Naspi sospesa senza il reddito presunto, come e quando comunicarlo per non perderla

La comunicazione all’Inps è obbligatoria anche con reddito zero: chi deve inviarla, come farlo e quando scatta la sospensione

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Per chi prende o deve prendere la Naspi, l’indennità di disoccupazione, rischia la sospensione in assenza di una comunicazione fondamentale. Si tratta del reddito presunto, che deve essere comunicato all’Inps entro il 31 gennaio 2026. Si tratta di un passaggio obbligatorio che, se ignorato, si traduce nello stop immediato ai pagamenti e, in alcuni casi, nella decadenza dell’indennità di disoccupazione.

Mancare l’appuntamento entro il 31 gennaio potrebbe quindi mettere in difficoltà migliaia di famiglie che si sostengono totalmente o in parte con l’indennità di disoccupazione. Per evitare la sospensione o la cancellazione della Naspi, è necessario inviare la comunicazione dei redditi, anche se pari a zero, entro la scadenza.

Comunicazione reddito presunto: scadenza 31 gennaio

Entro il 31 gennaio va comunicato all’Inps il reddito presunto per il 2026. Se durante il 2025 si è svolta attività lavorativa, di qualsiasi natura, che ha comportato redditi sopra i limiti indicati, entro il 31 gennaio l’Inps richiede tassativamente la comunicazione del reddito presunto per l’anno in corso.

L’obbligo vale anche nel caso in cui il reddito sia presumibilmente pari a zero. Quindi la comunicazione resta obbligatoria in tutti gli scenari, pena la decadenza o la sospensione della Naspi.

Attenzione: anche gli iscritti alla gestione separata sono tenuti alla dichiarazione del reddito presunto, anche se pari a zero, pur in assenza di svolgimento di attività di lavoro.

Chi deve comunicare il reddito presunto?

Il reddito presunto deve essere comunicato non soltanto da chi percepisce l’indennità di disoccupazione. La platea è ampia e la scadenza è sempre la stessa: entro il 31 gennaio di ogni anno.

L’obbligo riguarda:

  • chi svolge attività di lavoro autonomo;
  • i titolari di partita IVA;
  • gli iscritti alla gestione separata;
  • artigiani e commercianti;
  • chi ricopre cariche societarie come amministratore o revisore;
  • chi mantiene un’attività compatibile con la Naspi.

Come si comunica il reddito presunto?

I beneficiari della Naspi in genere ricevono una comunicazione da parte dell’Istituto che ricorda loro di comunicare il reddito presunto entro la scadenza. La dichiarazione avviene attraverso il modello Naspi-Com, disponibile nell’area di servizio Naspi: indennità mensili di disoccupazione, oppure tramite i patronati.

Comunque l’Inps contatta, tramite canali come email, SMS, telefono, PEC o lettere cartacee, tutti gli utenti per ricordare tale comunicazione. Inoltre, attraverso l‘area riservata MyInps, si possono verificare le comunicazioni interne tra Inps e utente.

Si può lavorare con la Naspi?

Anche se si percepisce l’indennità di disoccupazione, si possono svolgere attività lavorative di natura occasionale, ovvero il cosiddetto lavoro accessorio, ma solo in caso di lavori sporadici e saltuari. Inoltre esiste un limite di compensi complessivi, pari a 5.000 euro annui, da non superare per poter continuare a ricevere la Naspi.

Quindi, nel caso in cui i compensi non superino il limite, il beneficiario della Naspi non deve comunicare all’Inps il compenso derivante dall’attività; se lo supera, invece, lo deve comunicare.

L’indennità di disoccupazione viene sospesa in caso di rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi e decade se si iniziano attività di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi o a tempo indeterminato senza comunicare all’Inps il reddito presunto che ne deriva entro un mese dall’inizio del nuovo rapporto di lavoro.