Ddl tutela agroalimentare, reato di agropirateria e multe da 100mila euro: chi rischia

Nuove sanzioni penali contro le frodi e stop ai nomi ingannevoli per i prodotti vegetali. Arriva riforma che vuole difendere la qualità

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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È stato dato il via libera al Ddl per la tutela agroalimentare. Con questo si introduce il reato di agropirateria e si definisce il quadro di sanzioni per le irregolarità del settore. L’obiettivo è la tutela delle eccellenze alimentari nostrane. Nella Giornata del Made in Italy, il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare ha parlato di un risultato storico raggiunto in Parlamento.

Dopo l’approvazione, il prossimo passo è l’applicazione pratica delle norme. Si vuole agire direttamente nelle situazioni in cui si inseriscono le associazioni mafiose o paramafiose. Il progetto prevede che quanto viene confiscato vada alle persone meno abbienti.

Il provvedimento è stato portato a casa grazie alla sinergia con le opposizioni, le forze dell’ordine e il Ministero della Giustizia. Ora si punta a rafforzare la trasparenza e la tracciabilità attraverso nuove misure a tutela dei prodotti a indicazione geografica. Per farlo si passa anche dall’inserimento di due nuovi reati e un’aggravante.

Il Ddl contro l’agropirateria

Il via libera al provvedimento è arrivato il 15 aprile 2026, proprio nella Giornata del Made in Italy. Il Ddl introduce il reato di agropirateria e definisce le sanzioni per due nuovi reati e un’aggravante.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha salutato con soddisfazione il provvedimento:

Tutti possiamo essere orgogliosi: sappiamo che non c’era una difesa organica del sistema. Questo provvedimento va a tutela dei disciplinari e l’Italia è all’avanguardia in questo modello; per questo ringrazio il mondo agricolo e industriale, con cui abbiamo trovato un equilibrio sulle sanzioni, e il mondo associativo per aver corretto eventuali distorsioni.

Il che arriva in collaborazione con le forze dell’ordine e il ministero della Giustizia per toccare i diversi punti critici del settore.

Cosa cambia: i nuvoi reati e la tracciabilità

Tra le novità, il provvedimento rafforza la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera e favorisce così la trasparenza. Per il consumatore saranno ora disponibili tutte le informazioni sulla provenienza e, in un’ottica di tutela della salute, questo garantirà acquisti consapevoli.

Vengono inseriti nel Codice Penale dei meccanismi di deterrenza:

  • il reato di frode alimentare;
  • il reato di commercio di alimenti con segni mendaci;
  • l’aggravante di agropirateria.

Reato di frode alimentare

Nello specifico, il reato di frode alimentare punta a colpire chi commercializza alimenti o bevande consapevole che non siano “genuini” o che provengano da luoghi diversi rispetto a quelli indicati nelle etichette.

Per questo nuovo reato è prevista la reclusione da due mesi a un anno.

Reato di commercio di alimenti con segni mendaci

In questo caso, il reato di commercio di alimenti con segni mendaci punta a punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre il consumatore a comprare in maniera poco trasparente. Per esempio, utilizzando indicazioni o etichette errate sulla qualità degli alimenti.

In questo caso è prevista la reclusione da tre a 18 mesi.

Aggravante di agropirateria

Poi c’è l’aggravante di agropirateria, prevista quando l’attività illecita si realizza in maniera organizzata e continuativa. Si punisce chi commercializza in maniera truffaldina sotto l’aspetto della “quantità”, qualora i volumi siano rilevanti, e per l’aspetto del “biologico”, quando i prodotti sono venduti con etichette o segni “bio” pur non essendolo.

Tutela dei prodotti a indicazione geografica

Non manca poi un pacchetto di norme per tutelare i prodotti a indicazione geografica. Con il reato di contraffazione si va a punire chi etichetta erroneamente indicazioni geografiche e denominazioni di origine.

Questo era già protetto dal codice, ma ora prevederà sanzioni da uno a quattro anni (prima erano due anni) e multe da 10.000 a 50.000 euro (prima era fino a 20.000 euro).

Confisca e ridistribuzione

La misura introduce anche la confisca dei prodotti per tutti i reati sopraindicati. Nel caso in cui i prodotti sequestrati risultino commestibili, si è introdotto l’obbligo che autorizza la distribuzione a enti territoriali o caritatevoli per destinare i prodotti a persone bisognose o animali abbandonati.

Utilizzo del termine “latte”

Infine, il testo introduce anche il divieto di utilizzo del termine “latte” e di tutti i prodotti lattiero-caseari per i prodotti vegetali. Quindi non si potrà utilizzare il termine “latte” per intendere bevande vegetali di soia o avena, ma sarà possibile utilizzarlo per il “latte di mandorla”.

È prevista una sanzione da 4.000 a 32.000 euro, fino al 3% del fatturato dell’azienda (fino a un massimo di 100mila euro), in caso di uso improprio del termine.