Boom di assunzioni: i lavori senza laurea più richiesti

Gli anni che vanno dal 2022 al 2026 saranno caratterizzati da un'importante ripresa dell'occupazione post pandemica, ma alcuni lavori (anche senza laurea) saranno più richiesti di altri

Nuove assunzioni e uno slancio della domanda e dell’offerta di lavoro caratterizzeranno il periodo post pandemia: questo è quanto emerso almeno dal rapporto “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026)” di Unioncamere e ANPAL.

Tutte queste transizioni – sociali, economiche, ambientali e demografiche – comporteranno un rilevante cambiamento delle skill e delle competenze richieste sul mercato del lavoro. Come sottolineato dalla letteratura scientifica, diverranno sempre più importanti le cosiddette competenze trasversali (skill cognitive, sociali, ecc.) che affiancano le competenze tecniche. Al tempo stesso le competenze specifiche legate alle transizioni sopra citate diverranno sempre più pervasive e centrali: buona parte delle occupazioni del futuro saranno intensive di competenze digitali, green e dovranno avere maggiore attenzione alle tematiche demografiche.

Saranno sempre più richiesti i lavori qualificati. Si tratta, nello specifico, di attività di cui non è richiesto per forza il possesso di una laurea, quanto più di un titolo specialistico, in grado di attestare particolari competenze nei settori che saranno sempre più protagonisti nel futuro.

Lavoro e mercati occupazionali: cosa ci aspetta dopo la pandemia?

Nonostante il periodo di forte crisi, le prospettive per il futuro – una volta superata l’emergenza (qui il calendario delle riaperture in Italia) – sono per molti aspetti rincuoranti. Infatti, pare che il peggio sia passato.

Come sottolineato dall’ANPAL, dopo che l’emergenza ha raggiunto sua estrema gravità, è possibile che “esaurisca il suo effetto nel corso del 2021-2022”, così che “in seguito l’economia ritorni gradualmente sul percorso di crescita, grazie alla portata degli interventi pubblici che il Governo e le Istituzioni europee stanno mettendo e metteranno in campo”. Ricordiamo, tra tutti, i soldi in arrivo all’Italia grazie al PNRR (qui le stime). Questo sentiero di crescita potrebbe essere notevolmente influenzato dall’utilizzo pieno ed efficace degli ingenti fondi messi a disposizione dall’Europa. I fondi del Recovery Fund sono infatti risorse che possono favorire un cambiamento strutturale dell’economia italiana che si potrà posizionare lungo un sentiero di crescita maggiore.

Lo shock pandemico non ha solo una natura generale che impatta su tutti i settori, ma anche un forte connotato settoriale: alcuni settori (in particolare il turismo) sono stati colpiti in modo estremamente rilevante; altri (farmaceutica, informatica) hanno registrato invece un impatto positivo. Tuttavia, una volta esaurito l’effetto dello shock l’economia idealmente si sta riportando lungo il sentiero di crescita.

Boom di assunzioni: i settori dove la domanda sarà sempre maggiore

La previsione di crescita dello stock occupazionale per effetto dell’espansione economica tra il 2022 e il 2026, secondo il report ANPAL, è compresa tra 1,3 milioni e 1,7 milioni a seconda dello scenario considerato.

Il settore dove l’offerta di lavoro crescerà maggiormente sarà quello privato (da 1,3 a 1,4 punti percentuali in più), seguito dalle attività indipendenti (+ 1,0/1,4%) e pubblico (+0,3%). Nel dettaglio, l’expansion demand dei dipendenti dei settori privati potrà variare tra 945mila e 1,3 milioni nel quinquennio, mentre per i lavoratori autonomi si stima un aumento dello stock tra 305mila e 418mila occupati e per i dipendenti pubblici di circa 44mila unità.

Uno slancio particolare si registrerà nel settore:

  • costruzioni e infrastrutture (da 1,9 a 2,3 punti percentuali in più);
  • informativa e telecomunicazioni (da 1,8 a 2 punti percentuali in più);
  • finanza e consulenza (da 1,5 a 1,9 punti percentuali in più).

La filiera della formazione e della cultura – che invece comprende l’istruzione e i servizi culturali – è stata messa a dura prova dalla pandemia, e sarà oggetto di una quota rilevante di investimenti nel PNRR. Si prevede possa beneficiare di un incremento degli occupati che potrà variare tra l’1,3% e l’1,5% all’anno a seconda dello scenario. Questa crescita sarà associata a una profonda trasformazione dato
che le soluzioni implementate durante la pandemia (didattica a distanza, accessi virtuali ecc.) sono destinate a cambiare profondamente la modalità di erogazione dei servizi formativi e culturali.

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I lavori senza laurea più richiesti

Per quanto riguarda le caratteristiche del fabbisogno per professioni, si prevede che – soprattutto a partire dal 2022 – si avrà una ricomposizione dei flussi rispetto al passato. In particolare, il fabbisogno di professioni specializzate e tecniche, stimato intorno a 1,6-1,7 milioni di unità nel quinquennio, rappresenterà una quota elevata del totale, circa il 40%.

Le professioni ad elevata specializzazione tecniche hanno un peso che varia notevolmente a seconda che si tratti dei settori privati o del comparto pubblico: nel primo la quota si attesta intorno al 35%, mentre per la PA si arriva al 60% del fabbisogno di dipendenti pubblici. Inoltre, secondo le stime ANPAL, nei prossimi 5 anni ci sarà una richiesta di 400-450mila professioni non qualificate, con un peso in doppia cifra (poco più del 10%).

Una delle conseguenze della pandemia è proprio la dicotomia nell’andamento dei trend professionali: da una parte si assiste ad un aumento del fabbisogno di professioni high-skilled e low-skilled, e dall’altra a una diminuzione dei profili intermedi. L’innalzamento del peso dei profili senza alcuna qualifica professionale nasce proprio dallo sviluppo di alcuni settori e dalla crescita di alcune tipologie di prodotto/servizio che sono strettamente connesse alla nuova realtà economica che stiamo vivendo: si pensi, ad esempio, a tutte quelle figure legate allo spostamento della grande distribuzione e dell’acquisizione dei beni e servizi “a distanza” (corrieri e addetti alle consegne a domicilio) che si sono rese ancora più strategiche in questo periodo di distanziamento sociale.

Nello specifico, i raggruppamenti professionali sono stati individuati secondo un ordinamento decrescente del tasso di fabbisogno. Per cui i dati ANPAL suggeriscono che i lavori senza laurea più richiesti – tra il 2022 e il 2026 – saranno quelli legati allo svolgimento delle seguenti professioni:

  • Tecnici dei rapporti con i mercati
  • Tecnici della salute e nelle scienze della vita
  • Tecnici della distribuzione commerciale
  • Tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni.

Spostandoci dall’ambito specialistico/tecnico a quello manifatturiero, invece, uno slancio particolare si registrerà nel periodo 2022 – 2026 per artigiani e operai impiegati come:

  • Conduttori di macchine movimento terra, sollevamento e maneggio dei materiali
  • Artigiani ed operai specializzati dell’artigianato artistico e dello spettacolo
  • Artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nel mantenimento di strutture edili
  • Artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni
  • Artigiani e operai specializzati dell’industria estrattiva e nella manutenzione degli edifici
  • Operai addetti all’assemblaggio di prodotti industriali
  • Artigiani e operai specializz. di installazione e manut. attrezz. elettriche
  • Attrezzisti, operai e artigiani del trattamento del legno e assimilati
  • Meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili.

Poi ancora:

  • Conduttori di veicoli a motore e su rotaie e di macchine agricole
  • Operai agricoli specializzati
  • Fabbri ferrai, costruttori di utensili e assimilati
  • Operai dei metalli, dei rivestimenti metallici e delle materie plastiche
  • Artigiani e operai specializzati del tessile e dell’abbigliamento
  • Artigiani e operai specializzati nella lavor. del cuoio, delle pelli e delle calzature
  • Fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metall. e professioni simili
  • Operai di macchinari fissi in agricoltura e nella prima trasformazione dei prodotti agricoli.

E per finire:

  • Artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari
  • Artigiani e operai specializzati della stampa e della meccanica di precisione su metalli
  • Operai del legno, della carta e del tessile
  • Conduttori di impianti industriali.

Le professioni più dinamiche tra gli operai specializzati sono i conduttori di macchine movimento terra, sollevamento e maneggio dei materiali, con un tasso di fabbisogno tra il 4,7% e il 5,4%, richiesti soprattutto dalla filiera delle costruzioni e infrastrutture, per cui è prevista una forte crescita nei prossimi anni. Emerge prepotentemente il ruolo di questa filiera anche nel fabbisogno di 230- 240mila figure tra artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nel mantenimento di strutture edili (4,2-4,6%), addetti alle rifiniture delle costruzioni (3,9-4,2%) e addetti dell’industria estrattiva e nella manutenzione degli edifici (3,6-3,8%).

Si stima anche una ripresa del settore della logistica e distribuzione, che incide sul fabbisogno dei conduttori di veicoli, stimato in circa 100mila unità nel quinquennio. Infine, la positiva performance degli artigiani ed operai specializzati dell’artigianato artistico e dello spettacolo (4,3-5,0%), è spinta dalla ripresa prevista per i settori che maggiormente hanno subito le conseguenze della pandemia, il made in Italy e la cultura.