Malattie cardiovascolari, i gradi di invalidità riconosciuti

Le linee guida dell'INPS per il riconoscimento dell'invalidtà, prevedono specifiche percentuali di riduzione della capacità lavorativa

L’INPS riconosce determinate percentuali di invalidità – in base alla gravità – a coloro che sono affetti da malattie cardiovascolari.

Svolgere una prestazione lavorativa per un ente pubblico o per un’impresa privata, può comportare alcuni rischi. Alcune professioni – in virtù della loro natura – possono portare allo sviluppo di alcune patologie, senza contare il fattore stress e stanchezza, che in determinati casi portano anche all’assenza dal lavoro.

Ci sono poi patologie, come quelle cardiovascolari, che insorgono anche per altri motivi. Queste ultime sono tra le principali cause di invalidità e mortalità in Italia e possono colpire uomini e donne. Malattie ischemiche del cuore e malattie cerebrovascolari, sono patologie cardiovascolari che possono insorgere per fattori non modificabili come la familiarità, il sesso e l’età, ma possono essere anche causate da uno stile di vita poco sano. Un’alimentazione scorretta, ma anche fumo, abuso di alcol e una vita sedentaria a lungo andare portano allo sviluppo di queste malattie.

L’Istituto ha redatto delle linee guida per il riconoscimento dell’invalidità, nel caso in cui il lavoratore soffra di una malattia cardiovascolare. Sono infatti previste specifiche percentuali di riduzione della capacità lavorativa in base alla malattia e alla gravità della stessa.

Per le arteriopatie ostruttive croniche come ad esempio l’arteriosclerosi e l’aterosclerosi, le percentuali di invalidità previste possono andare dal 5% al 100%. In caso di aneurisma dell’aorta, le percentuali previste vanno dal 21% all’80%.

L’ipertensione è un’altra malattia cardiovascolare da non sottovalutare. Può manifestarsi in varie forme e avere livelli di gravità differenti. Anche in questo caso, l’INPS ha predisposto le seguenti percentuali di invalidità:

  • per l’ipertensione arteriosa non complicata: il 10%;
  • per l’ipertensione arteriosa non complicata, non controllata da terapia medica: dall’11% al 20%;
  • in caso di cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco medio: dal 31% al 50%;
  • in caso di cardiopatia ipertensiva con un impegno cardiaco medio-severo: dal 51% al 70%.

Arriviamo poi ad alcune forme più gravi e che infatti sono riconosciute dall’INPS con percentuali di invalidità molto alte, che arrivano fino al 100%. Nel caso in cui il lavoratore soffra di cardiopatia ipertensiva di grado severo, la percentuale prevista va dal 71% all’80%. Mentre, se il dipendente è affetto da cardiopatia ipertensiva scompensata, la percentuale di invalidità può andare dall’81% al 100%.

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