell’olio, il visitatore può partecipare alla raccolta delle olive, assistere alla molitura e prendere parte a laboratori dedicati all’assaggio dell’extravergine. Non si tratta più quindi di una semplice degustazione, ma di un’immersione completa nel processo produttivo. Anche la birra sta conquistando una posizione sempre più importante. I birrifici propongono visite, degustazioni e partecipazione alle cotte insieme ai mastri birrai, mentre alcune aziende organizzano percorsi nei campi di orzo e luppolo per spiegare l’origine delle materie prime. Analoga evoluzione interessa il settore lattiero-caseario. I turisti possono partecipare alla produzione del formaggio insieme ai casari oppure raggiungere gli alpeggi, entrando in contatto con un sistema produttivo profondamente legato alla storia e alla cultura delle aree montane.

Infine, fuori dal podio ma in forte espansione, ci sono:

  • i corsi di cucina o, in generale, le esperienze che permettono di imparare a preparare il cibo, che è un modello particolarmente interessante soprattutto per i visitatori stranieri.
  • i cammini rurali, sport e benessere legati al cibo, i percorsi possono essere affrontati a piedi, in bicicletta o a cavallo e consentono di scoprire lentamente il territorio, attraversando campagne, aziende agricole e aree rurali.

Anche le aziende vitivinicole stanno intercettando questa domanda, proponendo attività come yoga e pilates in vigna, passeggiate tra i filari e degustazioni abbinate a esperienze nella natura.