Cos’è la transizione ecologica e su cosa si basa

Scopri quali sono le caratteristiche della transizione ecologica e qual è il suo significato

Il 26 Febbraio 2021 a Roma, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto-legge Ministeri, il quale prevede la riorganizzazione delle competenze e delle strutture, ormai datate e bisognose di un rinnovamento, di alcuni dicasteri. Nasce quindi il Ministero della Transizione Ecologica (il MITE) che, sostituendo il vecchio Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, ne ingloba tutte le competenze acquisendone alcune di nuove, tra cui le competenze chiave nel processo di transizione ecologica. Ma cosa si intende con “transizione ecologica”? Scopri di più!

Cos’è la transizione ecologica

Con transizione ecologica, l’ambito di competenza del nuovo Ministero guidato da Roberto Cingolani, fisico e direttore dell’istituto Italiano di Tecnologia, si intendono tutte quelle politiche territoriali, ambientali ed energetiche che portino il Paese dall’attuale stato di arretratezza, ad uno stato di virtuoso utilizzo di energie rinnovabili. Questa transizione sarà attuabile soltanto attraverso politiche a favore dell’ambiente e della transizione energetica.

Lo snodo è dunque chiaro: la produzione di energia pulita, rinnovabile e a basso impatto ambientale. Proprio Cingolani stesso, in occasione del suo insediamento al dicastero, ha ricordato che circa l’85% di energia utilizzata in tutto il mondo ogni giorno proviene dal consumo di combustibili di origine fossile (petrolio e derivati) e soltanto il restante 15% proviene da fonti di produzione di energia sostenibile e rinnovabile (nucleare e altre fonti).

Anche Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente della regione Emilia-Romagna, è intervenuto in merito, sottolineando l’importanza di rendere presto l’Italia e lo stile di vita dei suoi abitanti “carbon neutral”, azzerando le emissioni di CO2 che le quotidiane attività umane, come gli spostamenti, il riscaldamento e la produzione, producono ogni minuto di ogni giorno di ogni anno, in continuazione. Si presenta dunque come assolutamente impellente la necessità di cambiare rotta, per non rischiare che l’attività umana odierna porti ben presto il pianeta verso una deriva irreversibile.

Come mettere in pratica la transizione ecologica

Partendo dal presupposto che un’inversione di rotta significa un drastico cambiamento nella vita e nelle abitudini di ognuno di noi, il Ministero per la Transizione Ecologica ha iniziato a delineare degli scenari futuri, immaginando una generale trasformazione che coinvolga tutti i settori della vita e dell’economia del Paese. Ridurre l’impatto negativo che abbiamo sull’ambiente sarà infatti possibile soltanto modificando profondamente il paradigma del nostro modello di sviluppo. Ma come? Adeguandosi rapidamente a quelli che sono i modelli dell’economia circolare. Le risorse a disposizione non sono infinite, spiegano gli ecologisti, è necessario aderire ad un sistema di produzione che consenta di prendere una materia e non esaurirsi, ma continuamente utilizzarla, trasformandola.

I cinque punti della transizione ecologica

Per riuscire ad aderire a questo nuovo modello di economia circolare, il Ministero per la Transizione Ecologica ha stilato una lista di 5 punti cardine che, se applicati con metodo e rigore, saranno in grado di accompagnare l’Italia e i suoi abitanti ad una completa e soddisfacente transizione ecologica ed energetica, con notevoli vantaggi sia sulla salute dell’ambiente che su quella di chi lo abita.

Transizione energetica basata sulle rinnovabili

Come anticipato, per ridurre l’emissione quotidiana di CO2, un grande intervento dovrà essere attuato a favore della transizione energetica. Fortunatamente tanti si muovono uniti su questo fronte: con gli accordi sul Clima di Parigi del 2015, grazie ai quali l’Unione Europea, e tutti gli altri paesi mondiali che hanno deciso di aderire al piano, si impegna a ribassare fino all’azzeramento le proprie emissioni inquinanti entro non oltre il limite del 2050.

Agricoltura ed economia circolare

Anche il settore agricolo avrà bisogno di una consistente riforma con l’introduzione di misure migliorative. Saranno necessari investimenti per la transizione verso un modello agroecologico, riducendo le emissioni di CO2 con la diminuzione del numero di animali allevati e riducendo l’utilizzo di pesticidi dannosi in virtù di un’agricoltura biologica. L’economia circolare sarà invece attuata prevenendo la produzione di rifiuti e impiegando in maniera alternativa quelli che vengono prodotti per necessità.

Mobilità a zero emissioni

Il settore dei trasporti è uno dei punti cardine degli interventi per la transizione ecologica, basti pensare che tanta parte delle emissioni di anidride carbonica giornaliera viene rilasciata dal settore dei trasporti. Attualmente si punta ad una mobilità sostenibile a zero emissioni, introducendo agevolazioni e incentivi con l’obiettivo di veder circolare, entro il 2030, almeno sei milioni di veicoli elettrici.

Stop alle trivelle

Passo successivo ma fondamentale della transizione ecologica è lo “stop alle trivelle” ovvero alle perforazioni in cerca di nuovi giacimenti di combustibile fossile che sfruttano e danneggiano il territorio, incentivando la mobilità tradizionale a propulsione fossile.

Tutela della biodiversità

La tutela della biodiversità è e deve essere considerato un dovere prima di tutto morale: si avverte la necessità di preservare, e reintegrare dove necessario, l’integrità degli ecosistemi. Questo si traduce nel concreto in opere di salvaguardia della biodiversità marina e della tutela del patrimonio boschivo.

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Cos’è la transizione ecologica e su cosa si basa