Guerra del vino, truffa all’Ue? Maxi sequestro a Veronafiere

Due delle realtà più importanti del mondo del vino risultano indagate per una possibile truffa milionaria ai danni dell'Unione Europea

Una vera e propria tempesta giudiziaria è pronta ad abbattersi sul mondo delle cantine italiane, tra le più rinomate realtà del settore del vino. Unione Italiana Vini servizi società cooperativa (Uiv)e Veronafiere spa, che ogni anno ospita il Vinitaly, sono infatti finite al centro della bufera al termine dell’operazione “In vino veritas” condotta dalle Fiamma Gialle in cui le due associazioni risultano indagate per ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti dell’Ue.

Guerra del vino, l’inchiesta

L’operazione che vede coinvolte, secondo le indagini, Uiv e Veronafiere è partita nel 2018 quando la prima ha partecipato al bando europeo Native Grapes Academy–Nga per promuovere il vino italiano. L’obiettivo del bando era quello, appunto, di utilizzare i fondi stanziati da Bruxelles per far conoscere il prodotto in giro per il mondo, ma sembra che dall’inchiesta sia emerso un quadro ben diverso. Accanto all’associazione, che riunisce cantine storiche come Frescobaldi, Zonin, Sartor, si è schierata anche Zante Coop che ha permesso di partecipare in quanto se avessero aderito due o più paesi membri sarebbe stato possibile ricevere i fondi Ue.

A promuovere il vino italiano e greco, con tour e degustazioni anche in Nord America e in altri continenti, ci avrebbe dovuto pensare Veronafiere che era stata inserita in qualità di Implementing body, ovvero organo di attuazione del progetto Nga per l’intero ammontare di oltre 5 milioni di euro. Ma secondo i pm sarebbe stata commessa una frode all’Unione Europea per l’ottenimento di un finanziamento pari a 5 milioni e 61.358 euro, di cui oltre due milioni già erogati e posti sotto sequestro nell’operazione portata a termine dalla Guardia di Finanza all’alba di venerdì 16 settembre 2022. I due milioni, nello specifico, sono stati erogati dall’Agenzia europea Chafea e incassati da Uiv, in qualità di beneficiario-coordinator del progetto, in due tranche tra il 2018 e il 2020.

“In vino veritas”, chi sono gli indagati

Secondo quanto riferito dalle Fiamme Gialle a finire nel registro degli indagati sono Uiv, Veronafiere spa, oltre che a Paolo Castelletti, amministratore delegato di Uiv, Alessio Aiani, direttore finanziario di Uiv e Pietro Versace, consulente sia di Uiv sia di Veronafiere spa. Secondo l’inchiesta, gli indagati avrebbero indotto in errore la Chafea “circa l’esistenza di un conflitto di interessi tra Uiv e Veronafiere spa e circa l’effettiva destinazione dei fondi, utilizzando gli artifizi e raggiri relativi al rapporto tra Uiv e Veronafiere spa”. Gli accusati avrebbero indicato Veronafiere spa come Implementing body in maniera irregolare.

Stando alle ipotesi investigative, alla base del sistema fraudolento ci sarebbe la pre-individuazione della società che avrebbe svolto il ruolo di implementing body che si sarebbe poi agevolmente aggiudicata la successiva procedura di selezione. Le due società avrebbero anche stipulato un contratto di servizi denominato “Accordo quadro”, apparentemente indipendente dal progetto che però, secondo i pm, era destinato a dissimulare la retrocessione al coordinator del progetto, di un importo pari al 35% del costo ammissibile. L’Agenzia dell’Ue sarebbe quindi stata indotta all’errore sull’esistenza di un nesso strutturale e di un conflitto di interessi tra le parti, nonché sulla reale destinazione dei fondi.

Veronafiere, tramite un comunicato, ha fatto sapere “di non essere destinataria di alcun sequestro e che nessun dirigente o dipendente di Veronafiere è sottoposto ad indagini”. L’organizzazione dunque “confida nell’operato della magistratura e nell’accertamento della propria estraneità a eventuali illeciti nei confronti dell’Ue”. Stessa speranza anche da parte di Uiv che si augura “un rapido chiarimento ed esprime fiducia nella magistratura e nell’operato del management coinvolto”.