Tutela IGP con il decreto protezione del Made in Italy, via alle sanzioni

Dal 7 maggio 2026 la protezione IGP si estende a ceramica, tessile e artigianato: ecco le novità del decreto Mimit per la tutela estesa

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Dal 7 maggio 2026 entra in vigore il sistema di tutela per le indicazioni geografiche protette dei prodotti artigianali e industriali non agroalimentari. Si tratta di una novità introdotta dal decreto legislativo n.51 del 2 aprile 2026, che ha esteso la protezione IGP – finora associata quasi esclusivamente al settore alimentare – a comparti simbolo dell’identità produttiva nazionale come ceramica, vetro, tessile, lavorazioni artistiche e manifattura tradizionale.

Prodotti artigianali e industriali IGP: cosa prevede il nuovo decreto

Il provvedimento, promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, rende pienamente operativo in Italia il regolamento UE di tutela delle IGP non agricole e introduce procedure di registrazione, controlli rafforzati e un apparato sanzionatorio specifico per chi utilizza impropriamente denominazioni protette.

Fino ad oggi il sistema delle indicazioni geografiche era consolidato soprattutto nel comparto agroalimentare, con denominazioni DOP e IGP riconosciute e difese a livello europeo. Il decreto introduce invece un quadro normativo per i prodotti artigianali e industriali legati a uno specifico territorio, consentendo anche a questi beni di ottenere una protezione giuridica analoga.

Si tratta di produzioni non alimentari ed eccellenze territoriali fortemente identitarie, come:

  • lavorazioni storiche;
  • competenze tramandate;
  • tecniche produttive radicate in specifiche aree geografiche.

La possibilità di registrare una IGP consentirò a queste realtà di distinguersi sul mercato, proteggere il proprio valore e contrastare imitazioni che sfruttano impropriamente il richiamo geografico. Proprio come accade con un prodotto alimentare, il marchio geografico diventa uno strumento di valorizzazione delle filiere locali, rafforza l’export e favorisce la competitività delle piccole e medie imprese che operano in contesti produttivi tradizionali.

Come funziona la registrazione IGP

Il decreto individua nel ministero delle Imprese e del Made in Italy l’autorità nazionale competente per la fase di registrazione delle nuove indicazioni geografiche.

Il processo prevede diverse fasi, che vanno dalla presentazione della domanda fino all’inoltro all’autorità europea competente. Nel dettaglio:

  • le domande dovranno essere presentate dai soggetti richiedenti attraverso il portale telematico dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (DGPI-UIBM);
  • dopo la presentazione, la DGPI-UIBM procederà con l’esame di ricevibilità e di merito, verificando la conformità della richiesta ai requisiti previsti. In questa fase verranno valutate anche eventuali opposizioni nazionali, per consentire ai soggetti interessati di presentare eventuali contestazioni;
  • successivamente, il ministero adotta la decisione e inoltra la domanda all’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, che si occupa della fase di registrazione a livello comunitario. In questo percorso istruttorio viene riconosciuto un ruolo anche alle Regioni, chiamate a intervenire quando la produzione oggetto della richiesta ricade nel loro territorio.

Il ruolo del Ministero non si limita alla registrazione. Il decreto attribuisce infatti alla DGPI-UIBM anche funzioni di controllo e monitoraggio, oltre alla possibilità di delegare attività operative a organismi di certificazione e alla Guardia di Finanza. Si delinea così un sistema multilivello di vigilanza, pensato per rendere effettiva la protezione delle denominazioni.

Controlli rafforzati sul rispetto dei disciplinari

Il sistema di vigilanza si concentra su due aspetti principali:

  • la conformità del prodotto al disciplinare registrato;
  • l’uso corretto del nome geografico. Questo significa che non solo la produzione dovrà rispettare le caratteristiche definite, ma anche la comunicazione commerciale e l’etichettatura saranno oggetto di monitoraggio.

Il decreto prevede inoltre il coinvolgimento della Guardia di Finanza, che potrà essere delegata allo svolgimento di compiti ispettivi e di monitoraggio. Si tratta di una novità importante, perché introduce un presidio operativo contro l’uso improprio delle denominazioni e contro fenomeni di contraffazione o evocazione indebita.

Sanzioni fino a 24 mila euro per le violazioni

Il decreto introduce anche un apparato sanzionatorio specifico per le violazioni in materia di indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali. Le sanzioni amministrative possono arrivare fino a 24 mila euro, a seconda della tipologia e della gravità dell’infrazione.

Le violazioni riguardano in particolare:

  • l’uso non autorizzato delle denominazioni registrate;
  • l’evocazione ingannevole dell’origine geografica;
  • il mancato rispetto dei disciplinari di produzione.

Il sistema è pensato per disincentivare comportamenti opportunistici e tutelare le imprese che rispettano le regole.