Lavoro autonomo in crisi, crolla il reddito dei giovani: picco dei guadagni solo tra i 55-64 anni

Il rapporto Confprofessioni descrive un ricambio in affanno: tra i liberi professionisti gli under 34 sono ormai appena il 16% degli attivi

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Oggi i giovani che scelgono di lavorare come autonomi o di intraprendere la libera professione si trovano ad affrontare un percorso molto più lungo e complesso rispetto alle generazioni precedenti. I redditi iniziali sono più bassi, i tempi di crescita più lenti e il divario economico sempre più marcato rispetto ai professionisti senior.

Questo è quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, che fa luce su un sistema in cui il momento di massimo guadagno viene continuamente rinviato.

Chi sono i liberi professionisti più penalizzati

Negli ultimi cinquant’anni il progressivo calo della natalità e il costante invecchiamento della popolazione hanno modificato gli equilibri demografici in Italia, con effetti inevitabili anche sul mercato del lavoro. In particolare, mentre il lavoro dipendente continua a mantenere una distribuzione anagrafica relativamente equilibrata, il lavoro autonomo presenta invece una concentrazione sempre maggiore di professionisti nelle classi di età più avanzate, con un ingresso delle nuove generazioni sempre più lento e difficoltoso.

Secondo i dati pubblicati a luglio 2026, nel 2025:

  • gli under 34 hanno rappresentato circa il 24% dei lavoratori dipendenti;
  • tra i liberi professionisti la quota scende al 16% (la metà rispetto alle generazioni più mature);
  • i lavoratori tra i 55 e i 64 anni costituiscono invece il 24% dei professionisti e arrivano quasi al 28% tra gli altri lavoratori indipendenti.

Il problema del ricambio generazionale

Per quanto riguarda l’indice di ricambio della popolazione attiva, cioè il rapporto tra le persone prossime alla pensione (60-64 anni) e quelle che dovrebbero entrare nel mercato del lavoro (15-19 anni):

  • nel 1976 questo indice era pari al 71,9%, segnalando una situazione favorevole: i giovani erano numericamente superiori rispetto a chi usciva dal mercato del lavoro;
  • oggi, nel 2026, l’indice raggiunge il 156%, con le uscite che hanno superato ampiamente le nuove entrate.

Il sistema produttivo italiano deve quindi fare i conti con un ricambio sempre più debole, aggravato dalla crisi demografica. Secondo Confprofessioni, questo fenomeno rappresenta una delle principali criticità per il futuro delle professioni, perché rischia di compromettere la trasmissione delle competenze e la capacità di innovazione dell’intero settore.

Redditi a confronto

L’Osservatorio ha analizzato anche l’evoluzione del divario reddituale generazionale, confrontando il reddito dei lavoratori tra i 25 e i 34 anni con quello percepito dalla fascia tra i 55 e i 64 anni.

Quello che è emerso è un progressivo impoverimento relativo delle nuove generazioni. Infatti:

  • nel 1987 il reddito dei giovani equivaleva al 91% di quello degli over 55;
  • nel 2022 il rapporto è precipitato al 69%.

Secondo gli esperti, le cause sono molteplici:

  • l’ingresso nel mercato del lavoro avviene più tardi;
  • i percorsi professionali richiedono investimenti iniziali sempre più elevati;
  • la costruzione di una clientela stabile richiede tempi molto più lunghi rispetto al passato.

Tutto questo comporta una maggiore difficoltà ad accumulare reddito e patrimonio durante le prime fasi della carriera.

Questo ha portato a una situazione in cui, mentre alla fine degli anni Ottanta i giovani guadagnavano il 20% in più dei 55-64enni, oggi lo scenario si è ribaltato. I giovani autonomi percepiscono redditi inferiori del 16% rispetto ai professionisti più anziani.

Il massimo dei guadagni arriva sempre più tardi

Ad essere diversa oggi è anche l’evoluzione del ciclo dei redditi. In passato, infatti, il reddito cresceva progressivamente durante la carriera, raggiungeva il proprio massimo nella fascia centrale della vita lavorativa e successivamente diminuiva gradualmente.

Questa struttura esiste ancora, ma ha cambiato forma. La parte iniziale della curva si è abbassata, segnalando redditi inferiori per i giovani rispetto al passato, mentre il vertice della distribuzione si è spostato in avanti:

  • nel 1987 il picco reddituale si raggiungeva tra i 45 e i 54 anni;
  • nel 2022 il livello massimo dei guadagni viene raggiunto soltanto tra i 55 e i 64 anni.

Servono, cioè, molti più anni per arrivare alla piena maturità economica, anche considerando che adesso la fase finale della carriera risulta più stabile rispetto al passato, grazie al progressivo innalzamento dell’età pensionabile e alla permanenza più lunga nel mercato del lavoro.