Che fine faranno i navigator? Il piano di Draghi

Le figure specializzate che avevano il compito di accompagnare i percettori del Reddito di cittadinanza e selezionare le offerte di lavoro non hanno prodotto i risultati sperati

Chi ricorda i navigator collegati al Reddito di cittadinanza? Cosa hanno fatto sino ad oggi? Domande che ricorrono spesso e restano perlopiù senza risposta.

Quel che è certo è che i navigator, ovvero quelle figure specializzate che avevano il compito di accompagnare i percettori del Reddito di cittadinanza e selezionare le offerte di lavoro per favorire un rientro sul mercato, non hanno prodotto i risultati sperati ed appaiono oggi come una figura ridondante rispetto ai Centri per l’impiego. Ecco perché il Premier Draghi vorrebbe eliminarli, ricollocandoli altrove. Vediamo come:

Il Piano

L’idea di Draghi sarebbe quella di eliminare queste figure nate con il RdC – sono circa 2.500 in tutta Italia – e farle assorbire nell’ambito di un vasto piano di riorganizzazione dei Centri per l’impiego, che non hanno mai funzionato come dovevano.

Il piano è quello di potenziare queste strutture, per farle funzionare a dovere, assumendo 12mila addetti rispetto agli 8-9mila attuali, un enorme gap rispetto alla Germania che ne vanta ben 100mila. Fra le nuove leve ci sarebbero appunto i navigator, magari assunti per concorso ed inseriti nella nuova organizzazione.

Tutto sotto il coordinamento di una struttura che già esiste, l’Anpal, Agenzia per le politiche attive del lavoro, che dovrà rafforzare la supervisione sui Centri per l’impiego e intervenire in caso di malfuzionamento (soprattutto al Sud).

Per ora una proroga

Il problema del futuro dei navigator si era già posto a marzo, poiché il loro contratto sarebbe scaduto il 30 aprile. Ma in piena pandemia, con mille problemi da risolvere ed una politica economica da reimpostare, la scelta è stata quella di prendere tempo, prorogando i contratti sino a fine anno. Ciò è avvenuto con il decreto Sostegni, firmato da Draghi.

Chi sono i navigator e cosa hanno fatto sinora

Queste figure che dovevano facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro a chi lo aveva perso sono giovani, perlopiù 35enni, laureati in materia giuridica. Il loro compito era quello di selezionare le offerte e proporle, lavorando in affiancamento agli impiegati dei Centri per l’impiego, ma le resistenze sono state molte, anche da parte delle aziende che si sono sottratte al censimento dei posti liberi.

Quindi sembra che i navigator abbiano funzionato davvero poco. Non per loro colpa, quanto piuttosto per un sistema che non funzionava a dovere e non inquadrava queste figure nell’ambito di una organizzazione che già esisteva, i centri per l’impiego.

Servono politiche attive vere

I riflettori tornano dunque sulle politiche attive del lavoro, un pallino del Premier Mario Draghi e del Ministro del Lavoro Andrea Orlando. Se ne parla ad ogni occasione ed una riforma non è più rinviabile, soprattutto alla luce della prossima scadenza del blocco dei licenziamenti.

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