Berlino si mette di traverso: no all’OPS di Unicredit su Commerzbank

Il governo tedesco boccia l'OPS di UniCredit per l'assenza di un premio adeguato, mentre lo scontro si sposta sulla vigilanza BaFin e sulla procura di Francoforte

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Redazione

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Berlino ha respinto l’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da UniCredit su Commerzbank, dopo che la banca tedesca aveva più volte lamentato l’inadeguatezza della proposta. Il governo federale infatti ha annunciato oggi una sonora bocciatura dell’offerta presentata dall’Istituto guidato da Andrea Orcel, mettendosi nuovamente di traverso rispetto all’unificazione del settore bancario, ed ha ribadito il sostegno all’indipendenza dell’istituto tedesco, in considerazione del suo ruolo importante per l’economia nazionale. Nonostante questi sviluppi, il titolo Unicredit continua a correre e segna in Borsa un rialzo del 3,58%.

La risposta del governo tedesco

L’Agenzia federale delle finanze, che gestisce la quota statale superiore al 12% della banca, ha spiegato che accettare l’offerta non rappresentava un’opzione dal punto di vista finanziario, poiché non include un premio adeguato. Secondo la ricostruzione di Bloomberg, l’operazione viene valutata attorno ai 39 miliardi di euro.

La posizione dell’esecutivo si inserisce in una linea già consolidata. In qualità di secondo azionista, lo Stato tedesco si è nuovamente opposto all’acquisizione della seconda banca privata del Paese da parte di UniCredit, confermando l’adesione alla strategia di indipendenza di Commerzbank e respingendo l’approccio “aggressivo” del gruppo italiano. Nella nota viene sottolineato il ruolo dell’istituto nel finanziamento dell’economia e delle medie imprese tedesche, il cosiddetto Mittelstand.

L’OPS di Unicredit

Sul piano tecnico, UniCredit ha pubblicato il documento d’offerta il 5 maggio 2026, proponendo 0,485 nuove azioni proprie per ciascuna azione Commerzbank, con un periodo di accettazione esteso atteso in chiusura il 3 luglio 2026. Il periodo di accettazione ordinario era invece fissato al 16 giugno 2026. 

Quanto alle adesioni, al 12 giugno erano state portate in adesione azioni pari a circa l’11,86% del capitale, portando la quota diretta in azioni del gruppo di Piazza Gae Aulenti al 38,63% dell’istituto tedesco. Includendo gli strumenti derivati, l’esposizione complessiva di UniCredit ha superato il 54% del capitale di Commerzbank.

L’intervento dell’autorità di vigilanza

Lo scontro si è tuttavia spostato sul terreno regolamentare. UniCredit ha chiesto alla BaFin di indagare su alcune dichiarazioni di Commerzbank che a suo avviso avrebbero minato l’offerta, dopo che la banca tedesca aveva compiuto in precedenza un passo analogo. Parallelamente, la procura di Francoforte ha avviato un’indagine preliminare su possibili manipolazioni di mercato nel contesto dell’OPS. Dal canto suo, Commerzbank sostiene che finora non sia stata individuata alcuna accettazione da parte di investitori istituzionali, mentre le adesioni di investitori privati corrisponderebbero a una quota pari a circa lo 0,05%.

UE favorevole a mercato Unico

Sul fronte istituzionale, il dossier ha alimentato un confronto europeo. Il vicepresidente della BCE Luis de Guindos ha raccomandato di considerare l’area euro come un’unica giurisdizione, sottolineando come il sistema bancario tedesco, molto frammentato, necessiti di un processo di modernizzazione. Tra gli analisti, Ignazio Angeloni, ex supervisore BCE oggi alla Bocconi, ha osservato che l’Eurotower ha rimosso un argomento potente che la Germania avrebbe potuto usare contro l’acquisizione, mentre il professor Tobias Troeger della Goethe University ha avvertito che l’Eurozona, con un’unione bancaria ancora incompleta, non è attrezzata per gestire una crisi delle dimensioni di UniCredit/Commerzbank.