Malattie cardiovascolari, i gradi di invalidità riconosciuti

Le linee guida dell'Inps per il riconoscimento dell'invalidità, prevedono specifiche percentuali di riduzione della capacità lavorativa

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

L’Inps riconosce determinate percentuali di invalidità – in base alla gravità – a coloro che sono affetti da malattie cardiovascolari.

Svolgere una prestazione lavorativa per un ente pubblico o per un’impresa privata, può comportare rischi. Alcune professioni – a causa delle loro caratteristiche – possono portare allo sviluppo di patologie, senza contare il fattore stress e stanchezza, che può portare anche all’assenza dal lavoro.

Quali sono le percentuali di riduzione della capacità lavorativa in chi patisce una malattia cardiovascolare. Facciamo il punto della situazione e mostriamo una panoramica sui gradi di invalidità civile riconosciuti, non prima però di aver spiegato – in sintesi – che cosa sono le malattie cardiovascolari e quali ne sono le cause.

Cosa sono le malattie cardiovascolari

Prima di affrontare gli aspetti chiave, vediamo insieme il contesto di riferimento. Le malattie cardiovascolari consistono in un gruppo di disturbi, che colpiscono l’organismo in vario modo.

Si tratta di condizioni che possono riguardare il cuore stesso – basti pensare a problemi come l’insufficienza cardiaca, le aritmie cardiache, l’infarto miocardico – oppure i vasi sanguigni . Tra esse abbiamo ad es. l’ipertensione, l’aterosclerosi o le malattie delle arterie periferiche.

Tali malattie possono portare ad una serie di conseguenze come danni al cuore e ai vasi sanguigni, a complicazioni di ambito neurologico o a complicazione metaboliche e renali.

Le cause delle malattie cardiovascolari

Le patologie cardiovascolari possono insorgere per più motivi e non vanno affatto sottovalutate. Anzi, esse costituiscono alcune delle principali cause di invalidità e mortalità in Italia e possono colpire uomini e donne.

Ma per quali motivi si può essere bersaglio di questi disturbi? Ebbene, le malattie ischemiche del cuore e le malattie cerebrovascolari consistono in patologie, che possono insorgere per fattori non modificabili, come la familiarità, il sesso e l’età, ma possono essere anche causate da uno stile di vita poco sano.

Un’alimentazione scorretta, ma anche fumo, abuso di alcol e una vita sedentaria a lungo andare portano allo sviluppo di queste malattie.

Percentuali invalidità arteriopatie

L’Istituto ha redatto delle linee guida per il riconoscimento dell’invalidità, nel caso in cui il lavoratore soffra di una malattia cardiovascolare. Sono infatti previste specifiche percentuali di riduzione della capacità lavorativa in base alla malattia e alla gravità della stessa.

Per le arteriopatie ostruttive croniche come ad esempio l’arteriosclerosi o l’aterosclerosi, le percentuali di invalidità previste possono andare dal 5% al 100%.

In sintesi l’arteriosclerosi consiste in un irrigidimento della parete delle arterie a causa dell’accumulo di calcio o colesterolo, ad esempio.

Tra le conseguenze di questa problematica cardiovascolare abbiamo la riduzione del flusso sanguigno, con possibile rischio di ischemia. Ma anche la possibilità di imbattersi in eventi cardiovascolari come ad es. l’angina (dolore al petto), l’infarto miocardico (attacco di cuore) e l’ictus.

Percentuali invalidità aneurisma dell’aorta

In caso di aneurisma dell’aorta, le percentuali previste vanno dal 21% all’80%. Quest’ultimo è un problema molto pericoloso che si sostanzia in una dilatazione permanente, e anomala, di un breve tratto dell’aorta. Più in particolare, è un’aneurisma aortico una qualunque dilatazione non fisiologica dell’aorta, che cresce il diametro vasale sopra i 3 cm.

Importante sottolineare che la presenza di un aneurisma dell’aorta costituisce una minaccia grave per la vita del paziente, poiché una sua rottura può causare un’emorragia interna che potrebbe rivelarsi mortale. Conseguentemente l’istituto di previdenza non può che riconoscere una percentuale di invalidità.

Percentuali invalidità ipertensione

L’ipertensione è un’altra malattia cardiovascolare da non sottovalutare. Essa consiste in un disturbo caratterizzato da una pressione del sangue nelle arterie maggiore, rispetto agli standard fisiologici ordinari.

Può manifestarsi in varie forme e avere livelli di gravità differenti. E proprio per questo, l’Inps ha predisposto distinte percentuali di invalidità, come ad es.:

  • per l’ipertensione arteriosa non complicata: il 10%;
  • per l’ipertensione arteriosa non complicata, non controllata da terapia medica: dall’11% al 20%.

Percentuali invalidità cardiopatia ipertensiva

Altre percentuali sono quelle delineate dall’istituto di previdenza, in caso di cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco medio – dal 31% al 50% – e in caso di cardiopatia ipertensiva con un impegno cardiaco medio-severo – dal 51% al 70%.

Arriviamo poi ad alcune forme più gravi e che infatti sono riconosciute dall’Inps con percentuali di invalidità molto alte, che arrivano fino al 100%. Nel caso in cui il lavoratore soffra di cardiopatia ipertensiva di grado severo, la percentuale prevista va dal 71% all’80%.

Mentre, se il dipendente è affetto da cardiopatia ipertensiva scompensata, la percentuale di invalidità può andare dall’81% al 100%.

Percentuali di invalidità e benefici

Le percentuali di invalidità civile che abbiamo visto con riferimento alla malattie cardiovascolari, rappresentano di fatto il grado di invalidità attribuito a ciascun soggetto malato. In rapporto alla percentuale assegnata, la legge prevede determinati diritti e benefici accordati da Inps.

Il requisito minimo per l’assegnazione della tutela dell’invalidità civile da parte dell’istituto di previdenza è essere affetti da malattie e menomazioni permanenti e croniche, che riducano la capacità lavorativa della persona in misura non inferiore ad un terzo (ossia maggiore del 33%).

Questo il quadro di sintesi:

  • fino al 33% nessun beneficio
  • dal 46% a salire, iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l’Impiego per l’assunzione agevolata
  • dal 33% al 73%, assistenza sanitaria e agevolazioni fiscali
  • dal 66% a salire, esenzione ticket sanitario
  • dal 74% al 100%, prestazioni economiche (indennità di accompagnamento)

In altre parole, una persona che sia stata valutata con una percentuale inferiore al 33% non sarà considerata formalmente invalida e nel relativo verbale, saranno indicate queste parole: “assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3”.

Come ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile

Rimarchiamo infine che, al fine di essere riconosciuti invalidi civili, occorre fare domanda all’Inps – anche servendosi di intermediari come i patronati (scopri qui la differenza con Caf e sindacati).

Per la la richiesta, gli interessati dovranno rivolgersi al proprio medico di base, in modo che egli rediga e trasmetta  il certificato medico telematico all’istituto. Fatta la domanda, l’interessato o l’interessata sarà convocata presso la Commissione Medico Legale per l’accertamento dell’invalidità civile e l’ottenimento (eventuale) dei benefici.