Twitter rischia la bancarotta? Il triste presagio di Musk

Prime settimane in salita al timone di Twitter per Musk, tra critiche per i licenziamenti e i conti in rosso che fanno preoccupare il 51enne

Lo scorso 28 ottobre, grazie all’ingente investimento di oltre 44 miliardi, Elon Musk è diventato il capo supremo di Twitter. Dopo mesi di tira e molla col proprietario e fondatore Jack Dorsey, alla fine il Ceo di Tesla ha deciso di finalizzare l’accordo avviato nell’aprile 2022 che lo aveva portato a diventare azionista di maggioranza nella società che controllava il social. Ma ora che la piattaforma è nelle sue mani l’imprenditore sudafricano naturalizzato americano ha dato il via a una rivoluzione che, a detta di tutti, potrebbe portare a un futuro “nero” per Twitter.

Dai licenziamenti alle spunte blu, passando per la fuga di tanti utenti verso il social Mastodon (qui vi abbiamo spiegato cos’è), quello che si prospetta per Twitter è un periodo complicato che, se non arriva la svolta, potrebbe portare a una crisi senza precedenti.

Il presagio di Musk su Twitter

Ad avvertire tutti è stato, in primis, il neo proprietario Elon Musk che in una delle tante lettere ai dipendenti non ha nascosto le proprie preoccupazioni per il futuro del social. Il 51enne di Pretoria, infatti, dopo aver analizzato le carte e i bilanci della piattaforma appena acquistata e passata in possesso di X Holdings, si è detto in apprensione per quello che sarà di Twitter, con parole che sanno di cattivo presagio per il social dei cinguettii.

Su Twitter, infatti, nelle ultime ore aleggia uno spettro che non può essere sottovalutato e che ha smosso il mercato. Nel corso di un incontro con i dipendenti, Musk ha avvertito che “senza significativi ricavi da abbonamento, c’è una buona possibilità che non sopravviva al rallentamento economico”. Tradotto: Twitter rischia la bancarotta. Parole che fanno il paio con quelle rilasciate in occasione dei licenziamenti di massa degli scorsi giorni in cui Musk ha spiegato la mossa come triste e senza scelta “quando un’azienda perde oltre 4 milioni di dollari al giorno

La politica delle spunte blu fallimentare

Nelle parole di Musk va però sottolineato un passaggio fondamentale che, guardando ai primi giorni twitteriani del Ceo di Tesla, spiegano un po’ la politica che verrà adottata per la piattaforma. “Ricavi da abbonamento“, infatti, è stata la frase sottolineata dall’imprenditore americano per cercare di uscire dalla crisi, ovvero sfruttare quel “Twitter Blue” pensato per far ottenere il verificato a quanto più utenti possibili. Si tratta del servizio in abbonamento, a 8 dollari al mese, che Musk ha voluto introdurre già dalle prime ore dal suo arrivo alla guida del social, con l’obiettivo di invogliare gli utenti a pagare per “proteggere” la propria identità.

Strumento utile per sapere se un determinato account appartiene o meno a un personaggio di spicco, cercando di evitare quindi profili fake di star del mondo dello spettacolo, dello sport o della politica, le spunte blu sono un sistema inserito nel social nel 2009 e 13 anni dopo Musk ha cercato di cavalcarne l’onda per mettere una pezza alle perdite del passato. Nonostante il potere dell’autenticità, però, l’introduzione del nuovo sistema su Twitter sono spuntati diversi account falsi che pagando gli 8 dollari di abbonamento hanno avuto modo di accedere all’esclusivo account verificato. La mossa della spunta blu a pagamento, con “Twitter Blue” che negli States si occuperà di elargire il verificato a tutti coloro che pagheranno 8 dollari al mese, è stata quindi dichiarata fallimentare, col servizio che è stato messo in standby in attesa di aggiornamenti che possano essere d’aiuto per aggirare i problemi visti in questo “primo” lancio”.