Dazi sul carbonio, l’Italia chiede la sospensione: agricoltura a rischio

Italia e Francia chiedono alla Commissione Ue la sospensione del Cbam sui fertilizzanti per frenare i rincari agricoli dal 1° gennaio 2026

Foto di Federica Petrucci

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Pubblicato:

Chiedi all'AI

La crisi dei costi in agricoltura torna al centro del confronto europeo. L’aumento dei prezzi dei fertilizzanti, le tensioni geopolitiche e il rincaro dell’energia stanno mettendo sotto pressione la redditività delle aziende agricole, soprattutto quelle impegnate nelle grandi colture cerealicole e industriali. Per questo motivo, Italia e Francia hanno chiesto alla Commissione europea la sospensione immediata del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere entrato in vigore dal 1° gennaio 2026. La richiesta nasce dalla necessità di alleggerire i costi dei fertilizzanti e contenere l’impatto dei rincari sulle filiere agroalimentari.

Cos’è il Cbam e perché incide sui prezzi dell’agricoltura

Il Cbam (carbon border adjustment mechanism) è uno strumento introdotto dall’Unione europea per evitare il cosiddetto carbon leakage, cioè la delocalizzazione delle produzioni verso Paesi con regole ambientali meno stringenti. In pratica, il meccanismo applica un costo alle importazioni di prodotti ad alta intensità energetica, tra cui fertilizzanti e ammoniaca, in base alle emissioni di CO₂ incorporate.

Dal punto di vista ambientale, l’obiettivo è creare condizioni di concorrenza più eque tra produttori europei e importatori. Tuttavia, nel breve periodo, l’introduzione del Cbam può tradursi in un aumento dei prezzi di input fondamentali per l’agricoltura. I fertilizzanti azotati, in particolare, sono fortemente legati al costo del gas naturale, che rappresenta la principale materia prima per la loro produzione. Se a questo si aggiunge un costo legato alle emissioni, il risultato è un ulteriore incremento dei prezzi.

Per le aziende agricole, soprattutto quelle cerealicole, questo si traduce in un aumento diretto dei costi di produzione per ettaro. In colture come grano, mais e riso, i fertilizzanti rappresentano una delle voci più rilevanti del bilancio aziendale. Un incremento dei prezzi, anche contenuto, può ridurre sensibilmente la marginalità.

La richiesta di Italia e Francia: sospensione immediata e retroattiva

Durante il Consiglio Agricoltura e Pesca, Italia e Francia hanno chiesto alla Commissione europea la sospensione immediata del Cbam per fertilizzanti e ammoniaca, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026. La richiesta si basa su un contesto eccezionale, caratterizzato da tensioni sui mercati energetici e difficoltà di approvvigionamento per via della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz.

Secondo la posizione dei due Paesi, l’introduzione del meccanismo in una fase già critica rischia di amplificare la crisi dei costi agricoli. Le aziende, infatti, stanno già affrontando rincari legati all’aumento del prezzo del gas, alla volatilità dei mercati internazionali e ai rallentamenti nelle catene di approvvigionamento.

Molti dei principali produttori globali, infatti, dipendono da forniture energetiche instabili o da rotte commerciali soggette a tensioni geopolitiche. In questo scenario, l’applicazione del Cbam rischia di aggiungere un costo ulteriore proprio su un input già caratterizzato da forte volatilità.

L’alternativa: un meccanismo di compensazione

Nel caso in cui la sospensione non fosse possibile, Italia e Francia chiedono l’introduzione immediata di un meccanismo di compensazione. L’idea è utilizzare le risorse disponibili nel quadro finanziario pluriennale europeo per neutralizzare nel breve periodo i costi aggiuntivi sostenuti dagli agricoltori.

Questo tipo di intervento consentirebbe di mantenere gli obiettivi ambientali del Cbam senza scaricare immediatamente i costi sulle imprese agricole. In altre parole, si tratterebbe di una fase di transizione finanziata a livello europeo, utile per accompagnare il settore verso un modello produttivo più sostenibile.

Impatto sui costi agricoli e sulla filiera alimentare

L’eventuale sospensione della carbon tax per fertilizzanti avrebbe effetti immediati sui costi di produzione agricoli. I fertilizzanti incidono in modo significativo sulle colture estensive e rappresentano una leva determinante per le rese produttive. Quando i prezzi aumentano, gli agricoltori possono scegliere di ridurre le dosi, ma questa decisione comporta spesso un calo della produzione.

Meno produzione significa minore offerta e, nel medio periodo, prezzi più alti per materie prime agricole. Questo effetto si trasferisce lungo tutta la filiera: mangimi, farine, pasta, prodotti da forno e, indirettamente, anche carne e latticini, che dipendono dai costi alimentari per gli allevamenti.

La sospensione del Cbam, quindi, non avrebbe solo un effetto diretto sugli agricoltori, ma anche sul contenimento dei prezzi alimentari.

Cosa cambia per le aziende agricole

Se la Commissione europea dovesse accogliere la richiesta di sospensione, gli agricoltori beneficerebbero di un alleggerimento dei costi dei fertilizzanti importati. Questo potrebbe tradursi in minori spese per ettaro e in una maggiore stabilità nella pianificazione delle semine. Nel caso di introduzione di un meccanismo compensativo, invece, il beneficio arriverebbe sotto forma di aiuti o contributi per compensare i maggiori costi sostenuti.

La sfida, per l’Unione europea, sarà trovare un equilibrio tra transizione ecologica, sicurezza alimentare e competitività delle imprese agricole.