L’acqua frizzante è una delle bevande più consumate in Italia e rappresenta circa il 13% del consumo totale di acqua in bottiglia. In un Paese che detiene il primato europeo per consumo pro capite, scegliere consapevolmente cosa si mette nel carrello diventa sempre più importante.
Il recente studio di Altroconsumo offre un quadro aggiornato e dettagliato su qualità, sicurezza e sostenibilità delle acque frizzanti in bottiglia più diffuse nei supermercati italiani.
Indice
Il metodo e i campioni analizzati nei test
Altroconsumo ha analizzato 19 acque minerali frizzanti presenti nella grande distribuzione, valutandole attraverso i seguenti parametri:
- composizione chimica;
- presenza di contaminanti;
- qualità dell’etichettatura;
- impatto ambientale delle bottiglie.
L’obiettivo non è semplicemente quello di individuare quale acqua sia più buona. Il proposito è quello di verificare eventuali problemi di sicurezza e sostenibilità tra i vari marchi. I risultati mostrano che il prezzo non è un indicatore affidabile di qualità.
Prezzo e qualità: una relazione debole
L’acqua più costosa non è necessariamente la migliore. Alcuni prodotti economici ottengono infatti punteggi molto elevati, mentre marchi noti e più cari si posizionano nella parte bassa della classifica.
Questa evidenza conferma che la marca e il prezzo non garantiscono automaticamente qualità superiore. Anzi, è spesso possibile trovare prodotti validi anche a pochi centesimi al litro.
Quali sono le migliori acque frizzanti secondo Altroconsumo
Risulta Migliore del Test l’acqua Coop Sorgente Imperiale, che ottiene il punteggio più alto grazie a buoni risultati nelle analisi chimiche e microbiologiche, oltre a un prezzo comunque accessibile.
Tra i Migliori Acquisti si distinguono invece Alpe Guizza Caudana e Viviland Presolana, distribuite entrambe da MD, caratterizzate da un eccellente rapporto qualità-prezzo.
Questi risultati evidenziano come la convenienza non sia in contrasto con la qualità, e che anche le marche della grande distribuzione possono offrire prodotti competitivi.
Sicurezza dell’acqua
Un aspetto centrale dell’esame condotto riguarda la presenza di sostanze problematiche, come arsenico, nichel, manganese e alluminio.
In tutti i campioni i valori risultano entro i limiti di legge, quindi non emergono rischi immediati per la salute. Tuttavia, la presenza di alcune sostanze influisce sul punteggio finale.
In particolare, l’arsenico è stato rilevato in tutti i campioni, anche se sempre sotto i limiti consentiti. Il nichel non è stato trovato, mentre il manganese è presente solo in tracce o assente nella maggior parte delle acque. Anche l’antimonio, probabilmente legato al materiale delle bottiglie in Pet, è stato rilevato in quantità minime.
Il caso del Tfa
Uno degli elementi più discussi è la presenza di Tfa (acido trifluoroacetico), una sostanza appartenente alla famiglia dei Pfas, spesso definiti inquinanti eterni.
Pur non essendo considerato un rischio immediato per la salute nei livelli rilevati, la rilevazione di Tfa nella maggior parte dei campioni analizzati è un segnale importante di contaminazione ambientale diffusa.
Lo studio sottolinea che solo alcune acque risultano prive di questa sostanza, confermando quanto sia difficile evitarne la presenza nel ciclo idrico moderno.
Anche la bottiglia conta
Non si valuta solo l’acqua ma anche il contenitore. Il peso della plastica, l’uso di materiali riciclati e il tipo di etichetta influiscono sul giudizio finale. Le differenze tra i prodotti sono significative: alcune bottiglie sono più leggere e quindi più sostenibili, mentre altre utilizzano più plastica per litro. Anche il tipo di etichetta può incidere sul riciclo, con la plastica generalmente preferita rispetto alla carta.