Eric Joselzon, CEO di Conforama: “La casa è lo specchio della nostra società”

Design sostenibile, Made In Italy e futuro dell'arredamento: una chiacchierata a tutto campo con Eric Joselzon, CEO di Conforama.

Mai come in questo momento di cambiamenti, le nostre case diventano luoghi dedicati a nuove esigenze lavorative e sociali. L’offerta di Conforama si propone come un alleato vincente per creare ambienti accoglienti e funzionali, a partire dalla progettazione degli spazi comuni fino a quelli dedicati al relax personale.

Partendo proprio dal concetto di accessibilità e professionalità e con un’attenzione particolare all’ambiente e al design made in Italy, Conforama Italia ha appena lanciato una nuova campagna di comunicazione che si pone come obiettivo quello di far diventare il marchio un punto di riferimento anche per le nuove generazioni, in particolar modo per la Gen Z, che sempre di più ha voglia di non omologarsi, di personalizzare i propri ambienti e crearsi un’identità propria.

Eric Joselzon ricopre la carica di Amministratore Delegato di Conforama da gennaio 2020. QuiFinanza lo ha intervistato per capire la direzione che sta prendendo l’azienda, dalla sostenibilità al “Made in Italy”.

È un periodo di grandi movimenti in Conforama, primo fra tutti la strategia di rebranding che state mettendo a punto: come avete e come state tuttora lavorando per riposizionare il brand?
Due anni fa abbiamo iniziato a definire questa nuova strategia, lavorando sul DNA dell’azienda e ora ci stiamo concentrando molto sul prodotto e sulla filiera. Stiamo costruendo un gruppo di fornitori capaci di seguirci in questa direzione, e fortunatamente in Italia ne stiamo trovando molti. Contemporaneamente stiamo lavorando sugli aspetti legati al design e al prodotto, portando dentro l’azienda la dimensione del gusto e dello stile. Stiamo anche lavorando sui punti vendita, per presentare i nostri prodotti in una maniera il più possibile coerente al contesto.

Un altro perno su cui Conforama vuole puntare è il Made in Italy, un brand abbastanza semplice da comunicare all’estero, ma un po’ meno in Italia.
È vero, il cliente italiano è mediamente più esigente. Ma proprio per questo motivo è più sensibile ai temi dell’artigianalità, della vicinanza e del gusto: credo siano questi gli argomenti sui quali puntare e investire.

Parliamo ora di arredamento green e sostenibile: secondo lei, a che punto siamo in Italia?
Il mio atteggiamento su questo è molto razionale e non voglio lanciarmi in proclami.  Per fare delle attività sostenibili, non puoi essere da solo: devi avere una filiera e un sistema Paese attorno a te. Noi siamo orientati alla praticità: troviamo un prodotto che funziona e ci lavoriamo nel miglior modo possibile. Per esempio, di recente abbiamo un fornitore che ricicla il PET per produrre il tessile casa e lo abbiamo coinvolto. Bisogna inoltre notare come il processo di produzione in Italia sia già un processo sostenibile, anche per quanto riguarda il trasporto. La nostra produzione è principalmente in Veneto, Marche e Puglia.

Secondo lei, quali sono le sfide dell’arredamento da qui ai prossimi cinque anni?
È evidente ormai che il nostro mondo è la casa, all’interno della quale trascorriamo il 60% del nostro tempo. La casa è sempre stata un contenitore che riflette la società di quell’epoca. Ecco perché la risposta a questa domanda sarà strettamente legata a come evolverà la società nei prossimi cinque anni e – pur non avendo la sfera di cristallo – credo che ci dovremo necessariamente adattare e tener conto di questo parametro. Durante la pandemia abbiamo notato che le persone hanno vissuto di più gli spazi domestici, sono nati bisogni legati allo smart working e la necessità di lasciare le grandi città a favore di spazi più grandi e isolati. Questo ovviamente ci deve guidare, dare una direzione. Ecco perché ho l’impressione che siamo solo all’inizio di cambiamenti sociali importanti, che si rifletteranno in parte anche sulla casa e su come la viviamo quotidianamente.

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