Quanti italiani lavorano in nero? Tanti, soprattutto al Sud

Secondo l'Istat, in Italia i lavoratori irregolari sono cresciuti dal 2004 al 2015: ecco i dati

La piaga del lavoro nero in Italia esiste, vale il 12,6% del PIL e in alcune regioni continua a crescere.

Secondo i dati Istat, la fotografia è chiara e drammatica: il lavoro nero è ancora forte e presente sul territorio nazionale. Nel Bel Paese i lavoratori irregolari nel 2004 erano pari al 12,4% del totale e sono passati nel 2015 al 13,5%. Non un grosso aumento, ma trasversale a quasi tutte le regioni italiane. Se si provvede a dividere l’Italia in tre macroaree, il Sud è la zona del Paese dove ci sono più lavoratori irregolari (il 19,3%). Il Centro va leggermente meglio (13,5%), segue il Nord col 10,3%.

Considerando le singole regioni, è evidente quali abbiano quasi raddoppiato la percentuale di lavoro nero e quali siano invece migliorate. La Basilicata è passata dall’8,8% del 2004 al 15% del 2015, seguita dal Piemonte, che ha registrato una forte crescita (dal 6,5% del 2004 all’11% del 2015). Nel Lazio è stato registrato un aumento dello 0,7%, con un passaggio dal 15,1% del 2004 al 15,8% del 2015. Non se la cava meglio l’Abruzzo, che passa dal 13,4% al 16,7%. Solamente due Regioni registrano un miglioramento e sono la Lombardia (che passa dal 10,9% nel 2004 al 10,5% nel 2015) e la Campania (dal 25,6% del 2004 al 21% del 2015).

Nel 2015 le unità di lavoro irregolari erano 2 milioni 724 mila, soprattutto dipendenti. Le aree dove l’irregolarità è maggiore sono quella dei servizi alla persona con il 47,6%, l’agricoltura con il 17,9%, le costruzioni con il 16,9% e i settori di commercio, trasporti, alloggio e ristorazione con il 16,7%.

Quanti italiani lavorano in nero? Tanti, soprattutto al Sud